Ricerche Racanati, l’anomalia nel Trigno potrebbe anche essere un ordigno bellico: serviranno artificieri e mezzi speciali
Emerge una possibile complicazione nelle ricerche del pescatore Domenico Racanati, disperso dal 2 aprile. La massa metallica individuata a circa 70 metri dalla foce del Trigno potrebbe appartenere alla sua auto, ma anche a residuati della Seconda guerra mondiale. Prima del dragaggio serviranno artificieri, mezzi speciali e un piano operativo condiviso.
Centoquattro giorni di attesa, di speranze e di domande rimaste senza risposta. Al tavolo tecnico convocato oggi dalla Procura della Repubblica di Larino non si è parlato soltanto della ricostruzione del ponte sul Trigno. Al centro dell’incontro c’era anche il destino di Domenico “Mino” Racanati, il pescatore di Bisceglie disperso dal 2 aprile scorso, quando il viadotto della Statale 16 cedette mentre stava attraversandolo con la sua Fiat Bravo diretto a Ortona.

Ad assistere ai lavori, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, c’erano anche la moglie Vanessa De Marco, il fratello Alessandro e la madre del pescatore. Una presenza silenziosa ma carica di dolore, dopo oltre tre mesi trascorsi senza poter dare una sepoltura al proprio familiare.
Poco prima dell’inizio del vertice, Alessandro Racanati aveva affidato alle sue parole tutto il peso di questi lunghi mesi di attesa. “Siamo sconvolti, il dolore non passa. Non capiamo perché occorra tutto questo tempo per proseguire le ricerche. Oggi speriamo in qualche decisione concreta. Ritrovare il corpo di Mino è l’unico pensiero con il quale viviamo ormai da oltre cento giorni”.
Quel dolore è rimasto il filo conduttore dell’intera riunione per la famiglia. La Procura continua infatti a considerare prioritaria la ricerca del disperso, tanto da subordinare il definitivo dissequestro dell’area alle esigenze investigative e al completamento delle operazioni necessarie per tentare di ritrovare il pescatore.
Ma proprio dal tavolo è emerso un elemento nuovo, destinato a complicare ulteriormente uno scenario già estremamente delicato.
Gli accertamenti eseguiti nei mesi scorsi con magnetometri hanno individuato una massa metallica a circa settanta metri dalla foce del Trigno. Fino ad oggi quella anomalia era stata considerata una possibile svolta, perché avrebbe potuto corrispondere all’autovettura di Racanati, trascinata dalla corrente dopo il crollo del ponte.
Ora, però, si affaccia un’altra ipotesi. Come ha spiegato il presidente della Regione Molise Francesco Roberti al termine del tavolo tecnico, quell’anomalia potrebbe non appartenere affatto alla Fiat Bravo del pescatore. In quell’area, infatti, sono documentate presenze risalenti al secondo conflitto mondiale e non si esclude che il segnale rilevato dagli strumenti possa essere provocato anche da un ordigno bellico inesploso o da altro materiale metallico depositato sul fondale.
È questa la ragione per cui il dragaggio non potrà essere avviato immediatamente: prima sarà necessario predisporre un piano operativo specifico, coinvolgendo squadre altamente specializzate e attrezzature adeguate per operare in sicurezza in un’area che potrebbe presentare ulteriori rischi. Solo dopo queste verifiche sarà possibile procedere con gli scavi e accertare la natura della massa metallica individuata dai rilievi.
Il programma sarà elaborato nelle prossime settimane e definirà competenze, modalità operative e mezzi da impiegare, coordinando il lavoro della Procura, dei consulenti tecnici e degli enti chiamati a intervenire sul campo.
Per la famiglia Racanati il tempo, però, continua a scorrere con un ritmo diverso da quello delle procedure amministrative.
Nei mesi scorsi le ricerche hanno impegnato Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Polizia Stradale, Marina Militare e numerosi nuclei specializzati. Sono stati utilizzati motovedette, sommozzatori, droni, Side Scan Sonar, metal detector e magnetometri terrestri, marini e aerei. Nonostante il massiccio dispiegamento di uomini e mezzi, né Domenico Racanati né la sua automobile sono mai stati ritrovati.
Oggi il tavolo tecnico ha aperto una nuova fase delle ricerche. La speranza della famiglia è che quell’anomalia magnetica rappresenti finalmente una risposta. Prima di scoprirlo, però, sarà necessario escludere che sotto il fondale del Trigno non si nasconda invece un’eredità della guerra rimasta sepolta per decenni. Intanto una cosa è chiara: i tempi si allungano, e di molto.






