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Quando Baresi subì il fascino dell’Ercole Sannita, per lui fu ovazione molisana

Nel gennaio del 2017 il grande campione rossonero e della nazionale fu ospite della Giornata dello Sport voluta da Carmelo Parpiglia. Magico il suo incontro con i giovanissimi del Bojano e dei Sanniti. Incontrò il pubblico del Savoia ricordando le due partite giocate contro i lupi.
Va via in punta di piedi come aveva vissuto, lui che è stato uno dei difensori più forti della storia del calcio.

Franco Baresi era un monumento. Uno di quei guerrieri lancia in resta che svettano sui piedistalli delle piazze calcistiche di mezzo mondo.
Già, l’ultimo baluardo difensivo a copertura del portiere e uno dei più grandi liberi nel senso tradizionale del termine: tatticamente perfetto nel dettare i movimenti della difesa, implacabile nelle chiusure, regale nelle uscite palla al piede per la prima impostazione, che le cosiddette partenze dal basso di oggi impallidiscono miseramente al confronto.
Prima fase di carriera straordinaria, folgorante anche se non ancora emblema della Nazionale italiana perché davanti aveva un certo Gaetano Scirea, altrettanto ‘mitologico’ in grado di segnare più reti su azione e di giocare all’occorrenza da centrocampista aggiunto.

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La scomparsa del super capitano di una delle più belle squadre che il football mondiale abbia mai espresso – il Milan dalla granitica difesa e i tre formidabili olandesi davanti – è un brutto colpo per gli amanti del vecchio calcio, quello degli oratori, delle bandiere, quello in cui per il secondo calciatore di due fratelli si faceva semplicemente riferimento a Baresi II.
La classe dei difensore rossonero-azzurro era ai livelli di quella di Kaiser Franz Beckenbauer, il capostipite di una generazione di liberi dal carisma di ferro e dai piedi di velluto.
Il Molise ha incrociato più volte la figura riservata di Baresi, quasi l’opposto del leader grintoso che comandava ovunque sui campi di calcio. Nell’autunno dell’82 guidava al vecchio Romagnoli il Milan appena retrocesso in serie B per calcio scommesse.

Potemmo apprezzare lui e gli altri campioni del vecchio Diavolo ferito, nella partita che i rossoneri vinsero 2-0, approfittando di un Campobasso ancora inesperto, fresco della promozione tra i cadetti. Al ritorno, prima storica volta dei lupi a San Siro, non giocò. Finì 0-0!
Lo rivedemmo contro un lupo in fase pre calante, nell’estate dell’.88, coppa Italia al Nuovo Romagnoli. Milan e Gullit implacabili: 3-1.
Altro piacevole ricordo di Baresi in Molise il 24 gennaio 2017, carriera finita da un bel pezzo, ma sempre fiero ambasciatore del verbo rossonero.

Eta stato invitato dall’ ex collega di quel Campobasso-Milan 0-2, difensore ma dall’altra parte della barricata, Carmelo Parpiglia, nel frattempo diventato consigliere regionale delegato allo Sport. Parpiglia aveva creato la Giornata regionale dello Sport, che nella sua fase inaugurale era una suggestiva combinazione di grandi campioni e atleti molisani premiati dalle federazioni di appartenenza. Quel giorno l’ex difensore dei lupi consegnò a Baresi l’Ercole Sannita (foto) simbolo della fierezza e forza molisana.
Il campione aveva passato la mattinata al centro Varazi di Bojano, su invito di Nicola Dell’Omo, dirigente di una delle scuole calcio boianesi.

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Mangiammo tutti insieme, anche alcuni giornalisti. Al tavolo, perfettamente a suo agio, il Kaiser Franz italiano.
Il quale poi raggiunse il Teatro Savoia di Campobasso dove, sul retro, incontrò i pulcini i giovani dei Sanniti guidati da Antonello Corradino e Massimiliano Nugnes e poi si presentò alla platea della giornata dello Sport. Uno splendido spaccato di aneddoti e prospettive, una serata di calcio ricordi e giovanissimi talenti, quelli di cui Baresi parlò per conto della Milan Academy. Poi ovazione e la (ti)partenza per nuovi piccoli e grandi progetti nel calcio.
Finale di partita, per dirla, ma solo nel titolo, con Samuel Bechett, in punta di piedi così come aveva vissuto, nonostante la carriera da numero uno del calcio mondiale. E finale beffardo, come quel rigore calciato alle stelle nella finale dei Mondiali del 94.

Si era infortunato contro la Norvegia, nel secondo match del girone a quattro.
Operato al menisco in artroscopia, restò in America nel gruppo e, dopo 24 giorni, tornò clamorosamente in campo nella finalissima col Brasile. Fu un rischio bello e buono ma lui giocò da Dio, 120 minuti splendidi, probabilmente è l’unico caso al mondo di un giocatore che torna in un grande torneo dopo l’nfortunio senza giocare neanche una mezza partitella! Cosí a freddo dopo quasi in mede. Follia. Ci mese il cuore, la testa e il piede destro fino all’ultimo istante, quel momento maledetto in cui un destino avverso e immeritato alzò la traiettoria del suo tiro e di quello di Roberto Baggio, pure lui in campo nonostante una gamba fuori uso. Eppure Baggio e Baresi erano quasi infallibili dal dischetto, Baresi addirittura divenne capocannoniere della Coppa Italia (prima volta di un libero) nella stagione 89-90 con quattro rigori segnati su 4. Coppa Italia che è l’unico trofeo nazionale a mancare nella sua fantastica bacheca.
Fu insomma un epilogo drammatico per entrambi, perché diedero il 200 per cento, forse di più per quella coppa.

Quel rigore, anzi quei rigori, fanno ancora più male, oggi, ma non sono più il manifesto di un mondiale perso, ma la firma in calce sulla carriera di uno dei più grandi campioni di sempre: modesto, concreto, elegante: Franco Baresi, il libero silenzioso che non amò la ribalta, campione universale, oltre i confini di pali e traverse.