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Bypass A14 sul Trigno, due rampe provvisorie e quattro mesi per la bretella autostradale

Si lavora a una soluzione sul modello adottato ad Albiano Magra dopo il crollo del 2020: un ingresso e un’uscita temporanei per collegare la viabilità locale all’autostrada. L’assenso di massima della concessionaria ci sarebbe già e la Regione Molise ha messo a disposizione la propria struttura. Le novità emergono da una nuova interlocuzione avuta dalla consigliera Micaela Fanelli, che segue il progetto fin dalle prime fasi.

Due rampe provvisorie, una di ingresso e una di uscita, per collegare la viabilità locale all’A14 e utilizzare l’autostrada come bypass del ponte crollato sul Trigno. Tempi stimati: circa quattro mesi.

La soluzione sulla quale si sta lavorando potrebbe seguire il modello già sperimentato dopo il crollo del ponte di Albiano Magra, avvenuto nell’aprile del 2020. In quel caso furono realizzati, nel territorio ligure di Ceparana, due accessi provvisori all’A12 che permisero di ridurre i disagi tra la Liguria e la Toscana durante la ricostruzione dell’attraversamento sul fiume Magra.

Non si tratterebbe, quindi, di costruire un nuovo casello autostradale tradizionale, completo e permanente, ma di predisporre due rampe temporanee e controllate: una per immettere i veicoli sull’A14 e l’altra per farli uscire dopo il superamento del Trigno. Una soluzione provvisoria, ma destinata a restare in funzione per tutto il tempo necessario alla ricostruzione del ponte sulla Statale 16.

L’ipotesi sta assumendo contorni più definiti. L’interlocuzione portata avanti nelle ultime settimane avrebbe infatti condotto a un assenso di massima da parte di Autostrade. La concessionaria sarebbe dunque disponibile a lavorare sul collegamento e gli approfondimenti tecnici starebbero proseguendo proprio sulla base di questa apertura.

Tavolo tecnico marone

Anche la Regione Molise è coinvolta nella ricerca della soluzione. L’assessore regionale ai Lavori pubblici Michele Marone ha messo a disposizione la struttura tecnica regionale, affinché possa collaborare all’individuazione del tracciato e alla definizione delle opere necessarie. Il confronto coinvolge quindi Anas, Autostrade e le istituzioni territoriali, con l’obiettivo di trasformare l’ipotesi in un progetto realizzabile.

Gli ultimi elementi emergono da una nuova interlocuzione avuta dalla consigliera regionale del Partito democratico Micaela Fanelli, che segue il progetto fin dalle prime fasi e ha avanzato specifiche proposte per utilizzare l’A14 come collegamento alternativo.

Micaela Fanelli

Il confronto è avvenuto dopo la pubblicazione dell’articolo di Primonumero nel quale Fanelli aveva invitato la Regione e le istituzioni molisane a “dare una sveglia” alla trattativa, chiedendo che fosse il territorio a indicare la soluzione più utile e che non si aspettassero passivamente le decisioni di Autostrade.

La consigliera aveva espresso forti perplessità sulla prospettiva di un nuovo casello, temendo che un’infrastruttura di quel tipo richiedesse tempi incompatibili con l’emergenza. Le nuove informazioni consentono ora di precisare che non si starebbe progettando un casello ordinario, ma un sistema semplificato di accessi provvisori, tecnicamente paragonabile a quello realizzato ad Albiano.

In un primo momento si era ipotizzato di riservare al traffico locale una corsia dell’A14 per circa un chilometro, nel tratto che attraversa il Trigno, come avviene in presenza di un cantiere autostradale. Gli approfondimenti tecnici hanno però chiarito che, per ragioni di sicurezza, l’ingresso e l’uscita dei veicoli devono avvenire attraverso accessi controllati.

Per questo servono due rampe provvisorie: una per entrare in autostrada e l’altra per uscirne dopo aver superato il fiume. Il cosiddetto “casello provvisorio”, dunque, non sarà una stazione autostradale tradizionale, ma un sistema semplificato e delimitato per regolare il transito.

“Il chiarimento è importante”, osserva Fanelli. “Parliamo di rampe provvisorie, non di un casello autostradale ordinario. Se per ricostruire il ponte serviranno almeno due anni, disporre in quattro mesi di una viabilità alternativa attraverso l’A14 rappresenterebbe già una risposta concreta per il territorio”.

I quattro mesi indicati come stima di massima per realizzare il bypass non sono pochi, soprattutto dopo un’estate trascorsa interamente tra deviazioni e collegamenti difficili. Ma assumono un significato diverso se confrontati con i tempi della ricostruzione definitiva.

Per il nuovo ponte sul Trigno infatti ci sono tre ipotesi progettuali al confronto. Una volta scelta la soluzione, sarà necessario sviluppare il progetto e completare i passaggi tecnici e autorizzativi prima dell’apertura del cantiere. Per arrivare alla nuova infrastruttura serviranno complessivamente almeno due anni.

Il bypass non è quindi un intervento marginale né una soluzione destinata a durare poche settimane. Dovrà garantire per un periodo lungo una viabilità alternativa tra Molise e Abruzzo, migliorando gli spostamenti di residenti, pendolari, studenti, imprese turistiche, autotrasportatori e attività commerciali.

Oggi chi deve muoversi tra il Basso Molise e l’area di San Salvo è costretto a percorsi più lunghi, con tempi di viaggio che in molti casi sono quasi raddoppiati. Quattro mesi per tornare a disporre di un passaggio attraverso l’A14 significherebbero alleggerire una situazione destinata altrimenti a proseguire per anni.

“Questa soluzione va realizzata”, insiste Fanelli. “Quattro mesi non sono una risposta immediata, ma sono un tempo accettabile se l’alternativa è aspettare almeno due anni per il nuovo ponte. Per questo bisogna proseguire senza perdere altre settimane”.

Come funzionerebbe il bypass

Il collegamento dovrebbe utilizzare la viabilità già esistente nei pressi dell’area di servizio di Petacciato. Una delle strade alle spalle del distributore potrebbe essere sistemata e collegata all’autostrada attraverso una rampa provvisoria.

I veicoli entrerebbero sull’A14, percorrerebbero il tratto necessario a superare il fiume Trigno e uscirebbero attraverso una seconda rampa, tornando sulla viabilità ordinaria. Non ci sarebbe quindi una corsia semplicemente “staccata” dall’autostrada e consegnata al traffico locale, ma un vero bypass inserito nella rete autostradale, con accessi regolati.

La presenza di strade e spazi già utilizzabili potrebbe contribuire a ridurre i tempi e la quantità delle opere necessarie. Restano però da verificare nel dettaglio il punto degli innesti, le quote, le pendenze, la sicurezza delle manovre e il raccordo con la viabilità locale.

La scelta delle rampe risponde proprio alla necessità di garantire un collegamento sicuro per un periodo che potrebbe arrivare a due anni. Una semplice sistemazione assimilabile a un cantiere sarebbe difficilmente compatibile con la durata prevista e con il normale traffico dell’A14.

Il modello di Albiano Magra

Il precedente più vicino è quello del ponte di Albiano Magra, crollato l’8 aprile 2020 sulla Statale 330. L’interruzione aveva spezzato un collegamento fondamentale tra la Lunigiana toscana e la Val di Vara ligure, provocando pesanti conseguenze sulla mobilità di residenti e imprese.

In attesa della ricostruzione, il piano commissariale scelse di collegare direttamente la Statale 330, in località Ceparana nel comune di Bolano, in provincia della Spezia, con l’autostrada A12. Furono realizzate una rampa d’ingresso in direzione sud e una rampa d’uscita in direzione nord, entrambe dotate di varchi automatizzati.

La soluzione venne preferita a un ponte provvisorio perché compatibile con le norme di sicurezza, realizzabile attraverso un iter autorizzativo semplificato e capace di ridurre sensibilmente la lunghezza delle deviazioni. La previsione iniziale era di quattro mesi. I lavori partirono nel marzo 2021 e le rampe furono aperte al traffico il 16 luglio dello stesso anno.

Il nuovo ponte sul Magra, lungo 291 metri, venne successivamente aperto il 30 aprile 2022, circa un anno dopo l’inizio dei lavori. Le rampe, nate come risposta all’emergenza, continuarono a essere utilizzate perché nel frattempo erano diventate importanti anche per la mobilità ordinaria e per l’economia dell’area.

Il parallelismo non significa che la soluzione possa essere trasferita automaticamente sul Trigno. La conformazione dei luoghi, l’autostrada interessata e la viabilità circostante sono differenti. Il caso di Albiano dimostra però che rampe provvisorie collegate all’autostrada possono essere costruite in pochi mesi e garantire una risposta efficace mentre si lavora alla ricostruzione definitiva.

Il quadro che emerge oggi è dunque più avanzato rispetto a quello conosciuto nelle scorse settimane. Autostrade avrebbe espresso il proprio assenso di massima, Anas sta approfondendo la fattibilità e la Regione Molise ha messo a disposizione la propria struttura tecnica.

Occorre ora trasformare l’interlocuzione in un progetto, definire gli accordi e far partire il cronometro dei quattro mesi. “È positivo che il confronto stia andando avanti e che ci sia la disponibilità della concessionaria”, riconosce la consigliera del Pd. “Va dato atto anche all’assessore Marone di aver messo a disposizione gli uffici regionali. Adesso, però, bisogna arrivare rapidamente alla scelta definitiva e a un cronoprogramma”.

Dopo quattro mesi e mezzo dal crollo, la soluzione provvisoria comincia dunque a prendere una forma precisa: due rampe, quattro mesi di lavori e l’A14 utilizzata per ricucire il collegamento interrotto tra Molise e Abruzzo. Per il ponte definitivo servirà molto più tempo. Per questo il bypass non può più restare soltanto un’ipotesi.