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Sanità, il manager Asrem andava valutato prima di essere riconfermato: lo dicono i commissari. A Roberti l’ultima parola

Per dare i voti al direttore generale Asrem la struttura commissariale lo scorso anno ha ricostituito un Nucleo di valutazione. Ma la relazione sugli obiettivi raggiunti da Di Santo non c’è e la Giunta lo ha già promosso per altri due anni. Ora la palla è nelle mani di Roberti che potrebbe accogliere i suggerimenti delle opposizioni o andare avanti con Di Santo fino a settembre 2028

E’ una bufera politica da bollino rosso quella che si è abbattuta sul manager Asrem, Roberto Di Santo, riconfermato alla guida dell’azienda sanitaria molisana per i prossimi due anni. La decisione è stata presa dalla Giunta regionale di centrodestra senza valutare meriti e risultati del Direttore generale – in scadenza a settembre 2026 – che da tre anni è al vertice di via Ugo Petrella, a Campobasso.

Il nodo della faccenda va cercato nel decreto del commissario ad acta 155 del 1° ottobre 2025 col quale era stato ricostituito un Nucleo di Valutazione incaricato di verificare l’operato del dg Asrem per esprimere una valutazione sugli obiettivi del suo mandato. Due i possibili esiti: raggiunto o non raggiunto. Se già il 20 per cento degli obiettivi di Di Santo non fosse stato raggiunto, il dg andava bocciato.

Ulisse Di Giacomo e Marco Bonamico

Una commissione  d’esame qualificatissima (oltre al dg Salute della Regione Molise, ne fanno parte docenti universitari e un rappresentante di Agenas, la più importante agenzia nazionale per i servizi sanitari) avrebbe dovuto trasmettere la sua relazione al Presidente della Regione, alla Conferenza dei Sindaci e alla stressa Struttura Commissariale affinché ciascuno di loro adottasse i provvedimenti di propria competenza.

Ma tutto questo non è accaduto. Ne sono convinti i consiglieri regionali Andrea Greco, Massimo Romano e Roberto Gravina che già ieri stigmatizzavano questa promozione ‘a scatola chiusa’ del manager campano.

“E se il nucleo di valutazione dovesse poi esprimere un giudizio negativo, a quel punto che cosa accadrebbe? Si revocherebbe un incarico appena rinnovato? La Giunta ha pensato a questa eventualità, o ha scelto di blindare la posizione del Direttore Generale a prescindere dai risultati?” è quanto si domanda Gravina che sulla vicenda ha depositato una interpellanza urgente.

Dubbi li ha espressi anche l’ex assessore Gianfranco Vitagliano che in un post sui social ha rimarcato come “la Giunta afferma di aver preso atto dei risultati ottenuti, richiamando una nota della quale indica soltanto il numero di protocollo, senza precisarne il mittente, l’oggetto, la natura, i criteri utilizzati e i risultati riportati. Una nota quasi metafisica: non si vede, non si conosce, ma produce conseguenze molto concrete, perché vale altri due anni alla guida dell’unica azienda sanitaria regionale. Il punto non è se Di Santo possa restare. Il punto è perché debba restare. E la delibera non offre una risposta verificabile”.

Ma la delibera dell’esecutivo precisa anche un’altra cosa: che l’ultima parola spetta al Governatore. Sarà Roberti a  formalizzare, con proprio decreto, la prosecuzione del mandato di Di Santo che può rimanere in sella fino a settembre 2028 (limite massimo previsto dalla normativa), ma con una clausola che ne subordina l’efficacia alla conclusione della futura procedura selettiva per la nomina del nuovo direttore generale. Salvo altri casi di cessazione anticipata già previsti dalla legge.

Il presidente Roberti è a un bivio: fare un passo indietro in corner, o andare avanti con le opposizioni inferocite per una riconferma discutibile? La seconda opzione potrebbe essere giustificata da un altro aspetto interessante del decreto commissariale in cui non si dice che la valutazione è una condizione obbligatoria, ma una opzione.

Il decreto del 2025 – ben noto alla stessa Asrem – disciplina come deve essere effettuata la valutazione,
individua il Nucleo competente, stabilisce quando una valutazione è negativa, ma non afferma espressamente che il rinnovo dell’incarico non possa essere deliberato prima della conclusione della valutazione. Il decreto, da solo, non dimostra l’illegittimità del rinnovo.

La contestazione, quindi, è soprattutto politica, è una questione di opportunità amministrativa e di trasparenza visto che anche eventuali danni erariali sono da escludere essendo, la commissione esaminatrice, a costo zero per la casse pubbliche.

“Resta l’amara impressione che si tratti, ancora una volta, non soltanto di cattiva amministrazione – queste le parole di Vitagliano – ma di una decisione che si pone in grave contrasto con i principi cardine della gestione delle istituzioni pubbliche: trasparenza, imparzialità e rispetto delle regole. Principi che non rappresentano ostacoli burocratici da aggirare, ma il confine tra la legittima discrezionalità politica e una gestione del potere non adeguatamente trasparente e motivata”.

Gianfranco Vitagliano