Petacciato isolata senza ponte: “Se ci fosse Termoli al posto nostro, avremmo già la bretella”
Il sindaco Antonio Di Pardo denuncia i danni subiti dal paese e dalle attività della Statale 16: nessun ristoro e viabilità alternativa sempre più difficile. “Non mi interessa chi si prenderà il merito della bretella A14-SS16, basta che venga realizzata”
“Se al posto di Petacciato ci fosse stata Termoli, probabilmente a quest’ora la bretella sarebbe già stata fatta”. Con queste parole il sindaco di Petacciato Antonio Di Pardo denuncia quello che considera l’abbandono della sua comunità, nonostante sia il paese che sta pagando il prezzo più alto dopo il crollo del ponte sul Trigno. A oltre cinque mesi dal cedimento del viadotto della Statale 16, il primo cittadino torna a chiedere risposte concrete, a cominciare dalla realizzazione della bretella tra l’A14 e la Statale 16.
Di Pardo sottolinea che oggi Petacciato è rimasta tagliata fuori. Chi deve raggiungere San Salvo o Vasto è costretto a percorrere un lungo itinerario attraverso la Statale 157 e la Provinciale 55, con tempi molto maggiori rispetto al passato. Non si tratta soltanto di disagi, ma anche della pericolosità di strade strette, ricche di curve e non progettate per sostenere un volume di traffico tanto elevato. Una situazione denunciata anche dal comitato “Ridateci il ponte“, promotore di una petizione che ha raccolto migliaia di firme.
Una condizione destinata a diventare ancora più problematica con l’arrivo dell’inverno. Pioggia, fango, detriti e il possibile peggioramento del fondo stradale potrebbero mettere ulteriormente sotto pressione soprattutto la Provinciale 55, già oggi in condizioni non ottimali. “In prossimità dell’inverno diventa un problema serio – sottolinea Di Pardo –. Non è una strada capace di sostenere un traffico così elevato, anche per la presenza di curve e carreggiate strette”. Un disagio che il primo cittadino dice di conoscere personalmente, perché percorre la viabilità alternativa anche una o due volte al giorno per raggiungere San Salvo. “Posso dire che è una tragedia“.
Il crollo del ponte ha modificato anche le abitudini quotidiane dei residenti. Prima del 2 aprile per i petacciatesi raggiungere San Salvo significava impiegare pochi minuti; oggi molti evitano il viaggio se non è strettamente necessario. Sono diminuiti gli spostamenti verso San Salvo e Vasto, anche per fare acquisti, utilizzare servizi o frequentare i centri commerciali e le altre attività dell’area.
Ma le conseguenze più pesanti si registrano lungo la Statale 16, a Petacciato Marina e nelle zone vicine al ponte, dove il passaggio dei veicoli si è drasticamente ridotto. Bar, distributori, ristoranti e altre attività hanno perso una parte importante degli introiti. Alcune hanno già dovuto ridurre il personale, mentre altre potrebbero non riuscire a restare aperte durante il periodo invernale.
“Quelle attività stanno in ginocchio”, denuncia il sindaco. Eppure, nonostante le richieste avanzate in questi mesi, i ristori annunciati non sono ancora arrivati. Il danno, evidenzia Di Pardo, non riguarda soltanto i titolari delle imprese, ma anche i dipendenti e l’intera economia locale alimentata dal passaggio quotidiano dei mezzi.
Secondo quanto riferito dal sindaco, prima del crollo sul ponte transitavano mediamente tra gli 11mila e i 14mila veicoli al giorno, con punte ancora superiori. Un flusso che dal 2 aprile è stato dirottato sulla viabilità alternativa, sottraendo passaggi e clienti alle attività della zona.
In questo quadro la bretella tra l’autostrada A14 e la Statale 16 rappresenta, secondo Di Pardo, l’unica soluzione provvisoria realmente praticabile in attesa del nuovo ponte. L’assessore regionale ai Lavori pubblici Michele Marone ha riferito del nulla osta di Autostrade per l’Italia e che si sta lavorando all’avvio dell’intervento. Il collegamento dovrebbe utilizzare una delle strade private alberate presenti tra l’autostrada e la Statale 16, con la realizzazione degli accessi necessari.
Un passaggio centrale riguarda le promesse formulate nelle settimane successive al crollo. Fra queste quella del ministro Matteo Salvini, che durante la visita a Petacciato dopo la grande frana indicò la fine dell’anno come termine per la ricostruzione del ponte. Di Pardo non indirizza però il proprio attacco personalmente contro il leader della Lega e riferisce di aver parlato con lui al telefono: “Mi disse: ‘Sono arrabbiato più di te sindaco, perché la magistratura non dissequestra il ponte'”.
Secondo Di Pardo tuttavia, il sequestro del viadotto non avrebbe impedito di progettare e realizzare contemporaneamente una soluzione alternativa. La bretella poteva essere costruita indipendentemente dalle indagini in corso e dalle decisioni riguardanti ciò che resta del ponte crollato.
Il sindaco afferma di aver avanzato questa proposta già un mese dopo il cedimento. Da allora sono trascorsi diversi mesi tra tavoli, ipotesi e approfondimenti, senza che sia ancora stato aperto il cantiere. “Ho detto subito di valutare questa soluzione, perché poteva essere percorribile. Sono passati cinque mesi”, osserva con amarezza.
Ciò che contesta maggiormente è la lentezza con cui si è arrivati a valutare concretamente questa possibilità. “Fino a quando si continua con ‘stiamo vedendo’, ‘dovremmo’ e ‘stiamo studiando’, allora non si fa niente”.
Quindi insiste anche sulla relativa semplicità dell’intervento provvisorio. Secondo il sindaco, la bretella non avrebbe richiesto una spesa particolarmente elevata e avrebbe dato respiro alla comunità, evitando a residenti, lavoratori e pendolari di affrontare ogni giorno il lungo percorso alternativo. Una volta completati gli accessi e predisposto un casello mobile, il collegamento potrebbe essere realizzato in tempi contenuti.
Anche perché il nuovo ponte, secondo quanto riferito dal primo cittadino, non dovrebbe essere ricostruito sul medesimo asse di quello crollato. Anas avrebbe infatti prospettato la realizzazione del viadotto su un tracciato spostato. Per Di Pardo, quindi, le indagini e il sequestro non possono diventare un ostacolo a tutte le altre decisioni: il nuovo ponte richiederà tempo, ma nel frattempo occorre garantire un collegamento più rapido e sicuro.
A rafforzare la sensazione di abbandono c’è anche l’esclusione del Comune di Petacciato da uno dei tavoli tecnici convocati dopo il crollo. Di Pardo racconta di aver chiesto spiegazioni direttamente alla procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, ricevendo come risposta che Montenero di Bisaccia era stato invitato perché il ponte ricade nel suo territorio.
“Ma che significa?”, contesta il sindaco, secondo il quale un incontro dedicato agli interventi sul viadotto avrebbe dovuto tenere conto anche delle conseguenze subite dalle comunità vicine. Per Di Pardo, lasciare Petacciato fuori da quel tavolo è stato “mortificante”.
Il sindaco non intende però aprire una disputa sulla paternità politica della bretella. “Che la porti avanti Fanelli, Marone, Iorio o chiunque altro, a me non interessa. Fatela“.


