Frana di Petacciato, la Procura indaga: verifiche su eventuali omissioni prima della riattivazione del 7 aprile
La Procura di Larino vuole accertare se la frana del 7 aprile potesse essere evitata e se siano stati omessi provvedimenti. Al momento il fascicolo è senza indagati
La Procura della Repubblica di Larino ha aperto un’inchiesta per omissione di atti d’ufficio sul dissesto idrogeologico di Petacciato. Al momento non risultano persone indagate, ma gli accertamenti sono finalizzati a verificare se la frana che il 7 aprile scorso ha nuovamente colpito il territorio potesse essere evitata e se vi siano stati provvedimenti non adottati che avrebbero potuto limitarne gli effetti. La notizia è stata riportata dalla TGR Molise.
L’inchiesta riporta l’attenzione su un fenomeno che da decenni interessa il versante di Petacciato. Si tratta di una frana secolare, caratterizzata da ripetute riattivazioni: tra gli episodi più rilevanti quelli del 20 febbraio 2009 e del 18 marzo 2015, fino al nuovo movimento franoso dello scorso aprile. La particolare conformazione geologica dell’area, costituita da terreni argillosi e arenarie particolarmente sensibili all’acqua, fa sì che le precipitazioni intense e prolungate possano innescare periodicamente nuovi cedimenti.
Le conseguenze sono ormai note: abitazioni lesionate, strade interrotte e collegamenti compromessi, con pesanti ripercussioni anche sulla viabilità. Gravi sono stati i danni alla viabilità locale, ora quasi totalmente ripristinata, e ancor più gravi i disagi per la viabilità nazionale. Per 48 ore A14, Statale 16 e Ferrovia Adriatica sono state interrotte spezzando l’Italia in due.

Esteso per circa 7 chilometri quadrati, quello di Petacciato è considerato uno dei dissesti idrogeologici più vasti d’Europa. Ad oggi almeno tre famiglie hanno dovuto lasciare le rispettive abitazioni e non potranno farvi ritorno a causa delle lesioni riscontrate nei sopralluoghi. I residenti sono tuttora in autonoma sistemazione in attesa di contributi pubblici.
Negli anni, per cercare di mettere in sicurezza il versante, sono stati destinati ingenti finanziamenti pubblici. Numerosi i provvedimenti approvati tra il 2007 e il 2024. Già i primi interventi programmati prevedevano opere di consolidamento e messa in sicurezza dell’area. Tra decreti, piani operativi e accordi di programma, le risorse complessivamente stanziate sfiorano i 34 milioni di euro.
Negli anni scorsi alcune abitazioni che sorgevano su quello che oggi è il Belvedere sono state abbattute, ma evidentemente non è bastato. Lo stesso Belvedere si è praticamente spaccato in due la mattina del 7 aprile scorso.

L’intervento più importante è arrivato il 20 novembre 2025, quando è stata pubblicata la gara da 27 milioni di euro per l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e della realizzazione delle opere di consolidamento del versante attraverso la costruzione di 12 pozzi drenanti, a dieci anni esatti dalla grande frana del marzo 2015.
Pochi mesi dopo, però, la frana si è riattivata. In questi diaci anni, nonostante 43 milioni di euro stanziati, è andata avanti soltanto la fase progettuale ma i lavori erano ancora lontani dall’essere avviati. Oggi, dopo la riattivazione e i danni ulteriori, ancora di più.

Un elemento che ora potrebbe essere esaminato anche dagli inquirenti riguarda proprio la tempistica dell’appalto: la scadenza per la presentazione delle offerte era fissata circa due mesi prima della frana del 7 aprile. Saranno gli accertamenti della Procura di Larino a stabilire se vi siano state omissioni o ritardi rilevanti e se questi abbiano avuto un ruolo rispetto all’evento che ha nuovamente ‘spezzato l’Italia’ facendo vivere giorni di grande difficoltà al territorio di Petacciato.


