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Dalle radici a Bonefro alle luci di Broadway: la storia di Carole Garthright, stella del Vaudeville

Nata in America da genitori molisani, Carolina Benevento ha incantato i teatri internazionali assieme al partner di scena George Garthright. Nel 1988 il ritorno nella terra d’origine. Il ricordo della famiglia e l’omaggio del sindaco.

Un filo sottile che unisce le piccole comunità del Molise ai grandi palcoscenici del mondo, intessuto di storie di emigrazione, talento e determinazione. Una di queste storie porta il nome di Carolina Benevento, conosciuta dal pubblico americano con lo pseudonimo di Carole Garthright: un’artista capace di imporsi tra i volti più apprezzati del Vaudeville, il genere di spettacolo d’insieme che ha dominato la scena culturale statunitense della prima metà del Novecento.

La sua storia comincia a Providence, nel Rhode Island, dove i genitori lasciarono Bonefro alla ricerca di nuove opportunità. La sorella maggiore, nata proprio nel borgo molisano, raggiunse gli Stati Uniti a soli due anni insieme alla madre. Carolina crebbe in un ambiente che manteneva vive le tradizioni d’origine, rivelando fin da giovanissima una spiccata attitudine per la danza.

La svolta arrivò nel 1937. Segnalata da uno dei suoi insegnanti per il notevole potenziale tecnico ed espressivo, la giovane Carolina venne indirizzata a un’audizione a New York con George Garthright (noto con il nome d’arte di George LaRue), ballerino solista alla ricerca di una partner. L’intesa artistica fu immediata.

Sotto il nome d’arte di Graysons, la coppia diede vita a un sodalizio professionale lungo venticinque anni, calcando le scene dei principali teatri mondiali. La critica dell’epoca ne lodava la precisione esecutiva e il senso dell’equilibrio, definendo le loro esibizioni “fluide come la seta”. Tra le tappe più prestigiose della carriera dei Graysons figurano i templi della prosa e del variatà di New York, come il Radio City Music Hall, lo Strand, il Commodore Hotel e il Palace Theatre.

“Siamo stati insieme così tanto e abbiamo fatto tutto insieme”, ricordava la stessa Carolina in un’intervista rilasciata nel 1996 al testata The Dundalk Eagle. Un percorso di successi sostenuto anche dall’orgoglio della famiglia, come raccontato dalla ballerina: “Mio padre disse a mia madre che lassù, mentre ballavo, sembravo un angelo”. Proprio dal padre, scoprirà in seguito Carolina, era derivata la vena artistica di famiglia: l’uomo era stato infatti un musicista di paese a Bonefro, condividendo la passione per il ballo con la moglie.

I Graysons proseguirono l’attività artistica fino al 1962, anno del definitivo ritiro dalle scene. Da quel momento, Carole Garthright scelse di dedicare il proprio tempo all’impegno comunitario, collaborando con la parrocchia locale e svolgendo attività di volontariato presso la Scuola del Sacro Cuore di Maria. L’artista si è spenta nel 2007.

Nonostante il successo internazionale, il legame con la terra d’origine dei genitori rimase intatto. Nel 1988, Carolina volle compiere un viaggio in Italia per visitare Bonefro, soggiornando nella casa di famiglia in via XX Settembre ospite della cugina Maria Crescenza Di Biase.

“Ha voluto visitare un luogo del cuore e parlava benissimo il dialetto bonefrano”, ricorda Giulia Di Capua, figlia di Maria Crescenza. “È stata felicissima di conoscere il paese: una persona amabile e gentile, nonostante il grande successo ottenuto in America. Questa testimonianza vuole valorizzare un talento di cui la nostra comunità può andare fiera”.

Un sentimento condiviso dal primo cittadino di Bonefro, Nicola Giovanni Montagano: “Il tempo non cancella i ricordi ed è bellissimo ripercorrere la vita e il percorso artistico di una figlia della nostra terra. Bonefro si conferma ancora una volta fucina di talenti che si sono affermati nel mondo, custodendo le proprie radici nate dai sacrifici dell’emigrazione”.