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Acqua, cortocircuito delle comunicazioni e sindaci lasciati soli. Antonacci: “Vogliamo la verità, abbiamo chiesto un Tavolo in prefettura”

Antonacci ricostruisce i giorni dell’acqua gialla e punta il dito sul funzionamento della filiera: il Comune non sarebbe stato informato dell’integrazione dell’approvvigionamento con l’acqua del potabilizzatore e, dopo le analisi Arpa, sarebbero mancate anche indicazioni formali dell’Asrem su cosa vietare e cosa consentire. “Non può essere lasciato all’intuito di un sindaco stabilire se con quell’acqua ci si può lavare, cucinare o abbeverare gli animali”. Con Montenero sarà chiesto un incontro in Prefettura. E spiega perché a Guglionesi non sono state richieste autobotti: le fontanine comunali, alimentate da una linea diversa, sono risultate potabili.

Quando mercoledì scorso a Guglionesi sono cominciate ad arrivare le prime segnalazioni di acqua giallastra dai rubinetti, il Comune non sapeva che l’approvvigionamento idrico fosse stato integrato anche con acqua proveniente dal potabilizzatore del Liscione. E ancora oggi non è chiaro con precisione da quale giorno e con quali modalità quella fornitura abbia iniziato ad alimentare il serbatoio comunale.

Acquedotto Guglionesi ristrutturazione

È da qui che il sindaco Leo Antonacci, rispondendo alle domande di Primonumero, parte per ricostruire quanto accaduto negli ultimi giorni. Una ricostruzione che sposta il problema oltre la colorazione anomala dell’acqua e oltre gli stessi valori riscontrati dalle analisi: al centro c’è una catena di comunicazioni che, secondo il primo cittadino, non ha funzionato, prima sul cambio di approvvigionamento e poi sulle indicazioni sanitarie da fornire ai Comuni una volta emerse le non conformità.

“Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione”, afferma Antonacci. Il Comune, sostiene, non era stato informato che Molise Acque avesse cominciato a integrare la fornitura destinata a Guglionesi con quella proveniente dal potabilizzatore dell’invaso. E la stessa situazione avrebbe riguardato Montenero di Bisaccia e Petacciato, mentre Termoli segue un diverso sistema di approvvigionamento. “Noi ci siamo trovati a prendere una decisione soltanto sulla base di un dato dell’Arpa. Non abbiamo avuto comunicazioni da Asrem, Sian o Grim”.

 

Il 29 agosto Molise Acque ha comunicato ad Arpa Molise la riattivazione del potabilizzatore del Liscione, ma senza specificare in maniera sufficientemente chiara quali comuni sarebbero stati materialmente riforniti attraverso quell’impianto. Ed è proprio questa la differenza decisiva: un conto è dire che è stato rimesso in funzione il potabilizzatore, un altro è comunicare che quell’acqua viene immessa nelle reti dei comuni. Sono due cose completamente diverse.

Antonacci racconta di aver appreso soltanto dopo le segnalazioni che Guglionesi poteva essere interessata da quella fornitura. E resta prudente anche sulla data del 28 agosto indicata come possibile avvio: “Io non so se il fenomeno sia cominciato da allora. Magari nei primi giorni l’acqua era perfettamente potabile e poi mercoledì è successo qualcosa. Entriamo nel campo delle ipotesi e nessuno di noi oggi può dire con certezza che cosa sia accaduto”.

 

La certezza, invece, è ciò che accade mercoledì 9 settembre. Le segnalazioni dei cittadini aumentano, l’acqua continua ad avere una colorazione anomala e il Comune invia una richiesta di chiarimenti a Molise Acque. “Abbiamo chiesto cosa stesse succedendo, se fossero in corso interventi e di darci aggiornamenti. Non abbiamo ricevuto risposta”. Antonacci decide allora di rivolgersi direttamente alla Prefettura. “Alle quattro, vedendo che non succedeva nulla e che la gente continuava giustamente a chiamare, ho contattato la Prefettura. Ha fatto un lavoro di intermediazione e si è messa subito in contatto con Molise Acque”.

Poi arrivano i controlli dell’Arpa e le non conformità che portano al divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano. Ma è qui, secondo Antonacci, che si apre il secondo cortocircuito, forse ancora più delicato: quello tra il dato analitico prodotto da Arpa e le indicazioni sanitarie che devono consentire a un sindaco di trasformare quel dato in un provvedimento preciso.

Leo Antonacci non sostiene che debba essere Asrem a emanare l’ordinanza, che resta un atto del sindaco quale autorità sanitaria locale. Il problema, spiega, è un altro: dal servizio sanitario dovrebbero arrivare le indicazioni tecniche sulla base delle quali costruire quell’ordinanza, specificando esattamente quali usi dell’acqua siano consentiti e quali debbano essere vietati.

 “Io faccio il sindaco, non sono un biologo. Non posso leggere un risultato dell’Arpa e decidere con il mio sesto senso. Qualcuno deve dirmi: con questi valori puoi lavarti la faccia, puoi fare la doccia, puoi far bollire l’acqua oppure no, puoi utilizzarla per gli animali, puoi irrigare. Queste cose chi me le deve dire?”.

Già Dovrebbe essere la Asrem, a vedere cosa dice la legge, ma non è successo. Di fattoi i sindaci dei comuni interessati dal problema dell’acqua gialla sono stati lasciati soli.

“Emanare un provvedimento senza un supporto sanitario formale significa muoversi in un terreno delicatissimo: vietare troppo può generare un allarme sproporzionato, vietare troppo poco può significare sottovalutare un rischio” ha spiegato la prima cittadina di Montenero Simona Contucci a Primonumero.

E Leo Antonacci lo sottolinea: “Se facciamo un’ordinanza molto restrittiva e poi i dati non la giustificano possiamo essere accusati di aver creato allarme. Se ne facciamo una troppo blanda possiamo essere accusati di aver sottovalutato il problema. In questo caso la filiera non ha funzionato. Noi sindaci siamo soltanto il terminale di quella filiera, come autorità chiamate a tutelare la salute dei cittadini”.

È anche la risposta di Antonacci a una parte delle polemiche esplose in paese nelle ultime ore. A cominciare da quella sulle autobotti. A Montenero di Bisaccia è stato attivato un servizio di approvvigionamento alternativo, mentre a Guglionesi no. Il sindaco spiega che la scelta non deriva da una sottovalutazione del problema, ma dal fatto che le fontanine pubbliche del paese sono alimentate attraverso una linea differente da quella che passa per il serbatoio interessato e le analisi Arpa ne hanno attestato la potabilità.

“Le fontanine hanno una linea separata, utilizzano l’acqua che arriva direttamente dalla sorgente e non passa per il serbatoio. Sono aperte 24 ore su 24 e l’acqua è risultata conforme. L’autobotte serve quando non hai acqua potabile da mettere a disposizione della popolazione. Noi quell’approvvigionamento lo abbiamo e per questo non abbiamo chiesto le autobotti”.

Municipio comune Guglionesi

Nel frattempo il gruppo di opposizione Guglionesi Progressista ha chiesto anche di valutare il rinvio dell’apertura delle scuole prevista per domani. Una richiesta che, allo stato degli elementi disponibili, appare però difficile da sostenere sul piano tecnico: il superamento del parametro relativo al manganese, un metallo naturalmente presente anche nelle acque, non equivale di per sé alla certificazione di un rischio sanitario immediato tale da imporre la chiusura delle scuole. Tanto più che proprio questo è uno dei punti contestati da Antonacci: al Comune, dopo gli esiti delle analisi Arpa, non sarebbero arrivate dall’Asrem indicazioni sanitarie dettagliate sugli usi consentiti e vietati dell’acqua. Senza una valutazione dell’autorità sanitaria che definisca il livello effettivo di rischio e le misure necessarie, osserva in sostanza il sindaco, come potrebbe un’amministrazione decidere autonomamente non soltanto cosa vietare ai cittadini, ma perfino se rinviare l’apertura delle scuole? È lo stesso vuoto di indicazioni che ha costretto il Comune a muoversi in via precauzionale nei giorni scorsi, cercando di tutelare la popolazione senza disporre però di un quadro sanitario formalizzato., mentre resta in vigore il divieto per l’acqua della rete interessata. Ma la questione che Antonacci vuole portare ora fuori dal confronto politico locale riguarda soprattutto ciò che dovrà accadere dopo.

Con la sindaca di Montenero Simona Contucci, infatti, intende chiedere già nelle prossime ore un tavolo in Prefettura al quale ricostruire formalmente l’intera vicenda: quando è stato riattivato il potabilizzatore del Liscione, quando l’acqua ha cominciato a raggiungere i singoli comuni, chi ne era stato informato, quali comunicazioni sono state trasmesse e soprattutto quale procedura debba essere seguita in futuro quando cambia una fonte di approvvigionamento o quando un’analisi evidenzia una non conformità.

“Vogliamo capire realmente come sono andate le cose, perché dobbiamo dare una spiegazione ai nostri concittadini e perché una situazione del genere non deve ripetersi. La gestione di un problema così non può essere affidata all’intuito dei sindaci”.

Più dell’acqua gialla, è questo che preoccupa perché è un punto rimasto scoperto dopo quattro giorni di controlli, ordinanze e comunicazioni: una filiera complessa nella quale Molise Acque gestisce le fonti e l’immissione in rete, Arpa effettua le analisi, Asrem deve tradurre quei risultati in valutazioni sanitarie e i sindaci sono chiamati infine ad assumersi la responsabilità dei provvedimenti verso i cittadini. Se un passaggio salta, l’ultimo anello resta esposto. Ed è proprio su questo che Guglionesi e Montenero chiedono ora che venga fatta chiarezza.