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Senza mangiare per protesta contro i rumori, ma il Comune lo ignora. Silvio: “Lo sciopero della fame continuerà” – VIDEO

Silvio Iammarino ha concluso il primo ciclo di digiuno e ha ripreso ad alimentarsi con latte e qualche biscotto. Nonostante il clamore destato dalla vicenda, dall’Amministrazione comunale non è arrivato alcun contatto. Se le sue richieste resteranno senza risposta, tra una settimana comincerà una nuova astensione dal cibo, questa volta di cinque giorni.

 

Tre giorni senza mangiare, poi un po’ di latte e qualche biscotto spappolato per riprendere gradualmente ad alimentarsi. Silvio Iammarino ha concluso il primo ciclo dello sciopero della fame cominciato venerdì 18 settembre contro l’inquinamento acustico a Termoli. Ma dal Comune, racconta, non è arrivata neppure una telefonata.

Nessun contatto da parte del sindaco, degli assessori o dei vertici della Polizia locale. Nessuna risposta – per ora – alle tre richieste formulate prima dell’inizio della protesta. La storia è stata raccontata da Primonumero e ripresa anche dalla Tgr Rai Molise, portando all’attenzione pubblica un problema molto sentito e condiviso: la presenza, nelle strade cittadine, di auto elaborate, motociclette con scarichi modificati e veicoli che producono rumori molto superiori alla normale circolazione.

Il silenzio dell’Amministrazione, almeno fino a questo momento, non ha però chiuso la protesta. Il digiuno pensato da Iammarino è cadenzato e diventerà progressivamente più lungo. Dopo questi primi tre giorni mangerà per una settimana. Se nel frattempo il Comune non accoglierà le condizioni poste, comincerà un nuovo ciclo di cinque giorni senza cibo. Seguiranno altri sette giorni di alimentazione e, successivamente, sette giorni di digiuno. Ogni volta l’astensione aumenterà di due giorni.

“Ho concluso il terzo giorno di digiuno e poco fa ho mangiato del latte con qualche biscotto spappolato”, racconta nel video registrato al termine della prima fase. Le sue parole, però, non contengono alcuna esaltazione del gesto. Al contrario, Silvio insiste sulla durezza e sui rischi di una scelta che invita gli altri a non imitare.

“Quello che faccio è una cosa molto brutta. Gli altri non devono farlo, se hanno a disposizione gli strumenti ordinari o altre possibilità per difendersi. È una cosa molto brutta per le conseguenze che ha sul mio corpo e per i rischi che comporta, ma anche e soprattutto per l’apprensione estrema e la paura che causa nelle persone che mi sono vicine”.

 

Iammarino convive con ADHD, acufene e una forte ipersensibilità ai rumori. Come aveva spiegato nella precedente intervista, il passaggio ravvicinato di una motocicletta particolarmente rumorosa o l’esplosione improvvisa di botti possono provocargli dolore, stordimento, cefalea e un aggravamento dell’acufene che può durare anche diversi giorni. Una condizione che ha progressivamente limitato la sua possibilità di uscire, spostarsi in bicicletta, studiare, lavorare e mantenere una normale vita di relazione.

È per questo che non considera la sua protesta una battaglia contro un semplice fastidio. “L’inquinamento acustico peggiora la qualità della vita di tutti, interrompe l’attenzione e, durante la notte, disturba il sonno e provoca stress. Ma rende la vita difficilissima, qualche volta impossibile, alle persone che convivono con determinate patologie”.

Silvio cita chi ha problemi uditivi, chi convive con l’ADHD e le persone nello spettro autistico. “Sono categorie che dovrebbero essere aiutate a inserirsi nella società. Invece vengono danneggiate ogni giorno da impulsi esterni diventati sempre più violenti e vengono spinte verso il ritiro sociale, fino quasi a scomparire”.

Non è la prima volta che ricorre al digiuno. La precedente protesta si era svolta dal primo al 3 giugno ed era stata interrotta dopo un’e-mail dell’assessore comunale Enrico Miele. In quel messaggio, ricorda Iammarino, veniva assicurata un’attività di controllo “sistematica e capillare”.

“Subito dopo ci fu pochissimo miglioramento. Poi, per circa tre settimane nel mese di luglio, la situazione cambiò davvero. Successivamente, però, tutto è tornato gradualmente come prima e, secondo me, anche peggio di prima”.

Proprio quell’esperienza ha convinto Iammarino a non interrompere questa volta la protesta davanti a un impegno generico. Le condizioni poste al Comune sono tre e, sostiene, possono essere accolte senza interventi straordinari.

La prima è l’adozione di un atto formale di indirizzo, attraverso una delibera di Giunta o una direttiva del sindaco, con il quale chiedere alla Polizia locale di predisporre un piano operativo contro la rumorosità eccessiva dei veicoli. La seconda è una campagna di comunicazione sui canali istituzionali per riconoscere pubblicamente l’inquinamento acustico come un problema ambientale e sanitario. La terza è un’attività costante di controllo sulle strade, anche insieme alle altre forze dell’ordine.

“Non deve essere qualcosa di occasionale, come è accaduto l’altra volta, ma un’attività seria e idonea a contrastare questa forma di inquinamento in maniera permanente”, ribadisce. “L’inquinamento acustico deve essere considerato, anche nella coscienza sociale, alla stessa stregua dell’inquinamento atmosferico e di quello dell’acqua”.

Silvio sostiene di essere arrivato allo sciopero della fame dopo aver sperimentato l’inefficacia degli strumenti ordinari, a partire dagli esposti presentati in precedenza. “Ho dovuto farlo perché i presidi normali si sono dimostrati inadatti e inefficaci in un contesto nel quale le regole vengono abitualmente disapplicate. Nel mio caso, per difendere la salute, la libertà e la vita, non ho trovato altre strade”.

Ora ricomincia a mangiare, ma soltanto per la pausa già prevista. Il conto alla rovescia verso il secondo ciclo è iniziato. Se dal Comune continueranno a non arrivare risposte, il prossimo digiuno durerà cinque giorni.