Michele, l’angelo della Sea che ha protetto il bimbo della donna deceduta al Terminal
La drammatica testimonianza dell’operatore della Sea che ha soccorso la 41enne deceduta al Terminal davanti a suo figlio di 5 anni: “L’ho portato via da lì, mi ha dato il cellulare della madre indicandomi il numero del padre. Se l’area non fosse stata presidiata non so come sarebbe andata”
Si chiama Michele Palladino il dipendente della Sea che questa mattina ha prestato i primi soccorsi alla donna di 41 anni deceduta tra i pendolari qualche minuto dopo essere scesa dall’autobus.
Cinquantuno anni, di cui ventitré al servizio della municipalizzata, Michele è stato volontario del 118 per tanto tempo. E questa esperienza, unita a una innata capacità di immedesimarsi nel dolore, anche potenziale, degli altri, potrebbe aver limitato i danni per il bimbo di cinque anni che da poche ore è orfano di uno dei due genitori.
Quella che si è consumata al Terminal di Campobasso è stata una tragedia: una donna giovane, arrivata in Italia dalla Nigeria, è deceduta in pochi attimi davanti agli occhi di quel bambino che con lei si stava recando in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno. Avevano un appuntamento, come si è scoperto qualche ora più tardi, ed erano giunti da Petacciato, il paese in cui vivevano con il resto della famiglia, per i documenti.
“Si era seduta sul muretto, è caduta a terra, abbiamo capito subito che la situazione era grave – dice Michele, una delle prime persone ad avvicinarsi alla 41enne – Abbiamo chiamato il 118 e la centrale operativa del 112 che ci ha messo in contatto con la Polizia. La scena è stata davvero drammatica e concitata, c’erano due persone ad aver bisogno di aiuto in quel momento e una volta arrivati i sanitari ho pensato di mettere in sicurezza il bambino. Mi sono confrontato con gli agenti, l’ho portato via da lì, ho pensato che dovevo evitare che vedesse… troppo di quella situazione in cui sua madre spirava”.
Una volta all’interno del Terminal, Michele ha fatto fare colazione al bambino e ha cercato di costruire un rapporto di fiducia: “E’ stato lui a darmi il telefonino della madre, mi ha indicato il numero da chiamare e ho contattato personalmente il padre perché era la sola persona a cui potessi affidarlo”.
Michele è andato col bambino in Questura, non lo ha lasciato fino all’arrivo dei familiari: “La sua salute psico-fisica è stata la mia priorità, è stato davvero doloroso ma necessario aiutarlo e credo che chiunque al posto mio avrebbe fatto lo stesso”.
Ma c’è anche un altro aspetto della storia che merita di essere raccontato e riguarda la gestione del Terminal che da poche settimane è accessibile anche nella zona al coperto grazie ai volontari delle Guardie ambientali e alla stessa Sea che garantisce pulizia, decoro e presidio dell’infrastruttura in attesa dell’affidamento definitivo al nuovo gestore.
“Non so come sarebbe andata se stamattina, come faccio ogni giorno (Michele è il coordinatore del Terminal per la Sea), non mi fossi recato al Terminal: il fatto che ci sia un presidio permanente è una garanzia per tutti i cittadini e le centinaia di pendolari che vi si recano ogni giorno per ragioni di studio e lavoro”.


