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Piazza gremita per Bonaccini: “Se non ci uniamo, Meloni torna a Palazzo Chigi in cinque minuti”. La ricetta per salvare i piccoli paesi

Il presidente del Pd richiama il centrosinistra alla sfida del 2027 e porta a San Martino l’esperienza dell’Emilia-Romagna: asili nido, trasporti gratuiti per gli studenti, sostegni alla prima casa, sanità e lavoro per contrastare lo spopolamento. Successo di pubblico per l’incontro promosso da Unismip e Vittorino Facciolla. A margine dell’evento l’intervista su Schlein, Vannacci, giovani e sanità

“Se non ci uniremo, questa volta Giorgia Meloni andrà in vacanza, non farà neppure la campagna elettorale, tornerà riposata e rientrerà a Palazzo Chigi esattamente in cinque minuti”. Stefano Bonaccini sceglie una battuta, ma il messaggio consegnato alla piazza di San Martino in Pensilis è molto serio: senza una coalizione compatta e una proposta credibile, nel 2027 il centrosinistra rischia di consegnare nuovamente il governo alla destra.

È uno dei passaggi più forti di una serata che ha richiamato al Muraglione un pubblico numeroso, composto da cittadini di San Martino e da persone arrivate anche da altri centri del Molise. Sedie occupate, gente in piedi e attenzione rimasta alta durante un confronto che ha attraversato Europa, Italia, sicurezza, disuguaglianze, sanità, giovani, spopolamento e futuro delle aree interne. Un successo per l’iniziativa promossa dall’associazione Unismip, costruita attorno a un dialogo aperto con l’ex presidente dell’Emilia-Romagna, oggi europarlamentare e presidente nazionale del Partito Democratico.

Bonaccini san Martino in pensilis

A fare gli onori di casa è stato il consigliere regionale Vittorino Facciolla, promotore dell’appuntamento e originario proprio di San Martino in Pensilis. In piazza erano presenti anche le consigliere regionali Micaela Fanelli e Alessandra Salvatore, la sindaca di Campobasso Maria Luisa Forte e il segretario regionale del Pd Ovidio Bontempo, arrivato da Isernia.

Bonaccini san Martino in pensilis

Con loro i segretari delle federazioni del Medio e del Basso Molise e numerosi amministratori ed esponenti democratici.

Bonaccini non ha nascosto le difficoltà dell’opposizione, ma ha insistito sulla possibilità di vincere le prossime elezioni a una condizione: non limitarsi a sommare sigle o a costruire una coalizione fondata esclusivamente sull’avversione al governo. L’unità è necessaria, ma da sola non basta. Servono poche priorità riconoscibili e un programma capace di rispondere alla domanda che, secondo il presidente del Pd, peserà maggiormente al momento del voto: dopo cinque anni di governo Meloni, gli italiani stanno meglio o peggio?

La sua risposta è netta. Le condizioni economiche e sociali di una parte crescente del Paese sono peggiorate, la sanità pubblica è più fragile e la percezione di insicurezza è aumentata. Per questo, ha sostenuto, il centrosinistra deve smettere di guardare soltanto a ciò che avviene nel campo avversario e presentarsi agli elettori con una propria idea dell’Italia.

Bonaccini PD San Martino

Il passaggio più vicino alla realtà molisana è arrivato quando il confronto si è spostato sui piccoli comuni e sulla perdita di abitanti. Bonaccini ha rifiutato la ricerca di una soluzione unica. Lo spopolamento, ha spiegato, è il risultato di un processo strutturale che da decenni spinge la popolazione verso le città. La pandemia ha fatto riscoprire il valore delle aree interne e le tecnologie possono oggi offrire opportunità nuove, dallo smart working alla telemedicina. Ma computer e connessioni non possono sostituire le politiche pubbliche.

Per restare in un paese servono insieme lavoro, scuola e sanità. Non basta garantire un ambulatorio se manca un’occupazione; allo stesso modo, avere un posto di lavoro non è sufficiente quando per studiare, curarsi o utilizzare un servizio essenziale bisogna affrontare ogni giorno lunghi spostamenti. La lotta allo spopolamento, nella visione portata a San Martino, richiede quindi interventi coordinati e non incentivi occasionali.

Bonaccini PD San Martino

Bonaccini ha tradotto il ragionamento in esempi tratti dai dieci anni trascorsi alla guida dell’Emilia-Romagna. Uno riguarda la gratuità degli asili nido nei comuni montani e nelle aree interne. Ha ricordato di avere inaugurato strutture in quattro paesi nei quali un nido non era mai esistito. In alcuni casi si trattava soltanto di sei o otto posti, numeri apparentemente piccoli che per quelle comunità rappresentavano qualcosa di molto più grande.

Aprire un asilo nido o una scuola materna dove non c’era o dove era stata chiusa significa dare un’idea di futuro”, ha spiegato. Alle inaugurazioni, ha raccontato, partecipava l’intero paese, a cominciare dagli anziani. Non era semplicemente l’apertura di un servizio, ma il segnale che quella comunità poteva ancora immaginare bambini, famiglie e una nuova generazione.

Un altro esempio è la gratuità del trasporto pubblico locale assicurata in Emilia-Romagna a circa 250mila studenti. Una misura pensata per alleggerire le spese delle famiglie e, contemporaneamente, incentivare l’uso di autobus e treni. Il riferimento al Molise è stato immediato: da San Martino molti ragazzi devono raggiungere Termoli, Campobasso o altri centri per frequentare le scuole superiori. Quando i figli sono due o tre, il costo sostenuto dalle famiglie può diventare rilevante.

La terza misura richiamata riguarda l’acquisto della prima casa nei comuni montani. L’Emilia-Romagna aveva previsto contributi fino a 30mila euro per giovani con meno di 40 anni, coppie e famiglie intenzionate a trasferirsi in quei territori. A fronte dei 10 milioni inizialmente stanziati, arrivarono domande per 66 milioni e mezzo. La Regione decise quindi di rifinanziare l’intervento, arrivando a sostenere più di mille nuclei familiari. Furono ammesse anche le abitazioni da ristrutturare, proprio perché nei piccoli centri sono spesso quelle maggiormente disponibili.

Non misure miracolose, dunque, ma scelte capaci di rendere concretamente possibile la vita nelle aree interne. La differenza, secondo Bonaccini, la fanno servizi che permettono a una giovane coppia di immaginare il proprio futuro in un paese, invece di essere costretta ad andarsene.

La questione generazionale è tornata anche nell’intervista rilasciata a margine dell’incontro. Bonaccini ha parlato della necessità di una proposta “quasi shock” del Pd per i giovani, discussa anche con Elly Schlein: una tassazione fortemente ridotta o addirittura azzerata, entro una determinata età, per il primo impiego e per chi apre una partita Iva.

L’obiettivo è impedire che ragazze e ragazzi formati a spese dello Stato vadano all’estero e diventino classe dirigente di altri Paesi. “Aiutare una ragazza o un ragazzo a costruirsi una vita qui, magari a formare una famiglia e ad avere figli, non significa aiutare soltanto loro”, ha osservato. Significa sostenere anche genitori e nonni, che sempre più spesso intervengono per permettere ai più giovani di arrivare alla fine del mese.

A margine della serata il presidente del Pd ha affrontato anche il nodo della leadership del centrosinistra. Elly Schlein, ha detto, “ha tutte le carte in regola” per candidarsi alla presidenza del Consiglio, ma la scelta dovrà arrivare soltanto dopo la definizione di un programma condiviso con gli alleati. Le primarie restano una possibilità, ma discuterne adesso sarebbe per Bonaccini un errore: prima occorre concordare tre, quattro o cinque priorità e dimostrare che la coalizione sarebbe in grado di governare senza dividersi “alla prima curva sbagliata”.

“Per vincere non basta parlare male di Meloni dalla mattina alla sera e non basta mettere insieme una coalizione contro. Bisogna mettere in campo una proposta alternativa, cioè un’idea di Paese”, ha ribadito.

Sul fronte opposto Bonaccini ha definito Futuro Nazionale “un partito di estrema destra” che starebbe già sottraendo consensi alla Lega e potrebbe spostare ulteriormente a destra l’asse della coalizione. Ha però invitato il Pd a non concentrare la propria strategia su Roberto Vannacci e sulle tensioni interne alla maggioranza. Le contraddizioni, ha aggiunto, non mancano: mentre Vannacci propone la “remigrazione”, il governo riconosce la necessità di oltre 600mila lavoratori provenienti da altri Paesi per rispondere alle esigenze delle imprese.

Il messaggio conclusivo della serata torna così al punto di partenza. Per Bonaccini il centrosinistra può ancoracontendere Palazzo Chigi alla destra, ma deve arrivare al 2027 unito, con poche proposte comprensibili e verificabili. E deve dimostrare di saper parlare anche a quei territori che perdono abitanti, servizi e fiducia. Perché, come ha ricordato davanti alla piazza di San Martino, a volte persino un asilo di sei posti può essere il primo segnale che un paese non ha rinunciato al proprio futuro.