Campobasso
|La versione dell’Asrem sul caso Colangelo: “Paziente preso in carico subito, nessun ritardo nei soccorsi”
Secondo l’azienda sanitaria “non c’è stata alcuna esitazione e nessun ritardo: la macchina dei soccorsi interni ha funzionato al massimo delle sue capacità. Nonostante la perizia, la determinazione e l’impegno disperato dell’équipe, per il 52enne non c’è stato purtroppo nulla da fare”.
Mentre la Procura di Campobasso continua a fare luce sulla morte di Joseph Colangelo, il 52enne deceduto venerdì 28 agosto all’ospedale Cardarelli, arriva la ricostruzione dell’ASREM, che difende l’operato dei sanitari coinvolti nella vicenda. Una versione che si contrappone, almeno in parte, a quanto sostenuto dai familiari dell’uomo e dal loro legale, secondo cui il paziente sarebbe rimasto per ore in attesa al Pronto Soccorso dopo aver accusato dolori al petto e al braccio sinistro, venendo sottoposto soltanto a un elettrocardiogramma risultato negativo.
L’Azienda sanitaria regionale ricostruisce invece una sequenza diversa degli eventi, sottolineando come Colangelo sia stato immediatamente preso in carico dal personale sanitario al suo arrivo in ospedale.
Secondo quanto riferito dall’ASREM, il paziente è stato sottoposto agli accertamenti clinici previsti dal protocollo per un caso con la sintomatologia riferita. Gli esami diagnostici eseguiti nelle prime fasi, compreso l’elettrocardiogramma, non avrebbero evidenziato elementi indicativi di un evento cardiaco acuto, delineando un quadro inizialmente considerato stabile.
Proprio in base a questi riscontri, spiegano dall’Azienda sanitaria, Colangelo è stato trasferito in reparto, dove la situazione clinica sarebbe improvvisamente precipitata.
L’ASREM evidenzia inoltre che, al momento del peggioramento, è stato attivato immediatamente il sistema di emergenza interno.
La difesa dell’azienda sanitaria si concentra soprattutto sulla fase finale dell’assistenza. Secondo la ricostruzione fornita, tre medici e un infermiere sono intervenuti tempestivamente sul paziente, avviando le manovre di rianimazione cardio-polmonare senza alcun ritardo.
L’équipe avrebbe proseguito il tentativo di rianimazione per un tempo prolungato, ben oltre quello ordinariamente previsto dai protocolli, nel tentativo di salvare la vita del 52enne. Nonostante gli sforzi del personale, però, ogni tentativo si è rivelato vano.
L’ASREM sottolinea quindi che i professionisti coinvolti hanno operato con tempestività e nel rispetto delle procedure cliniche, respingendo implicitamente le ipotesi di inerzia o mancato intervento.
Sulla morte di Joseph Colangelo è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Campobasso. Al momento risultano indagati due medici, un atto definito dagli inquirenti come necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili e garantire il diritto di difesa delle persone coinvolte.
L’esame autoptico è stato fissato per venerdì 4 settembre e dovrà chiarire le cause del decesso e verificare se vi siano eventuali responsabilità sanitarie nella gestione del paziente.
Resta profondamente diversa la ricostruzione fornita dai familiari, attraverso il loro avvocato. Secondo la denuncia presentata, Joseph Colangelo si sarebbe recato al Pronto Soccorso lamentando un forte dolore al petto irradiato al braccio sinistro, sintomi compatibili con un possibile evento cardiaco. Sempre secondo questa versione, durante le ore trascorse in ospedale gli sarebbe stato effettuato soltanto un elettrocardiogramma, risultato negativo, prima del drammatico peggioramento che ne ha provocato la morte.
Saranno ora gli accertamenti disposti dalla magistratura, a partire dall’autopsia e dall’analisi della documentazione clinica, a stabilire quale sia stata l’effettiva dinamica dei fatti e se l’assistenza prestata sia stata conforme ai protocolli previsti. Fino all’esito delle indagini, le responsabilità restano tutte da accertare.


