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Ricina, investigatori tedeschi in Molise per preparare il sopralluogo nella casa delle vittime Sara e Antonella

Gli specialisti del Robert Koch-Institut hanno incontrato investigatori e Procura di Larino per definire modalità e tempi dei nuovi accertamenti nell’abitazione di via Risorgimento. Intanto proseguono a Berlino le analisi su campioni biologici, sangue dei familiari e alimenti sequestrati.

La nuova fase dell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella passa anche dal Molise. Nelle scorse ore alcuni specialisti della polizia tedesca sono arrivati nella regione per una serie di incontri operativi con gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e con la Procura della Repubblica di Larino, che coordina le indagini sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute a fine dicembre dopo un avvelenamento da ricina.

L’obiettivo della missione è preparare il nuovo sopralluogo nella casa di via Risorgimento, dove viveva la famiglia Di Vita e che, salvo variazioni del programma, dovrebbe svolgersi nei primi giorni di agosto. Gli incontri di queste ore servono a definire modalità operative, tempi e aspetti logistici delle attività che vedranno impegnati, fianco a fianco, gli specialisti tedeschi e la Polizia Scientifica italiana.

Il sopralluogo rappresenta uno dei passaggi più delicati della consulenza affidata dalla Procura agli esperti del Robert Koch-Institut di Berlino, centro di riferimento europeo per lo studio delle tossine biologiche. Nell’abitazione saranno ricercate eventuali tracce di ricina su mobili, superfici, indumenti e altri oggetti, oltre a possibili residui del Ricinus communis, la pianta dalla quale viene estratta la sostanza tossica.

Parallelamente proseguono nei laboratori di Berlino gli accertamenti scientifici già avviati sui campioni biologici prelevati durante le autopsie di Antonella e Sara, oltre che sul sangue di Gianni e Alice Di Vita, marito e figlia maggiore di Antonella, sottoposti a prelievo nelle scorse settimane per verificare un’eventuale esposizione alla ricina.

Sotto esame anche i circa settanta reperti alimentari sequestrati nell’abitazione tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio, trasferiti nei giorni scorsi in Germania. Gli specialisti stanno cercando eventuali tracce della tossina negli alimenti e nei residui dei pasti consumati dalla famiglia nei giorni immediatamente precedenti all’avvelenamento, nella speranza di ricostruire con precisione il percorso seguito dal veleno fino alle due vittime.

A oltre sei mesi dal duplice omicidio, la collaborazione tra investigatori italiani ed esperti tedeschi rappresenta uno degli snodi centrali dell’inchiesta. L’obiettivo della Procura resta quello di trasformare gli elementi raccolti finora in prove scientifiche utili a chiarire non solo come Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita siano state avvelenate, ma anche chi abbia introdotto la ricina nella loro abitazione.