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Giallo di Pietracatella, i campioni arrivati a Berlino: così gli esperti tedeschi cercheranno la ricina

Le provette sono state trasportate a -20 gradi fino al Robert Koch-Institut. Nel laboratorio tedesco saranno analizzati sangue, reperti biologici e circa 70 alimenti sequestrati nella casa di via Risorgimento. Gli investigatori proseguono intanto le audizioni e gli approfondimenti sui dispositivi elettronici.

L’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella entra nel vivo anche fuori dall’Italia. Dopo il conferimento degli incarichi disposto dalla Procura della Repubblica di Larino, i primi campioni biologici e alimentari hanno raggiunto il Robert Koch-Institut di Berlino, uno dei principali centri europei specializzati nello studio delle tossine biologiche.

Le provette sono partite ieri dall’Italia sotto sequestro, conservate a circa meno 20 gradi mediante ghiaccio secco e trasportate come materiale biologico classificato tra le merci pericolose. Ad accompagnarle fino in Germania sono stati gli uomini della Squadra Mobile della Polizia di Stato che da sei mesi conducono le indagini coordinate dalla procuratrice Elvira Antonelli.

È da questi campioni che gli scienziati tedeschi dovranno cercare alcune delle risposte più importanti dell’inchiesta.

Tra il materiale inviato figurano infatti il sangue prelevato ad Antonella Di Ielsi durante il ricovero, i campioni biologici raccolti nel corso delle autopsie eseguite su Antonella e sulla figlia Sara Di Vita e gli altri reperti che nelle scorse settimane avevano già consentito al Centro Antiveleni Maugeri di Pavia di individuare la ricina come causa dell’avvelenamento. Proprio quelle analisi avevano rilevato concentrazioni particolarmente elevate della tossina sia nel sangue di Antonella che in quello di Sara.

Dal 7 luglio prenderanno ufficialmente il via gli esami nei laboratori del Robert Koch-Institut. Pur avendo a disposizione novanta giorni per depositare la consulenza, il cronoprogramma concordato con la Procura è molto più serrato. Entro la fine di luglio dovranno essere completati i principali accertamenti tossicologici, quantificata la presenza della ricina nei campioni biologici e ricostruiti gli effetti fisiologici provocati dalla tossina nell’organismo delle due vittime.

sara antonella pietracatella

Parallelamente è già iniziato anche un secondo filone di verifiche. Lo scorso 30 giugno, sempre al Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, sono stati sottoposti a prelievo di sangue Gianni Di Vita e la figlia Alice, marito e sorella delle due vittime. Gli esperti avranno sessanta giorni di tempo per stabilire se anche loro abbiano sviluppato anticorpi contro la ricina, accertando così un’eventuale esposizione alla tossina.

Un capitolo a parte riguarda gli alimenti sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento. Si tratta di circa settanta reperti, raccolti durante i sopralluoghi del 29 dicembre e del 7 gennaio, tra cui anche due borracce, una contenente un liquido trasparente con residui solidi, un contenitore di vetro con una sostanza granulare scura e un foglio di carta assorbente sul quale sono stati repertati materiali dello stesso tipo. Gli specialisti tedeschi hanno inoltre chiesto di concentrare l’attenzione sui residui dei pasti consumati dalla famiglia tra il 23 e il 25 dicembre, i giorni immediatamente precedenti al ricovero di Antonella e Sara.

Conclusa questa prima fase di laboratorio, all’inizio di agosto gli specialisti del Robert Koch-Institut raggiungeranno Pietracatella. Insieme ai consulenti italiani e alla Polizia Scientifica torneranno nella casa di via Risorgimento per un nuovo sopralluogo alla ricerca di eventuali tracce della ricina su mobili, indumenti, superfici e oggetti presenti nell’abitazione. L’obiettivo sarà verificare anche la possibile presenza di residui del Ricinus communis, la pianta dalla quale si estrae la tossina, nel tentativo di ricostruire ogni fase della preparazione e della contaminazione.

Mentre la ricerca scientifica prosegue nei laboratori di Berlino, l’attività investigativa non si è mai fermata. La Squadra Mobile continua ad analizzare telefoni cellulari, dispositivi elettronici e testimonianze raccolte in questi mesi. Secondo fonti investigative, il lavoro di incrocio tra riscontri tecnici e dichiarazioni starebbe progressivamente restringendo il campo degli approfondimenti su un numero limitato di persone. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma la convinzione è che il mosaico ricostruito in sei mesi di indagini stia diventando sempre più definito.