Termoli e RFI: evitare assolutamente un altro accordo a perdere
La lettura di recenti articoli sui giornali telematici mi ha rinnovato vecchie ma sempre attuali preoccupazioni.
Il nuovo accordo tra Comune di Termoli, FS Sistemi Urbani e FS Park appare ad alcuni come una svolta storica: chiusura di vecchi contenziosi e rigenerazione dell’area ferroviaria; regolarizzazione di aree da decenni utilizzate per strade, parcheggi e servizi pubblici. Ma a me non pare, se si legge ciò che l’accordo contiene e se si riflette, soprattutto, su ciò che non contiene.
Ne scrivo anche per esperienza diretta.
Tra il 1990 e il 2010, come dirigente del Consorzio industriale e poi assessore regionale, ho partecipato a numerosi tavoli con il Gruppo Ferrovie dello Stato per accordi territoriali compensativi con i Comuni di Termoli e Campomarino. Molti si sono trascinati senza risultati; pochi si sono conclusi e in modo svantaggioso. Le cause sono state quasi sempre le stesse: divergenze tra amministrazioni, contrasti politici e sottovalutazione del potere contrattuale degli enti territoriali.
RFI dispone di strutture tecniche, legali e finanziarie forti e tutela interessi imprenditoriali definiti, ma i Comuni rappresentano interessi pubblici. Questo potere pubblico va esercitato, attrezzandosi politicamente e tecnicamente, prima che i progetti siano approvati. Davide è riuscito a vincere con Golia, usando la fionda, solo nel racconto biblico.
Le mie riflessioni
La priorità assoluta io ho sempre pensato fosse – e penso sia rimasta – lo spostamento dal centro urbano della sottostazione elettrica di viale Trieste-Sant’Alfonso e del relativo elettrodotto. Il primo tavolo che ricordo risale al 2001. La delocalizzazione è poi entrata nei protocolli successivi, compreso quello del 2025, ma non è mai diventata un obbligo contrattuale, con localizzazione alternativa, progetto, finanziamento, cronoprogramma, smantellamento e bonifica.
Dopo venticinque anni, sottostazione ed elettrodotto sono ancora lì.
Non basta più richiamarne lo spostamento in protocolli, verbali o dichiarazioni politiche. Nessun nuovo accordo può essere accettabile se non lo prevede come condizione essenziale e vincolante, non come opera da studiare o subordinare a futuri finanziamenti.
I precedenti dovrebbero insegnare prudenza.
Il primo.
Dopo la demolizione da parte dell’ANAS dello storico viadotto di Foce dell’Angelo, nel 2010, non si concluse un accordo organico con ANAS e RFI per recuperare e valorizzare le aree circostanti. La demolizione liberò il paesaggio, ma non fu accompagnata dal progetto urbano che avrebbe dovuto collegare la parte alta al lungomare e creare spazi e servizi. Quella che poteva diventare la più bella collina di Termoli, a nord, è lì, nello stato in cui è, a testimoniare l’incuria e il disinteresse.
Il secondo.
Abbiamo corso il rischio, per inutili diatribe politiche, di perdere il finanziamento per il nuovo ingresso viario a nord di Termoli, oggi via del Mare. Quel rischio fu scongiurato, ma dimostrò quanto facilmente un’opportunità strategica potesse essere compromessa quando l’ente locale patrocinava debolmente gli interessi della comunità. Se così non fosse stato, dopo l’abbattimento del viadotto, oggi l’ingresso nord di Termoli sarebbe ritornato quello di trent’anni fa, attraverso via Cristoforo Colombo e via Mario Milano.
Ancora più pesante, ricordo, è stato il bilancio di Campomarino. Sono cambiate amministrazioni, posizioni e richieste; sul contenuto di alcuni accordi si sono consumate persino crisi comunali. Molte compensazioni territoriali sono state perdute o ridimensionate, mentre il progetto ferroviario è avanzato.
Tra le occasioni mancate per quest’area del Molise, io penso ci sia la proposta di una stazione FS unica Termoli-Campomarino nell’area Pantano, sul modello di Vasto-San Salvo. Quella scelta avrebbe potuto consentire rettifiche di tracciato, abbassamento della quota ferroviaria urbana, recupero di superfici centrali, riduzione della cesura tra le due parti delle città e creazione di un nodo intermodale per la costa e il Nucleo industriale. La proposta non fu trasformata in uno studio vincolante né in un’intesa stabile.
Il Protocollo del 21 maggio 2025
Prevedeva uno studio di fattibilità sul nodo ferroviario: accessibilità della stazione, ricollocazione dei binari merci, alternative alle barriere antirumore, sottopassi, sovrappassi e mitigazione acustica. Nessuno studio pare sia stato consegnato nei tempi previsti, mentre RFI insisteva a sollecitare l’acquisto di aree del Gruppo FS per circa 735 mila euro, oltre IVA e altri oneri.
Il rischio è evidente con l’ultimo protocollo: gli impegni economici e patrimoniali del Comune diventano certi ed esigibili; le opere attese dalla città restano affidate a studi, tavoli tecnici, futuri finanziamenti e successive decisioni, con il termine dei lavori per l’A.V. fissato al 2028.
Si prevedono, infatti, come oneri comunali: l’acquisto delle aree; la regolarizzazione urbanistica e catastale del parcheggio multipiano di via Campania, realizzato su proprietà ferroviaria senza titolo; le spese tecniche, gli accertamenti fiscali, le sanzioni, le possibili imposte future; le eventuali bonifiche ambientali e perfino interventi relativi a ordigni bellici.
Il Comune dovrà anche modificare la viabilità davanti alla stazione e indirizzare gli automobilisti verso il parcheggio gestito da FS Park.
Penso sia poca cosa rispetto alle compensazioni dovute alla città: lo spostamento della sottostazione e dell’elettrodotto; la ricucitura della frattura ferroviaria; i sottopassi e i sovrappassi; la protezione da rumore e vibrazioni; il trasferimento dei binari merci; la garanzia di piena accessibilità ai binari.
Nel nuovo accordo gli obblighi del Comune appaiono analitici, onerosi e accompagnati da scadenze. Non emergono obblighi altrettanto precisi per RFI sulle opere strategiche attese da decenni.
Non si tratta di bloccare la regolarizzazione delle aree né di contrastare il potenziamento ferroviario. Si tratta di evitare che Termoli conceda subito tutto ciò che le viene richiesto, ricevendo in cambio soltanto studi e promesse. Prima di perfezionare acquisti, sanatorie e assunzioni di oneri, occorre un accordo equilibrato: obblighi reciproci, progetti approvati, finanziamenti individuati, scadenze comuni, garanzie e conseguenze per gli inadempimenti.
Soprattutto, dovrebbe essere posta una condizione non negoziabile: lo spostamento della sottostazione elettrica e dell’elettrodotto dal centro della città. Termoli non chiede favori. Fa valere il costo urbano, ambientale e sociale di un’infrastruttura nazionale che attraverserà sempre più intensamente il suo territorio.
Il mio appello
Intanto consiglio di studiare l’Accordo Comune di Bari – RFI. Con quell’accordo si è conclusa un’annosa trattativa con una compensazione duramente e realmente negoziata. I notevoli vantaggi territoriali per Bari sono diventati varianti progettuali approvate, finanziate e affidate alla responsabilità di RFI.
A Termoli, sembra ci siano solo promesse a beneficio dei protocolli.
Occorre alzare la guardia ora e impedire un altro accordo al ribasso, altrimenti il rischio concreto è che la “rivoluzione della mobilità” diventi, ancora una volta, una rivoluzione a senso unico: quello di RFI.


