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Dna, immagini incrociate e intuizioni investigative: così sono stati ricostruiti 4 assalti ai bancomat. Tre misure cautelari

Due indagati già ristretti raggiunti da nuove ordinanze di custodia cautelare, per un terzo disposto l’obbligo di firma. Contestati 4  attacchi avvenuti tra settembre 2024 e marzo 2025 a Portocannone (2 colpi), Larino e Santa Croce di Magliano. L’inchiesta partita dall’esplosione del settembre 2024 a Portocannone ha ricostruito gli episodi attraverso intercettazioni, riscontri incrociati e accertamenti scientifici. Decisivo il Dna isolato dal Ris di Roma su una traccia di sangue, nonostante gli indagati evitassero di usare telefoni e adottassero tecniche per eludere i controlli.

 

Una traccia di sangue isolata dopo uno degli assalti, le immagini delle automobili usate per raggiungere il Molise, i tabulati telefonici e le copie forensi dei dispositivi. Elementi raccolti separatamente e poi incrociati fino a ricostruire quattro attacchi esplosivi ai bancomat avvenuti tra settembre 2024 e marzo 2025 a Portocannone, Larino e Santa Croce di Magliano.

L’indagine dei Carabinieri, coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino, ha portato all’esecuzione di tre misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati provenienti dal Foggiano: due ordinanze di custodia in carcere e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

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Quattro gli episodi ricostruiti dagli investigatori. Il primo è l’assalto del settembre 2024 a Portocannone, al quale sono seguiti quelli contro gli sportelli di Larino e Santa Croce di Magliano e, infine, il nuovo attacco avvenuto a Portocannone nel marzo 2025.

Due colpi, entrambi a Portocannone, andarono a segno e fruttarono circa 70mila euro. A Larino e Santa Croce di Magliano, invece, gli sportelli furono fatti esplodere ma i componenti del gruppo non riuscirono a portare via il denaro. Alle somme sottratte si aggiungono i danni provocati dalle deflagrazioni agli istituti presi di mira, agli uffici e agli edifici vicini. In alcuni casi intere comunità sono rimaste a lungo senza sportelli automatici e servizi essenziali.

I due destinatari delle misure in carcere erano già detenuti per altri procedimenti. Tutti e quattro sono giovani, molto giovani, e risultano già noti alle forze dell’ordine e con precedenti, in diversi casi specifici per reati analoghi. Due sono legati da un rapporto di parentela.

L’operazione è stata illustrata nella sede della Compagnia dei Carabinieri di Larino, alla presenza del comandante provinciale di Campobasso, del sostituto procuratore Marianna Meo e dei comandanti delle Compagnie di Larino e Termoli, Buzzurri e Di Pierno.

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L’attività investigativa è iniziata nell’autunno del 2024, dopo l’assalto allo sportello della banca Monte dei Paschi di Siena di Portocannone. Da quel primo episodio i militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Termoli, con la collaborazione della Compagnia di Larino, hanno cominciato a ricostruire gli spostamenti, i mezzi e gli schemi operativi del gruppo.

Fondamentale è stato il repertamento effettuato dai militari specializzati del Nucleo operativo e radiomobile di Termoli, che hanno individuato una traccia di sangue. Le successive analisi del Ris di Roma hanno consentito di isolare un profilo genetico e di ricondurlo a uno degli indagati.

A questo dato scientifico sono stati affiancati i risultati della comparazione delle immagini riprese nelle zone degli assalti. L’esame dei filmati e gli accertamenti sulle autovetture hanno permesso di stabilire chi avrebbe avuto la disponibilità di alcuni dei mezzi impiegati per raggiungere gli obiettivi e allontanarsi dopo le esplosioni.

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Per l’episodio di Santa Croce di Magliano sono state utilizzate anche l’analisi delle copie forensi e lo studio dei tabulati telefonici. Un’attività complessa perché i componenti del gruppo, secondo la ricostruzione investigativa, evitavano di portare con sé i cellulari durante gli spostamenti e adottavano accorgimenti per rendere più difficile la loro identificazione.

Dei quattro gli assalti sui quali si è concentrata l’inchiesta, due furono portati a compimento e consentirono di sottrarre complessivamente circa 70mila euro. Negli altri due casi, a Larino e Santa Croce di Magliano, gli sportelli furono ugualmente fatti esplodere, anche se il gruppo non riuscì a impossessarsi del denaro.

Il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto la sussistenza di gravi indizi e delle esigenze cautelari legate al pericolo di reiterazione per una parte delle contestazioni. Per il secondo assalto di Portocannone, quello del marzo 2025, non ha invece ritenuto raggiunta la gravità indiziaria richiesta nei confronti degli indagati, e su questo la Procura di Larino sta andando avanti ritenendo che gli indizi abbiano valore di prova e possa portare a sviluppi giudiziari importanti.

Particolarmente rilevante è la quantità di esplosivo impiegata. In più occasioni non sarebbe stata utilizzata una sola “marmotta”, ma diverse cariche. A Larino gli ordigni erano stati due. Alla filiale Unicredit di Santa Croce di Magliano, il 25 febbraio 2025, ne furono fatti esplodere addirittura tre, provocando una deflagrazione dalla potenza incontrollata e danni anche agli edifici circostanti.

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Il materiale esplosivo, in alcuni casi ricavati da polvere pirica di petardi illegali ad elevata carica, secondo la ricostruzione della Procura, veniva trasportato sulle strade pubbliche e maneggiato nei centri abitati, con un rischio che andava ben oltre il furto di denaro. Durante la conferenza è stato ricordato come la giurisprudenza, in ragione della micidialità e della capacità offensiva di questi dispositivi, abbia ricondotto determinate “marmotte” alla disciplina degli ordigni assimilabili alle armi da guerra.

“Sono reati particolarmente pericolosi per l’utilizzo di materiale esplosivo – ha sottolineato il sostituto procuratore Marianna Meo –. La Corte di Cassazione ha classificato le marmotte come ordigni micidiali, evidenziandone la capacità lesiva”.

A preoccupare è stata anche la frequenza degli assalti. Dopo il tentativo di Larino, i componenti del gruppo sarebbero tornati nel Basso Molise appena tre giorni più tardi per colpire a Santa Croce di Magliano.

Due degli indagati, all’epoca dei fatti, erano sottoposti agli arresti domiciliari. Dopo gli episodi di Larino e Santa Croce, il coordinamento tra le centrali operative delle Compagnie molisane e foggiane ha permesso ai Carabinieri di effettuare controlli nell’abitazione di uno dei sospettati, a Orta Nova. In entrambe le occasioni l’uomo risultò assente.

Dopo l’assalto del 25 febbraio a Santa Croce di Magliano, lo stesso indagato venne arrestato solo 48 ore più tardi dai Carabinieri della Stazione di San Marco in Lamis. Si nascondeva in un casolare insieme a un altro componente del gruppo, già latitante da diversi mesi. I militari li trovarono in possesso di una pistola, materiale esplosivo e sostanza stupefacente.

Per gli indagati le contestazioni riguardano danneggiamenti e furti pluriaggravati commessi in concorso ai danni degli istituti di credito mediante l’utilizzo di esplosivo. Al destinatario dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria viene invece contestata la detenzione del materiale necessario a realizzare l’ordigno.

Oltre al bottino, gli assalti hanno lasciato danni ingenti agli sportelli, agli istituti bancari e agli immobili vicini. In diversi comuni la distruzione degli Atm ha privato a lungo i residenti di un servizio essenziale, con conseguenze particolarmente pesanti per anziani e persone impossibilitate a spostarsi.

“Sono contenta di fare arrivare alla cittadinanza un messaggio sulla presenza dell’autorità giudiziaria e delle forze dell’ordine – ha aggiunto Marianna Meo –. Ringrazio i Carabinieri della Compagnia di Larino, di Termoli e tutti gli uomini che ogni giorno si dedicano a questo tipo di attività per la sicurezza”.

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L’operazione segue quella del novembre 2025, quando un’altra indagine partita dal Molise aveva portato a quattro arresti e tre denunce nei confronti di un’organizzazione con base logistica nel Foggiano, alla quale furono attribuiti dieci assalti commessi nel 2024 in Molise, Puglia, Campania e Basilicata. Un’inchiesta distinta, che non comprendeva i colpi più recenti avvenuti sul territorio molisano.

Anche in questo caso, secondo i Carabinieri, il risultato nasce dalla capacità di trasformare un singolo episodio nel punto di partenza di un’attività più ampia: dal bancomat esploso a Portocannone alla ricostruzione di mezzi, spostamenti, legami e responsabilità del gruppo.