Rischia di chiudere un appartamento per persone senza dimora: parte la raccolta fondi
Uno dei tre appartamenti del progetto di Housing First dedicato alle persone senza dimora a Termoli rischia di chiudere a causa della fine di uno dei finanziamenti che finora ne hanno sostenuto l’attività. Per questo l’associazione La Città Invisibile/Faced ha deciso di lanciare una raccolta fondi pubblica, con l’obiettivo iniziale di raccogliere 3 mila euro e garantire un altro anno di continuità a un’esperienza che, negli ultimi due anni e mezzo, ha permesso a oltre venti persone di intraprendere un percorso di autonomia.
L’associazione ricorda il lavoro svolto finora grazie ai contributi ottenuti: dodici posti letto in tre appartamenti ispirati ai principi dell’Housing First, il modello che mette la casa al centro del percorso di inclusione sociale. «I progetti vanno e vengono, le vite delle persone restano, con le loro aspirazioni, desideri, bisogni e problemi», si legge nella nota diffusa dall’associazione.
Secondo La Città Invisibile/Faced, per molte delle persone accolte «la casa è stata una base sicura, un’opportunità per recuperare autonomia, cercare un lavoro, ricominciare a prendersi cura della propria salute, sbrogliare vecchie rogne burocratiche, avere accesso ai servizi del territorio, al reddito, alla pensione di invalidità, stringere legami umani e trovare un proprio posto nella comunità cittadina».
Ora però uno dei progetti è arrivato al termine. «Uno dei progetti di housing che abbiamo avviato in questi anni è in scadenza, e purtroppo non riusciremo a rifinanziarlo. Questo significa che, senza le risorse necessarie, un appartamento è destinato a chiudere. Ma noi abbiamo deciso, insieme agli abitanti delle case, di provarci, di non mettere la parola fine a questa esperienza, di non rinunciare alla possibilità di progettare una vita nuova e dignitosa, a partire dalla casa».
Tra gli aspetti messi in evidenza dall’associazione c’è anche il coinvolgimento diretto degli stessi ospiti nel sostenere il progetto. «Gli abitanti si sono offerti di contribuire con una parte delle loro entrate, e questa è la soddisfazione più grande, sia per noi che per loro, perché la riconquista della propria dignità passa anche dalla responsabilità». Un contributo importante, spiegano, ma non sufficiente a coprire tutte le spese, anche perché «le entrate degli abitanti a volte sono incostanti, quasi sempre sono limitate, le spese improvvise spesso scompigliano i programmi e il costo della vita è sempre in agguato a erodere il reddito di chi vive con il minimo sindacale (o anche meno)».
Da qui la decisione di avviare la campagna “Un mattone per la nostra casa“, definita dall’associazione come «un esperimento duplice». Da una parte, spiegano i promotori, alcune persone che hanno vissuto anche a lungo in strada iniziano un percorso sempre più autonomo in una casa non più sostenuta esclusivamente da fondi pubblici; dall’altra «la comunità solidale che ci ha accompagnato e sostenuto in tutti questi anni si fa compartecipe della riuscita di un progetto inedito, complice e solidale dell’avventura di chi pensa che la casa è un diritto, non un premio da meritare».
L’obiettivo iniziale della raccolta è fissato in 3 mila euro, ma l’associazione guarda anche oltre. «Se il crowdfunding andrà bene, possiamo pensare di allargare questo esperimento e dare ad altre persone l’opportunità di una casa e di una base sicura per una vita degna e autonoma».
Nella parte finale della nota, La Città Invisibile/Faced ribadisce anche il valore politico dell’iniziativa. «Servizi come questo dovrebbero essere offerti dal pubblico, è per questo che paghiamo le tasse. Un diritto come la casa dovrebbe essere garantito dalle politiche pubbliche e non essere delegato all’iniziativa privata. Con questa iniziativa non vogliamo sostituirci al ruolo dello Stato, ma creare una piccola forma di welfare mutualistico che dimostra una possibilità e rivendica al tempo stesso politiche più inclusive e di cura».


