Ponte sul Trigno, iniziata la pulizia degli argini: operazioni preliminari per capire le cause del crollo
L’intervento di Anas lungo gli argini del Trigno è il primo passo verso i sopralluoghi che dovranno chiarire le cause del crollo del ponte del 2 aprile. Al centro delle indagini della Procura di Larino resta la domanda decisiva: perché il viadotto ha ceduto?
Qualcosa si muove dalle parti del viadotto crollato sulla Statale 16. A oltre 100 giorni dal catastrofico evento, è iniziata la pulizia lungo gli argini del fiume Trigno, in prossimità del ponte e a poche decine di metri dalla foce, con la rimozione della vegetazione incolta e delle erbacce coordinate dall’Anas. Un intervento apparentemente ordinario, ma che rappresenta in realtà il primo passaggio concreto verso una fase decisiva: quella dei sopralluoghi e degli accertamenti tecnici necessari a ricostruire la dinamica del cedimento avvenuto lo scorso 2 aprile.
Il taglio della vegetazione interessa le aree vicine al viadotto, gli argini e i punti dai quali tecnici, mezzi e personale incaricato dovranno successivamente raggiungere l’alveo del fiume e le strutture rimaste in piedi. La presenza di sterpaglie, rovi e vegetazione cresciuta senza controllo rende infatti più difficili gli spostamenti, limita la visibilità e può rappresentare un ostacolo per le attività da eseguire in prossimità del corso d’acqua. La pulizia servirà quindi a mettere in sicurezza gli accessi, liberare le zone di lavoro e consentire una migliore osservazione dei piloni, delle fondazioni e delle parti residue del ponte.
Si tratta di attività preliminari, propedeutiche alle verifiche già annunciate dopo il tavolo tecnico tenuto mercoledì scorso 15 luglio alla Procura di Larino, al quale hanno partecipato Anas, istituzioni e soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza. In quella sede era stato chiarito che Anas avrebbe potuto entrare nell’area sottoposta a sequestro per svolgere i primi sondaggi, predisporre il piano per la rimozione delle macerie e permettere ai tecnici incaricati dall’autorità giudiziaria di effettuare gli accertamenti utili all’inchiesta.
La pulizia degli argini costituisce dunque uno dei primi passaggi operativi di quel percorso, che tuttavia deve ancora superare degli ostacoli, compresa la possibile presenza di ordigni alla foce del Trigno , visto che l’area delle Marinelle, poco più a Sud, era una base di atterraggio e decollo di aerei durante la seconda guerra mondiale.
Il punto centrale resta la necessità di accertare perché il ponte sia crollato. Il 2 aprile il Trigno era interessato da una piena molto violenta, dopo giorni di fortissime piogge, con un livello delle acque particolarmente elevato e una forte pressione esercitata dalla corrente.
Tuttavia, al di là della piena, non è ancora la causa accertata del cedimento. Saranno i sopralluoghi, i rilievi e le analisi tecniche a dover stabilire che cosa sia realmente accaduto sotto la struttura nelle ore precedenti il crollo e quali fenomeni abbiano determinato la perdita di stabilità del viadotto.
Una delle ipotesi da verificare riguarda il possibile scalzamento alla base dei pilastri. La forza dell’acqua potrebbe aver eroso progressivamente il terreno e i materiali attorno alle fondazioni, scavando sotto uno dei piloni fino a comprometterne l’appoggio. Un cedimento alla radice di un pilastro avrebbe potuto provocare lo spostamento o l’abbassamento della struttura e, di conseguenza, il collasso della campata.
Anche questa, però, resta un’ipotesi. Gli accertamenti dovranno stabilire se l’erosione si sia prodotta durante la piena del 2 aprile, se fosse già in corso da tempo oppure se la struttura presentasse condizioni che l’hanno resa più vulnerabile alla forza della corrente. Per farlo sarà necessario esaminare le fondazioni, la posizione dei piloni, il terreno dell’alveo, le parti sommerse e i materiali rimasti dopo il cedimento.
Accanto all’ipotesi dello scalzamento dovrà essere valutata anche la possibilità che abbiano inciso interventi di manutenzione eseguiti nel corso degli anni o altre modifiche che potrebbero aver alterato l’equilibrio originario del ponte. Tutte questioni che le verifiche tecniche dovranno affrontare. Bisognerà accertare se lavori realizzati sulla carreggiata, sulle strutture, sui piloni o nelle aree circostanti abbiano avuto conseguenze sulla stabilità complessiva del viadotto.
Tutte le ipotesi dovranno essere esaminate nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Larino, aperta per fare piena luce sul crollo e sulle sue conseguenze. L’area resta sotto sequestro proprio perché ogni intervento deve essere compatibile con le esigenze investigative e non può compromettere gli elementi utili a ricostruire la dinamica dei fatti.
La rimozione delle macerie, per esempio, non potrà essere eseguita come un semplice intervento di sgombero. Ogni parte del ponte dovrà essere osservata, documentata ed eventualmente sottoposta a esame prima di essere spostata. Travi, elementi in cemento, ferri, appoggi e parti dei piloni possono fornire indicazioni sulla direzione del cedimento, sui primi punti di rottura e sulla successione degli eventi che hanno portato al collasso.
Per questo Anas dovrà predisporre un piano dettagliato di rimozione, da coordinare con i consulenti e con i tecnici dell’autorità giudiziaria. Soltanto dopo i rilievi e le verifiche sarà possibile procedere allo smontaggio e allo spostamento delle macerie senza perdere informazioni potenzialmente rilevanti per l’inchiesta.
Dopo i sondaggi si dovrà decidere anche se il nuovo ponte potrà essere ricostruito nello stesso punto oppure se sarà necessario individuare una soluzione differente. Le istituzioni hanno già chiarito che entrambe le opzioni restano aperte: ricostruzione in loco, qualora le condizioni dell’alveo e del terreno lo consentano, oppure realizzazione di un tracciato alternativo – leggermente più a monte – se dagli studi dovessero emergere criticità incompatibili con il ripristino della struttura nella posizione originaria. Quello che appare certo è che il ponte attuale verrà demolito pezzo per pezzo per essere sostituito. Una delle possibilità è installare in loco un ponte prefabbricato.
Le indagini vanno avanti sia per crollo colposo che per omicidio colposo. Resta infatti aperta la ferita legata alla scomparsa di Domenico Racanati, il 53enne di Bisceglie disperso nel crollo e mai ritrovato nonostante le ricerche effettuate lungo il fiume e nella zona della foce. Anche per questo ogni fase delle operazioni continua a essere seguita con particolare attenzione, nella speranza che le attività nell’alveo e la progressiva rimozione delle macerie possano fornire ulteriori elementi.
La domanda fondamentale resta aperta: che cosa ha fatto cedere il ponte sul Trigno? Capire se vi sia stato uno scalzamento dei pilastri, se abbiano inciso condizioni strutturali preesistenti o se eventuali interventi effettuati negli anni abbiano compromesso la stabilità dell’opera è il passaggio dal quale dipende tutto il resto. Dalla risposta non dipenderanno soltanto gli esiti dell’inchiesta della Procura, ma anche i tempi, il luogo e le modalità della futura ricostruzione.

