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Bonifica Trigno, dalle prime verifiche non c’è l’auto di Racanati. La figlia: “Rimuovete il ponte, ma salvate le prove”

Nella fase iniziale della bonifica non sono emersi né la Fiat Bravo di Domenico Racanati né residuati bellici, ma soltanto materiale ferroso. Le operazioni, iniziate il 7 settembre e proseguite oggi, erano attese da mesi dopo le anomalie rilevate con il magnetometro. La figlia del pescatore scomparso il 2 aprile chiede ora di cercare anche sotto i resti del viadotto: “Voglio sapere se mio padre è ancora lì. Il ponte può essere rimosso, le prove no”.

Il metallo c’era, ma almeno quello verificato finora non è l’auto di Domenico Racanati. È il primo risultato, e non è quello sperato dalla famiglia, delle operazioni finalmente cominciate nel Trigno cinque mesi dopo il crollo del ponte della Statale 16. La bonifica partita ieri, lunedì 7 settembre, è proseguita oggi nell’area della foce. A fare il punto, interpellato dal giornalista Franco De Santis (Teleregione) anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Michele Marone: “Non è stata trovata né la macchina né altri residuati bellici. C’era soltanto materiale ferroso”.

Una precisazione importante soprattutto perché proprio la presenza di metallo aveva riacceso nei mesi scorsi la speranza di poter finalmente localizzare la Fiat Bravo sulla quale viaggiava il pescatore 53enne di Bisceglie, scomparso il 2 aprile quando una parte del viadotto cedette durante l’ondata di maltempo.

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Le rilevazioni eseguite con il magnetometro avevano infatti evidenziato anomalie nell’area del Trigno. Da allora la famiglia ha atteso per mesi che fosse possibile andare oltre le rilevazioni strumentali e verificare materialmente cosa si nascondesse nei sedimenti. Ma prima di intervenire in maniera invasiva è stato necessario affrontare un altro problema: il possibile rischio di residuati bellici, legato anche alla storia di quest’area durante la Seconda guerra mondiale.

Per questo la Regione Molise ha disposto una bonifica preliminare, con uno stanziamento di 35mila euro, affidando alla BCM Service Srl le attività di bonifica e dragaggio del tratto del Trigno interessato dal crollo. L’avvio delle operazioni è stato preceduto il 2 settembre da una riunione in Prefettura a Campobasso per coordinarne gli aspetti organizzativi, logistici e di sicurezza.

Il 4 settembre il Comune di Montenero di Bisaccia ha quindi emanato l’ordinanza che vieta l’accesso, il transito e la sosta alle persone e ai mezzi non autorizzati nelle aree di cantiere e nell’alveo interessato dalle operazioni, con efficacia fino alla conclusione dei lavori.

A questa si è aggiunta il 7 settembre l’ordinanza della Capitaneria di Porto di Termoli, che ha esteso le misure di sicurezza anche allo specchio di mare davanti alla foce del Trigno. Da ieri nell’area delimitata sono vietati navigazione, ancoraggio, sosta, pesca e immersioni, oltre a qualsiasi altra attività che possa interferire con le operazioni.

È stato il segnale concreto dell’apertura di un cantiere atteso per mesi.

Ma la bonifica bellica è soltanto il primo passaggio. Serve a mettere in sicurezza l’area prima di poter procedere con il dragaggio e con le verifiche più profonde del fondale. Ed è per questo che l’esito delle prime operazioni non può essere considerato definitivo: fino a questo momento non è stata trovata la macchina, ma la ricerca di Domenico Racanati non è terminata.

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Ed è proprio oggi, mentre dal Trigno arriva questa prima risposta negativa, che Angelica Racanati, figlia di Domenico, pone un’altra questione: bisogna cercare anche dove da cinque mesi giacciono i resti del ponte.

“Sono passati cinque mesi. Cinque mesi in cui io, figlia di Domenico, vivo ancora con una domanda a cui nessuno ha saputo dare una risposta: mio padre è ancora lì sotto o no?”.

Angelica chiede che ciò che resta del viadotto venga rimosso. Non vuole che il ponte resti dov’è in nome dell’inchiesta, ma pretende che lo smantellamento avvenga in modo tale da non cancellare né le possibili tracce del padre né quelle utili a ricostruire le cause del disastro.

“Voglio che venga rimosso per poter finalmente accertare se mio padre è lì oppure no. Non chiedo di lasciare tutto com’è. Chiedo esattamente il contrario: chiedo che si intervenga. Ma chiedo che lo si faccia con la massima attenzione”.

Ogni fase, insiste, dovrà essere eseguita “preservando e recuperando tutto ciò che potrebbe essere utile per le ricerche di Domenico”. E contemporaneamente dovranno essere conservati gli elementi necessari alla perizia tecnica sul viadotto.

Perché sul crollo del 2 aprile resta aperta anche l’inchiesta della Procura di Larino, e la famiglia vuole che la ricerca di Racanati proceda senza compromettere l’accertamento di quanto accaduto.

“Devono essere accertate le cause del crollo. Devono essere individuate eventuali responsabilità. Devono essere conservati gli elementi che possono aiutare a ricostruire la verità”. Poi la frase che racchiude il senso dell’appello: “Il ponte può essere rimosso. Le prove no”.

La richiesta di Angelica arriva in un momento particolarmente delicato. Per cinque mesi la famiglia ha chiesto che le anomalie metalliche individuate nel Trigno venissero verificate e che si arrivasse finalmente al dragaggio. Ora le operazioni sono cominciate, ma il primo materiale ferroso controllato non ha restituito la Fiat Bravo.

Resta allora un’altra possibilità che la famiglia non vuole venga trascurata: che qualcosa possa trovarsi nell’area occupata dai resti del ponte e dai materiali accumulati dopo il crollo.

“Dopo cinque mesi non posso accettare che si pensi soltanto a ciò che verrà costruito al posto di quel ponte”, scrive Angelica. “Prima bisogna capire fino in fondo cosa è successo il 2 aprile. E io ho bisogno di sapere dove si trova mio padre, voglio sapere se mio padre è lì sotto oppure no”.