Nasce il comitato “Ridateci il ponte”: i cittadini si organizzano e chiedono ricostruzione, ristori e viabilità alternativa
La mobilitazione parte da Petacciato e cresce rapidamente anche tra Termoli, Vasto e i centri limitrofi. Avviata una petizione per avere tempi certi per il nuovo ponte, una soluzione provvisoria sull’A14, la messa in sicurezza della SP55 e sostegni per chi da mesi affronta più chilometri e maggiori costi
Si chiama “Ridateci il ponte” ed è il comitato civico nato per chiedere risposte e tempi certi dopo il crollo del ponte sul Trigno. Costituito da una decina di giorni, ha già iniziato a raccogliere un consenso che supera i confini di Petacciato, dove la mobilitazione è nata. Il gruppo Facebook conta centinaia di iscritti ed è in continua crescita, con adesioni che arrivano da un territorio ampio, tra Termoli, Vasto e i comuni limitrofi.
La prima iniziativa concreta sarà una petizione popolare, che potrà essere sottoscritta a partire da giovedì 27 agosto. Il documento sarà indirizzato ai presidenti delle Regioni Molise e Abruzzo, ad Anas, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alle Prefetture e ai Comuni di Petacciato, Montenero di Bisaccia, Termoli, San Salvo e Vasto. L’obiettivo dichiarato dal Comitato è “dare voce alle comunità interessate, sollecitare le istituzioni e chiedere interventi concreti e tempestivi”.
A quasi cinque mesi dal crollo del 2 aprile, il malcontento comincia dunque a organizzarsi. Petacciato è sicuramente il centro che sta pagando il prezzo più alto sul fronte della viabilità e indirettamente dell’economia. L’interruzione della Statale 16 costringe infatti chi ogni giorno deve raggiungere per lavoro San Salvo, Vasto e più in generale l’Abruzzo a percorrere itinerari alternativi decisamente più lunghi, mentre l’assenza del transito di mezzi ha provocato già evidenti perdite economiche alle attività della zona.
Per molti pendolari l’assenza del viadotto Trigno significa almeno 15-20 minuti in più per ogni viaggio, chilometri aggiuntivi, maggiore consumo di carburante e soprattutto il passaggio lungo la Statale 157 e la Provinciale 55. È proprio quest’ultima a preoccupare maggiormente chi la percorre quotidianamente: una strada tortuosa, con diversi tratti di asfalto deteriorato, che non era stata pensata per sostenere il volume di traffico riversatosi su questa direttrice dopo la perdita del ponte.

Nel documento con cui annuncia la petizione, il comitato insiste proprio sulle conseguenze che la chiusura sta producendo ogni giorno: “La chiusura della SS16 ha determinato deviazioni obbligate lungo la viabilità secondaria e locale, con un significativo aumento dei tempi di percorrenza e dei costi sostenuti quotidianamente da cittadini e lavoratori”. Una situazione che, secondo “Ridateci il ponte”, non riguarda più soltanto gli spostamenti, ma sta producendo conseguenze anche sull’accessibilità ai servizi e sull’economia locale.
A rendere più difficile la situazione c’è anche il passaggio dei mezzi pesanti, con rallentamenti e problemi di sicurezza denunciati dal comitato. E se durante l’estate la SP55 ha già mostrato tutti i suoi limiti, cresce la preoccupazione per quello che potrà accadere con l’arrivo dell’autunno e soprattutto dell’inverno, quando piogge e maltempo potrebbero peggiorare ulteriormente le condizioni della carreggiata.
È su questi problemi quotidiani, ma anche sull’attesa che ha caratterizzato i mesi successivi al crollo, che si è sviluppata la mobilitazione. Il comitato dichiara di voler tutelare “i diritti della cittadinanza, dei pendolari, dei lavoratori e delle imprese del territorio tra Abruzzo e Molise”, promuovendo iniziative civili e, se necessario, legali.
Le richieste messe nero su bianco sono sette. Innanzitutto l’avvio delle procedure per la ricostruzione del ponte sulla Statale 16 e un cronoprogramma certo e pubblico. Parallelamente viene chiesta una soluzione temporanea che consenta di superare il Trigno senza continuare a gravare sulla viabilità interna, attraverso una bretella, un collegamento provvisorio o comunque un sistema capace di garantire tempi di percorrenza accettabili.
Un capitolo specifico riguarda proprio la SP55, per la quale vengono chiesti interventi straordinari di bitumatura, eliminazione di buche e avvallamenti, consolidamento e ripristino della segnaletica verticale e orizzontale. Il comitato chiede inoltre di vietare il transito ai mezzi pesanti, fatta eccezione per quelli impegnati nelle operazioni di carico e scarico lungo il percorso, deviando gli altri sull’A14 tra Termoli e Vasto Sud.
La protesta non riguarda però soltanto le strade. “Ridateci il ponte” chiede ristori economici e fiscali per attività e lavoratori penalizzati dall’interruzione della Statale 16, comprendendo tra questi ultimi i pendolari che da mesi sostengono maggiori costi per carburante e percorrenze più lunghe.

C’è poi una questione legata al diritto alla salute: ridurre i tempi necessari per raggiungere gli ospedali di Termoli e Vasto, soprattutto per le persone affette da patologie gravi. Infine il comitato rivendica il diritto a partecipare direttamente al percorso istituzionale, chiedendo che un proprio rappresentante possa prendere parte agli incontri nei quali verranno assunte le decisioni sulla futura viabilità della Statale 16.
Intanto, dopo mesi di attesa, qualcosa sul Trigno comincia a muoversi. Il 10 settembre è previsto l’inizio delle operazioni di dragaggio e dell’eventuale sminamento alla foce del fiume, dopo l’aggiudicazione definitiva della gara attesa per il 31 agosto. Si tratta di un intervento indispensabile per consentire la ripresa delle ricerche di Domenico Racanati, il pescatore 53enne di Bisceglie disperso durante l’alluvione del 2 aprile, e successivamente procedere verso la rimozione delle macerie del ponte.
L’area resta infatti sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Larino. La strada verso la ricostruzione passa quindi attraverso una serie di operazioni ancora da completare: dragaggio e messa in sicurezza dell’alveo, ripresa delle ricerche, rimozione delle macerie e dissequestro dell’area. Soltanto dopo potrà entrare nel vivo la realizzazione del nuovo attraversamento, per il quale si prospettano tempi non inferiori a 18 mesi una volta concluso l’iter autorizzativo.
Nel frattempo sta prendendo forma anche l’ipotesi di una viabilità provvisoria attraverso l’A14, mediante due rampe temporanee che permetterebbero di utilizzare per un breve tratto l’autostrada come bypass del ponte. Autostrade avrebbe già espresso un assenso di massima, mentre Anas e Regione stanno lavorando agli approfondimenti tecnici. La stima indicativa per realizzare il collegamento è di circa quattro mesi, ma al momento non esiste ancora un cronoprogramma definitivo.
Ed è proprio la distanza tra questi tempi e la quotidianità di chi dal 2 aprile continua a percorrere ogni giorno le deviazioni a spiegare la nascita di “Ridateci il ponte”. Dopo quasi cinque mesi il disagio non riguarda più soltanto Petacciato e la mobilitazione comincia ad allargarsi lungo entrambe le sponde del confine tra Molise e Abruzzo. Le prime riunioni del comitato si sono già svolte e ora l’obiettivo è decidere quali iniziative mettere in campo per portare le richieste dei cittadini sui tavoli istituzionali.


