Ha un infarto durante una festa, salvo grazie a un massaggio cardiaco di fortuna durato 40 minuti
Massimo Apicella, un carabiniere libero dal servizio e Sergio Di Domenico, un infermiere, hanno tenuto in vita un sessantenne colpito da arresto cardiaco durante una festa privata a Riccia. Decisivo anche il defibrillatore del 118. L’uomo è ricoverato in Terapia intensiva al Cardarelli.
Quaranta minuti di massaggio cardiaco, senza mai fermarsi, per tenere in vita un uomo colpito da arresto cardiocircolatorio. È una storia di sangue freddo, competenza e determinazione quella avvenuta nella tarda serata del 29 luglio a Riccia, dove un sessantenne è sopravvissuto a un infarto grazie al coraggio di due persone che si sono trovate nel posto giusto al momento giusto.
Erano circa le 23 quando, durante una festa privata organizzata in un bed & breakfast del paese, il sessantenne, le cui iniziali sono M.M., si è improvvisamente accasciato accusando un grave malore.
Tra gli invitati c’erano anche Massimo Apicella, carabiniere libero dal servizio, e Sergio Di Domenico, infermiere. I due hanno capito immediatamente che non si trattava di un semplice malore, ma di un arresto cardiocircolatorio. Senza perdere un istante hanno iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare, alternandosi nel massaggio cardiaco per evitare che il cuore e il cervello restassero troppo a lungo senza ossigeno.
Sono stati minuti interminabili. Per quasi quaranta minuti il carabiniere e l’infermiere hanno continuato le manovre salvavita, nell’attesa dell’arrivo dell’ambulanza del 118.
Quando i sanitari hanno raggiunto il B&B, hanno immediatamente preso in carico il paziente utilizzando il defibrillatore. Dopo tre scariche elettriche il cuore dell’uomo ha ripreso a battere e sono ricomparsi i segni vitali. Anche durante quelle delicate fasi di soccorso, Massimo Apicella – questo riferisce a Primonumero un testimone – ha continuato a praticare il massaggio cardiaco, interrompendolo soltanto quando il personale sanitario ha potuto constatare il ritorno della circolazione spontanea.
Il sessantenne è stato quindi trasferito d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove è ricoverato nel reparto di Rianimazione. Le sue condizioni sono stabili, ma la prognosi resta riservata.
Una vicenda che conferma quanto, in caso di arresto cardiaco, ogni secondo possa fare la differenza tra la vita e la morte. Senza l’intervento immediato dei due soccorritori, difficilmente il sessantenne avrebbe avuto possibilità di sopravvivere.
L’episodio riporta inevitabilmente l’attenzione anche sui tempi di intervento del sistema di emergenza, soprattutto nelle ore notturne e nelle aree interne del Molise, dove le distanze e la disponibilità dei mezzi possono allungare l’attesa. In questo caso, però, la preparazione di un carabiniere e di un infermiere, unita alla loro lucidità, ha colmato quei lunghi minuti che separano un arresto cardiaco dall’arrivo dei soccorsi avanzati.
Una catena della sopravvivenza che ha funzionato fino in fondo e che oggi permette a M.M. di continuare a lottare in ospedale, con una speranza che quaranta minuti prima sembrava ormai appesa a un filo.


