Nuovo ponte sul Trigno cento metri più a valle: campata in acciaio e una sola pila. Ricerche ultimate: nessuna traccia del disperso
Anas ha definito l’ipotesi progettuale e l’ha condivisa con la Regione Molise: impalcato unico di 92,50 metri e primi sondaggi geologici attesi già questa settimana. L’assessore Michele Marone anticipa il cuore del progetto. La stima è di 15 mesi per la costruzione. Conclusa intanto la bonifica del Trigno: le anomalie verificate hanno restituito solo materiale ferroso, nessuna traccia della Fiat Bravo del pescatore scomparso Domenico Racanati.
Il nuovo ponte sul Trigno sarà costruito circa cento metri più a valle rispetto alla struttura crollata il 2 aprile. Anas ha definito l’ipotesi progettuale e l’ha già condivisa con la Regione Molise. I primi sondaggi geologici dovrebbero cominciare questa settimana.
A fornire i nuovi dettagli è l’assessore regionale alle Infrastrutture Michele Marone. Anas avrebbe già affidato le indagini alla propria impresa contrattualizzata. I risultati serviranno a definire le caratteristiche dei terreni e ad avviare le successive fasi progettuali e autorizzative.
La nuova infrastruttura avrà un impalcato unico in acciaio lungo 92,50 metri. Il progetto prevede una sola pila nell’alveo del fiume, mentre gli altri sostegni saranno realizzati sulla terraferma. Una scelta concepita per ridurre l’interferenza con il corso d’acqua e costruire un ponte più moderno e sicuro.
“Si tratta di un’infrastruttura nuova e all’avanguardia”, ha spiegato Marone, sottolineando l’importanza del collegamento non soltanto tra Molise e Abruzzo, ma per l’intera mobilità lungo la dorsale adriatica.
La stima dei tecnici Anas è di 15 mesi per la realizzazione del ponte. Il dato aggiorna le precedenti previsioni: ad agosto si parlava di almeno 18 mesi e di più ipotesi progettuali ancora al confronto.
Trattandosi di un’opera inserita in una procedura commissariale, la valutazione di impatto ambientale potrà essere condotta dalla Regione Molise, competente per territorio. Secondo Marone, che ha lavorato con la struttura e ha avuto una interlocuzione costante con i tecnici ma anche col ministro alle Infrastrutture Salvini, del quale è consulente, questo passaggio consentirà di abbreviare i tempi dell’iter.
Intanto ieri, 8 settembre, si è conclusa anche la bonifica del tratto del Trigno interessato dalle ricerche di Domenico “Mino” Racanati. E l’esito, atteso con apprensione dalla famiglia del pescatore di Bisceglie scomparso il 2 aprile, non è quello sperato: dell’auto non è stata trovata alcuna traccia. A confermarlo è ancora Michele Marone. Le verifiche sulle anomalie metalliche individuate nei mesi scorsi con il magnetometro non hanno restituito né la vettura né residuati bellici, ma soltanto materiale ferroso.
Le operazioni erano cominciate nella mattinata di lunedì 7 settembre, dopo una lunga fase preparatoria. La Regione aveva stanziato 35mila euro per la bonifica, necessaria prima di poter intervenire nell’alveo senza il rischio rappresentato dall’eventuale presenza di ordigni inesplosi della Seconda guerra mondiale. Il 4 settembre il Comune di Montenero di Bisaccia aveva interdetto l’accesso alle aree di cantiere e al tratto di fiume interessato; il 7 settembre la Capitaneria di Porto di Termoli aveva esteso i divieti allo specchio di mare davanti alla foce, vietando navigazione, pesca, immersioni, ancoraggio e sosta per tutta la durata delle operazioni.
Il risultato negativo riporta adesso l’attenzione anche sui resti del viadotto ancora nell’alveo. Proprio Angelica Racanati, figlia di Domenico, ha lanciato un nuovo appello, tra dolore e rabbia: “Non possiamo accettare che si costruisca un nuovo ponte mentre quello crollato resta lì, sotto sequestro, senza che sia stata data una risposta definitiva alla domanda che da cinque mesi ci distrugge”. La famiglia chiede che la struttura venga rimossa con la massima cautela, recuperando tutto ciò che possa essere utile sia alla ricerca del padre sia agli accertamenti sulle cause del crollo.
Le immagini riprese dall’alto con il drone mostrano intanto con particolare chiarezza ciò che resta del ponte cinque mesi dopo il crollo: la Statale 16 che si interrompe sul Trigno, la parte della struttura precipitata verso l’alveo e l’area interessata dalle operazioni. Una prospettiva che restituisce anche visivamente la dimensione della frattura che dal 2 aprile ha spezzato uno dei principali collegamenti lungo la costa adriatica e che il nuovo ponte dovrà ricucire.
I 15 mesi indicati riguardano la realizzazione dell’infrastruttura. Prima dell’apertura del cantiere dovranno essere conclusi i sondaggi, sviluppata la progettazione e completata la valutazione ambientale. Proprio per questo, accanto al nuovo ponte, resta indispensabile la viabilità provvisoria attraverso l’A14. E intanto nelle ultime ore la petizione lanciata dal comitato “Ridateci il ponte sul Trigno” che ha sollecitato, tra le altre cose, la velocizzazione di una soluzione alternativa per il collegamento tra Molise e Abruzzo, ha sfondato le diecimila firme online dopo aver incassato un risultato di circa 1500 firme raccolte porta a porta.









