Automotive, Di Lucente chiede all’Europa di cambiare rotta: “Difendere lavoro e territori”
Dopo la missione delle Regioni a Bruxelles, il consigliere molisano sollecita una revisione delle politiche sulla transizione e un fronte comune italiano. La Gigafactory sfumata a Termoli diventa l’esempio delle disparità che penalizzano i territori
Cambiare il percorso europeo della transizione dell’automotive prima che le conseguenze sull’occupazione e sui territori diventino irreversibili. Così il consigliere regionale delegato alle Attività produttive Andrea Di Lucente dopo la missione a Bruxelles delle Regioni italiane legate alla filiera automobilistica.
Le amministrazioni regionali si sono presentate unite davanti alle istituzioni comunitarie per chiedere una politica industriale capace di accompagnare la trasformazione del settore senza provocare la perdita di produzioni, investimenti e posti di lavoro.
“Abbiamo ancora la possibilità di rivedere alcune scelte e correggere il percorso intrapreso – sottolinea Di Lucente – ma per farlo è necessaria una condizione fondamentale: una rappresentanza parlamentare italiana unita, capace di mettere al primo posto l’interesse nazionale e la competitività del sistema produttivo”.
Secondo il consigliere molisano, nella fase iniziale del percorso delineato dalla Commissione europea non sarebbero stati valutati fino in fondo due fattori: il rischio di una contrazione dell’occupazione e le conseguenze sulle regioni nelle quali l’industria automobilistica rappresenta una componente fondamentale dell’economia.
La richiesta rivolta all’Europa è dunque quella di correggere l’impostazione della transizione, tenendo insieme gli obiettivi ambientali e la salvaguardia della base produttiva. Il documento presentato dalle Regioni propone neutralità tecnologica, maggiore flessibilità negli aiuti di Stato, sostegno alla riconversione degli stabilimenti e una revisione degli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni.
In questa discussione il Molise porta il caso dello stabilimento Stellantis di Termoli, che attraversa una fase di forte incertezza dopo lo stop al progetto della Gigafactory e l’avvio del nuovo contratto di solidarietà per 1.721 lavoratori.
“Abbiamo perso la possibilità di realizzare una Gigafactory non per inefficienze o demeriti del nostro territorio, ma anche perché in Europa esistono condizioni di competitività profondamente diverse. Basti pensare – osserva Di Lucente – che il costo dell’energia in Spagna è circa un terzo di quello italiano“.
Il riferimento alla fabbrica di batterie sfumata non rappresenta quindi il punto di partenza dell’intervento, ma l’esempio concreto utilizzato per mostrare gli effetti che le differenze interne all’Unione europea possono produrre sulle scelte industriali e sulla capacità dei territori di attrarre e conservare gli investimenti.
“Quello che accade oggi in un territorio può diventare domani una questione nazionale. Per questo dobbiamo affrontare il problema con una visione complessiva, perché la tenuta industriale di una regione riguarda la tenuta dell’intero Paese”, afferma il consigliere.
Di Lucente mette in guardia dal rischio che il processo di cambiamento finisca per indebolire proprio le aree maggiormente dipendenti dalla produzione automobilistica: “La transizione non può trasformarsi in desertificazione industriale e non possiamo permettere che, insieme alle trasformazioni necessarie, si perdano competenze, investimenti e posti di lavoro”.
Da qui la scelta delle Regioni di superare le differenze territoriali e presentare una posizione comune a Bruxelles. “Regioni diverse per dimensioni, caratteristiche produttive e territori si sono riconosciute nelle stesse priorità e hanno scelto di presentarsi insieme davanti alle istituzioni europee. È così che possiamo far sentire più forte la nostra voce e chiedere all’Europa di accompagnare la transizione industriale senza lasciare indietro i territori”.
Per il Molise, alle prese con la difficile riconversione dello stabilimento di Termoli, il confronto sulle politiche comunitarie assume un valore immediato. La richiesta non è quella di fermare la transizione, ma di modificarne strumenti e tempi affinché gli obiettivi ambientali non vengano raggiunti sacrificando la produzione e il lavoro.
“Dal Molise all’Europa – conclude Di Lucente – dobbiamo continuare a difendere il lavoro, la nostra industria e la competitività dei nostri territori”.


