Montenero di Bisaccia
|“Ditemi cosa blocca il dragaggio e quando inizierà”. La moglie di Racanati scrive alle autorità: “Dopo cinque mesi basta aspettare”
Vanessa De Marco scrive una lettera aperta alle autorità. Chiede un cronoprogramma, l’elenco degli eventuali ostacoli ancora da superare e soprattutto una data per le operazioni nel fiume: “Non voglio più sentire ‘a breve’. Mio marito non è una pratica burocratica”.
Mancano dieci giorni al 2 settembre. Saranno cinque mesi esatti dal crollo del ponte sul Trigno e dalla scomparsa di Domenico “Mino” Racanati. Cinque mesi senza che il pescatore di Bisceglie né la sua automobile siano stati ritrovati. E questa volta sua moglie Vanessa De Marco non rivolge alle istituzioni soltanto un appello a continuare le ricerche. Fa domande precise e chiede risposte altrettanto precise: cosa impedisce ancora il dragaggio del Trigno? Quali autorizzazioni mancano? Chi deve rilasciarle? E, soprattutto, quando cominceranno le operazioni?
È il cuore della lettera aperta indirizzata “alle autorità e a tutti coloro che stanno gestendo le ricerche”. Un testo duro, nato da un’attesa che per la famiglia Racanati sta diventando sempre più difficile da accettare.
“Io sono ancora qui. Sto ancora aspettando di sapere la data precisa in cui verrà effettuato il dragaggio. E sono stanca”, scrive Vanessa.
Poi mette in fila gli ostacoli che, secondo quanto riferito alla famiglia in questi mesi, hanno rallentato il percorso verso le operazioni più invasive nel fiume: “Prima gli ordigni bellici. Poi le autorizzazioni. Poi i documenti. Poi la burocrazia. Poi un altro ostacolo”.
Il passaggio più significativo della lettera riguarda però la cronologia delle ricerche. De Marco afferma che già dal 5 giugno erano stati individuati tre punti nei quali erano state rilevate anomalie compatibili con la presenza di metallo. Un elemento sul quale ora la moglie di Racanati torna a chiedere spiegazioni.
“Dal 5 giugno siamo arrivati a settembre. Tre mesi”, scrive. “Perché è passato tutto questo tempo? Perché non si è intervenuti immediatamente quando sono stati individuati quei tre punti? Perché ogni passaggio deve trasformarsi in un nuovo ostacolo? Perché ancora oggi non abbiamo una data certa?”.
Le anomalie magnetiche rappresentano da settimane uno degli elementi sui quali si concentrano le speranze di trovare finalmente una traccia della vettura con la quale Racanati precipitò nel Trigno la mattina del 2 aprile. Durante il tavolo tecnico convocato il 15 luglio dalla Procura della Repubblica di Larino era emersa però anche un’altra possibilità: la presenza nel fiume di residuati bellici risalenti alla Seconda guerra mondiale, circostanza che impone verifiche e procedure di sicurezza prima di procedere con il dragaggio.
Proprio per la bonifica preliminare del tratto interessato dalle ricerche, nelle scorse settimane la Protezione civile del Molise ha stanziato 35mila euro. Un passaggio concreto, ma che per la famiglia non basta più senza conoscere i tempi che separano quelle procedure dall’intervento sul campo.
Vanessa De Marco non nega la complessità delle operazioni. “Posso comprendere che esistano difficoltà tecniche, problemi di sicurezza, autorizzazioni e procedure che devono essere rispettate”. Ciò che dice di non poter più accettare è “un’attesa senza una scadenza, senza certezze e senza risposte concrete”.
E c’è anche un’altra preoccupazione: il calendario. L’estate sta finendo e la moglie di Racanati teme che l’arrivo dell’autunno possa trasformarsi in un nuovo ostacolo. “Non voglio arrivare al momento in cui ci verrà detto che il tempo non permette di intervenire, che piove, che il livello dell’acqua è cambiato, che ci sono nuove difficoltà, che bisogna aspettare ancora”.
La lettera contiene una richiesta che assomiglia quasi a un questionario rivolto agli enti coinvolti: qual è oggi l’impedimento concreto al dragaggio? Quali autorizzazioni mancano? Quali documenti devono ancora essere prodotti? Qual è il cronoprogramma? E infine la domanda fondamentale: “Qual è la data in cui verrà effettuato il dragaggio?”.
La famiglia Racanati aveva già sollecitato risposte alla fine di luglio e nei giorni scorsi Alessandro, fratello di Mino, era tornato sul luogo della tragedia con dei fiori e uno striscione: “Vogliamo Mino a casa. Giustizia per Mino”. Ora è Vanessa a rivolgersi direttamente alle istituzioni.
“Non voglio più sentire ‘a breve’. Non voglio più sentire ‘si sta lavorando’. Non voglio più sentire ‘appena sarà possibile’”, scrive. “Dopo cinque mesi abbiamo bisogno di una data, di un piano e di fatti”.
Nel frattempo, sul ponte e sulla viabilità si lavora a un percorso diverso: Anas e le istituzioni stanno valutando il progetto per la nuova infrastruttura e le possibili soluzioni temporanee per ricucire il collegamento fra Molise e Abruzzo. Ma per i Racanati esiste una questione che viene prima di qualsiasi ricostruzione.
“Mio marito non è una pratica burocratica. Non è un fascicolo. Non è un numero. È un uomo che deve essere ritrovato”. Dopo quasi cinque mesi, Vanessa De Marco sceglie tre promesse rivolte prima di tutto a se stessa: “Non smetterò di parlare. Non smetterò di fare domande. Non smetterò di pretendere risposte”. Perché, scrive, “mio marito non può essere dimenticato sotto quel fiume”.


