Il borgo dei murales sospeso nell’aria è un luogo dell’anima da visitare
Un bel pezzo di cielo celeste annuncia il borgo sospeso. Tra i piccoli borghi più belli d’Italia Civitacampomarano ha una storia tutta da raccontare. Sospeso nel tempo, con una magnifica scena, apre il sipario su un palcoscenico attraente. Che sa di storia, di arte, di vita passata e di non pochi momenti di gloria. Il borgo dei murales brilla, sospeso nell’aria, in groppa ad un lungo sperone di roccia arenaria, con le sue arcate murate e le case come nidi di fata. Con i suoi possenti torrioni del grande castello angioino, scende verso il quartiere più basso sul Dirupo della Cavatella. Un panorama da gustare. Magnifico. Detta con orgoglio non pochi pensieri divini. Il versante è singolare. Da mozzafiato. Ben architettato. Da set cinematografico. La sua austera posizione è dunque degna di nota. Affascina. Colpisce chiunque raggiunge il paese. Siamo fuori dal borgo turrito.
Ci accoglie il primo cittadino, Paolo Manuele, per dare voce, nelle serate estive, a Pane d’acqua, il mio ultimo libro, che parla di sguardi emotivi sui borghi, che vivono soli sotto la luce del giorno. Il sindaco ci accoglie a braccia aperte. E’ cordiale. Con piacere ci offre un caffè dove il borgo di Civita si tocca con un dito. Poi ci porta ad assaggiare i Ciell’, il dolce tipico del luogo, che sa di mani sapienti, di tradizione. Che esalta gli antichi sapori d’un tempo: la mollica, il mosto cotto, il miele, i segreti degli ingredienti. La condivisione dell’amore che si ha per il territorio, le piccole cose e il loro valore è immediata. Esalta intenti comuni. In una dimensione futura il territorio va curato se si vuole che cresca la comunità nel suo insieme. Sorride soddisfatto Paolo Manuele. L’espressione è quella di uno spirito attivo. Empatico. Tranquillo. Sincero. Che con tanta passione è impegnato a riqualificare il contesto di vita del proprio ambiente.

Dove l’abitare è relazione. Schietta. A misura d’uomo in minuti quartieri. Con orgoglio ci racconta i progetti in itinere. Volti a rigenerare i vuoti di assenze infelici. E’ assieme alla vicesindaco. Qui tante sono le luci accese in programma. I luoghi vanno curati. Per rinascere. Nel corso dell’anno il borgo attrae non pochi visitatori grazie ai suoi originali murales. Si vuole rigenerare così il territorio urbano con una sorta di resistenza culturale. Per evitare l’incuria, l’abbandono, il disinteresse. Per amare di più i luoghi vuoti e riempirli di speranza con forti motivazioni. Un bel passo in avanti, esemplare, è stato fatto. Qui “Il Molise, non esiste, resiste” come ci ricorda la scritta più ricercata e fotografata. Ricordando che rinascere si può se si è resilienti. Se si è virtuosi. Se si garantisce il proprio impegno. Sempre. Se si opera seriamente per non far morire il proprio paese. Civitacampomarano con la sua Cvta’ Street Fest e l’arte di strada perenne è di certo un bellissimo esempio.

Dopo il castello e l’arco del campanile il borgo si mostra nella sua identita’ più genuina. Lungo Via Cuoco, dove si affaccia la dimora di Vincenzo Cuoco, brillante intellettuale e storico della Rivoluzione Napoletana, l’attenzione si rivolge al filare delle abitazioni, ai vicoli stretti, alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e a quella di San Giorgio Martire in fondo allo spiazzo. Si tratta di un cammino felice. Tra i vuoti, le pareti scrostate e gli spazi abbandonati, affascina la visione panoramica della vallata sottostante.

Tra le abitazioni solitarie e le ombre più scure, come si vede dalle immagini, colpisce il portale dirimpetto al sottoportico di Santa Maria delle Grazie. Un esafoglio campeggia sulla chiave di volta. Si tratta di un fiore a sei petali con due colombe laterali. Simboli di una iconografia antica ed esaltante sul piano sociale e spirituale. Il suo messaggio di certo è beneaugurale. C’è l’equilibrio, la voglia di pace, l’amore per gli altri, e verso Dio il viaggio dell’anima punta sempre più in alto. Qui resistono i valori di ieri. Verso di noi, silenti, si dispiegano. Lasciano un bel segno. Oltre si fanno sentire tra gli accordi più intimi. Più giù, la *Casa del Mercante*, più nota, racconta i mestieri d’un tempo. All’ingresso è visibile il davanzale “a veneziana” per esporre le merci da vendere alla clientela. Sulla facciata ad angolo, svariati bassorilievi ed elementi figurativi di pietra ricordano la vivacità commerciale in questo caratteristico angolo dell’abitato. Bisogna addentrarsi poi nel dedalo delle viuzze per vedere i murales meno appariscenti. Appartati. Nascosti. Destano curiosità sugli usci, le porte e le finestre i volti dei bimbi particolarmente schietti, simpatici ed espressivi. Ricordano i luoghi dell’assenza, i vuoti, le partenze e i mancati rientri di chi ha abbandonato da tempo il paese. Tra le scene d’arte, infine, colpisce la scritta più enigmatica: Ciarciastro. È un neologismo. Una parola nuova che non esiste. “Nessuno sa chi sia o cosa sia Ciarciastro si legge nella spiegazione accanto”. “Nel Molise che non esiste” è strano però che Ciarciastro, una parola che non esiste nel vocabolario, esista per davvero. Questa strana espressione, senz’altro allusiva, fantasiosa, vigorosa, dai fonemi forti, rincuora. Occupa uno spazio esistenziale la’ dove c’è tanto vuoto. Nel nulla colpisce il suo sussurro lessicale. Vive e resiste. Riecheggia. Rimbalza sulla bocca dei parlanti. Con la sua rima interna scintilla. Incide. È in cammino. Senza sapere dove stranamente trascina. Dall’alto del borgo silenzioso è decisamente di buon auspicio. A Civitacampomarano le insegne di ogni attività sono uniformi. Originali. S’impongono con l’immagine intagliata del fronte del borgo. Invitano a visitare il paese di nuovo. Perché Il borgo merita ritorno.






