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Sicurezza a Campobasso: i fatti contro la propaganda dell’allarme

La rissa del 19 agosto, i controlli straordinari della Polizia e l’arresto di uno dei presunti autori della violenza sessuale del 30 luglio raccontano una realtà diversa da quella descritta dai Comitati vicini a Vannacci. Un’analisi critica, basata sui fatti, di una narrazione che rischia di alimentare allarmismo e di sminuire anche il lavoro delle forze dell’ordine.

Il comunicato diffuso ieri dai comitati Futuro Nazionale della provincia di Campobasso e di Venafro, movimento che si richiama all’area politica dell’europarlamentare Roberto Vannacci, descrive il capoluogo molisano come una città ormai sprofondata nel degrado e priva di controllo. Un quadro costruito attorno a episodi realmente accaduti, ma raccontati in modo parziale e utilizzati per sostenere una tesi politica precisa: quella di un’emergenza sicurezza permanente.

Il punto, però, è che sono proprio i fatti a ridimensionare questo racconto.

La rissa del 19-20 agosto: i fatti sono diversi da quelli raccontati

L’episodio principale citato nel comunicato è la rissa avvenuta nella notte tra il 19 e il 20 agosto lungo Corso Vittorio Emanuele II, davanti al Bar Centrale. I Comitati parlano dell’intervento della Polizia e di un ferito soccorso dal 118, descrivendo una notte di caos come prova del venir meno della sicurezza in città.

La ricostruzione è meno drammatica e soprattutto più precisa. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, non la Polizia di Stato. Le persone coinvolte erano sette: quattro italiani, tra cui una ragazza, e tre cittadini stranieri. Tutti sono stati identificati e denunciati.

Anche il ricorso al 118 merita una precisazione: l’ambulanza non è intervenuta per soccorrere un ferito grave della rissa, ma perché uno dei partecipanti, in evidente stato di ebbrezza, si è sentito male ed è stato assistito dal personale sanitario.

L’episodio resta grave e censurabile, ma trasformarlo nel simbolo di una città senza controllo significa raccontare solo una parte della storia.

 Il giorno dopo, i controlli straordinari della Polizia

C’è poi un fatto significativo che riguarda un controllo straordinario del territorio nel centro di Campobasso avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri, a poche ore dall’invio alle redazioni di quel comunicato. La Questura ne ha dato conto con un resoconto ufficiale diffuso stamattina.

L’operazione ha portato all’identificazione di circa 300 persone, con controlli nei luoghi della movida, negli esercizi pubblici e nelle sale scommesse. Non risultano arresti né denunce nell’ambito dell’attività, almeno allo stato attuale, mentre alcune posizioni di cittadini stranieri accompagnati in Questura sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Il provvedimento concreto adottato è stato l’emissione di alcuni fogli di via obbligatori nei confronti di cittadini extracomunitari che, come ha precisato la Questura, non erano neppure residenti a Campobasso.

È difficile sostenere, alla luce di un’operazione di queste dimensioni, che le forze dell’ordine siano assenti o che manchi un controllo del territorio.

Anche i reati più gravi vengono perseguiti

C’è un episodio ancora più significativo che, pur non essendo stato citato dai Comitati ieri, è quello che più di tutti ha animato il dibattito sui social in queste settimane. Il 30 luglio due ragazze di 13 e 14 anni sono state vittime di una presunta violenza sessuale a Campobasso. Vittime e aggressori si conoscevano già precedentemente ai fatti tanto che, al momento della denuncia, sono state le stesse famiglie a fornire i nomi dei due ragazzi che hanno molestato sessualmente le due amiche contro la loro volontà e con l’aggravante che fossero minorenni al cospetto di un maggiorenne.

Il 20 agosto il nuovo procuratore della Repubblica di Campobasso, Pierpaolo Filippelli, ha reso noto che uno dei presunti responsabili è stato rintracciato a Trapani e arrestato mentre la posizione dell’altro è al vaglio dell’autorità giudiziaria del Tribunale per i minorenni. Anche in questo caso l’attività investigativa è stata condotta dai Carabinieri, che hanno individuato il giovane diciottenne e dato esecuzione alla misura cautelare.

È un elemento che pesa nel dibattito pubblico: dimostra che i reati più gravi non vengono lasciati impuniti e che le indagini procedono anche quando richiedono ricerche fuori regione.

Criticare è legittimo, alimentare l’allarme è un’altra cosa

Chiedere più sicurezza è una richiesta legittima. Chiedere maggiore prevenzione, più controlli nelle ore notturne o un migliore coordinamento tra istituzioni rientra nel normale confronto politico.

Diverso è sostenere che Campobasso sia una città “ostaggio del degrado”, “assenza di controllo” e “fenomeni di violenza ormai costanti”. Sono affermazioni molto forti, che però non vengono accompagnate da dati sulla criminalità, sull’andamento dei reati o sull’attività svolta dalle forze dell’ordine. Al contrario, vengono utilizzati episodi circoscritti per sostenere una narrazione generale di insicurezza.

È una strategia politica ben nota: partire da fatti reali, enfatizzarne gli aspetti più emotivi e trasformarli in simboli di un presunto fallimento complessivo delle istituzioni. Una strategia legittima nel confronto politico, ma che rischia di alimentare allarmismo più che contribuire a un dibattito serio sulla sicurezza urbana.

Campobasso ha certamente bisogno di attenzione, prevenzione e presenza sul territorio. Ma ha bisogno anche di un racconto fedele ai fatti. Perché la sicurezza dei cittadini non si tutela amplificando la paura: si tutela riconoscendo i problemi quando esistono e raccontandoli con precisione, senza trasformarli in strumenti di propaganda.