Acqua gialla, il caso non è chiuso anche se i valori tornano buoni: i sindaci chiedono chiarezza al Prefetto
Contucci e Antonacci formalizzano la richiesta di un tavolo urgente dopo il caso dell’acqua gialla a Montenero e Guglionesi. Nel documento ricostruita tutta la sequenza: i controlli interni di Molise Acque sul potabilizzatore avevano rilevato 67 microgrammi per litro di manganese all’uscita dell’impianto, oltre il valore parametrico di 50. Poi le segnalazioni dei cittadini, gli esami Arpa, i divieti e una catena di comunicazioni che i due sindaci chiedono ora di chiarire. Intanto gli ultimi controlli sono tornati conformi.
L’emergenza sembra avviarsi verso la conclusione, con gli ultimi valori di manganese tornati nella norma a Guglionesi e Montenero di Bisaccia. Ma proprio mentre il problema dell’acqua gialla si ridimensiona sul piano analitico, si apre formalmente quello che i sindaci dei due comuni vogliono chiarire fino in fondo: che cosa è accaduto nella gestione e, soprattutto, nella comunicazione tra gli enti nei giorni che hanno preceduto e seguito le prime segnalazioni dei cittadini.
Simona Contucci e Leo Antonacci hanno scritto oggi, 14 settembre, alla prefetta di Campobasso Michela Lattarulo chiedendo la convocazione di un tavolo urgente sulle “anomalie riscontrate nella gestione dell’emergenza idrica a partire dal 9 settembre”. La richiesta è stata inviata per conoscenza anche al Dipartimento di prevenzione Sian dell’Asrem, a Molise Acque, Grim e Arpa Molise.
È la formalizzazione di quanto Antonacci aveva anticipato a Primonumero nelle scorse ore, quando aveva raccontato di essersi trovato, insieme agli altri sindaci interessati, a dover assumere decisioni sulla base dei risultati analitici dell’Arpa senza avere un quadro completo delle modifiche intervenute nell’approvvigionamento e, successivamente, senza indicazioni sanitarie sufficientemente dettagliate sugli utilizzi consentiti o vietati dell’acqua.
Ma il documento inviato al Prefetto aggiunge ora un elemento preciso alla ricostruzione. Molise Acque, con una nota dell’11 settembre, ha comunicato di avere attivato una campagna straordinaria di monitoraggio di manganese e torbidità sul sistema acquedottistico alimentato dal potabilizzatore del Liscione. Nella stessa comunicazione si dà conto dei controlli interni effettuati l’8 settembre sui punti del ciclo di trattamento dell’impianto, i cui esiti analitici si sono resi disponibili il 9 settembre. Quei controlli avevano già evidenziato valori di manganese superiori al parametro di 50 microgrammi per litro, con un valore di 67 microgrammi per litro all’uscita dell’acqua trattata dall’impianto.
Ed è proprio la sequenza temporale a rendere adesso necessario, secondo i due primi cittadini, un chiarimento. A Guglionesi le prime anomalie vengono segnalate formalmente il 9 settembre: il Comune invia una prima nota a Molise Acque e, nello stesso giorno, una seconda comunicazione indirizzata anche a Grim, Arpa e Prefettura chiedendo verifiche urgenti. Molise Acque risponde il 10 settembre e l’11 trasmette anche gli esiti dei propri controlli interni sul sistema alimentato dal potabilizzatore del Liscione. Nello stesso giorno Arpa comunica la non conformità dell’acqua destinata al consumo umano.
A Montenero la segnalazione formale parte invece il 10 settembre, dopo le numerose indicazioni arrivate dai cittadini sulla fuoriuscita di acqua torbida e fortemente colorata in diverse zone del paese. Il giorno successivo Molise Acque comunica l’attivazione del monitoraggio straordinario e Arpa certifica la non conformità. Sempre l’11 settembre l’Asrem trasmette al Comune l’esito sanitario delle analisi e la sindaca Contucci firma l’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua della rete comunale per gli usi idropotabili e alimentari, con l’eccezione di contrada Padula.
A Guglionesi, invece, il Comune aveva già adottato il 10 settembre una prima ordinanza precauzionale per vietare l’utilizzo dell’acqua a scopo alimentare in presenza della colorazione anomala. L’11 settembre, dopo l’accertamento della non conformità, arriva un secondo provvedimento con il divieto assoluto dell’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto pubblico per scopi alimentari fino a nuova disposizione.
È esattamente questo intreccio di date, informazioni e competenze che Antonacci aveva definito un cortocircuito. “Un conto è sapere che il potabilizzatore del Liscione è stato rimesso in funzione, un altro è sapere che quell’acqua sta arrivando materialmente nei nostri comuni”, aveva spiegato a Primonumero. E ancora: “Noi ci siamo trovati a prendere decisioni sulla base di un dato Arpa. Un sindaco non può decidere con il proprio intuito se con quell’acqua ci si può lavare, se si può usare per gli animali o se può essere fatta bollire. Queste indicazioni devono arrivare dagli organismi competenti”.
La questione, dunque, non è mettere in discussione i controlli effettuati né trasformare il caso in uno scontro politico. È capire chi sapesse cosa e quando, se i Comuni fossero stati messi tempestivamente a conoscenza dell’alimentazione attraverso il potabilizzatore del Liscione e quale debba essere, in casi analoghi, la procedura che collega il gestore della risorsa, chi effettua le analisi, l’autorità sanitaria e infine i sindaci, che sono chiamati a firmare i provvedimenti rivolti alla popolazione.
Il documento inviato oggi alla Prefettura mette questa domanda nero su bianco. Dopo aver riepilogato note, analisi e ordinanze, Contucci e Antonacci chiedono infatti al Prefetto di convocare un incontro urgente proprio per fare chiarezza sulle anomalie registrate nella gestione dell’emergenza.
La richiesta arriva nelle stesse ore in cui il quadro analitico è finalmente migliorato. I campionamenti effettuati oggi da Arpa a Guglionesi e Montenero hanno restituito valori conformi per colore, conducibilità e manganese, tanto che la stessa Agenzia ha ritenuto possibile consigliare, ferme restando le competenze dell’Asrem, la revoca delle ordinanze di divieto. Restano da completare soltanto le verifiche microbiologiche su due campioni prelevati in abitazioni private.
L’emergenza dell’acqua, dunque, può essere vicina alla chiusura. Quella sulla gestione dell’emergenza, invece, comincia adesso. E’ il senso del tavolo chiesto dai due sindaci: ricostruire ciò che è successo tra l’impianto del Liscione e i rubinetti dei comuni, ma soprattutto stabilire una procedura che impedisca, in futuro, che amministrazioni e cittadini scoprano un problema quando l’acqua ha già cambiato colore.


