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Dal raccordo autostradale al “tubone” e al “tubino”: Micaela Fanelli disegna le soluzioni per il Basso Molise

La consigliera regionale del Pd mette in fila le priorità del territorio: tecnici al lavoro sul collegamento provvisorio con l’A14 da una sua idea condivisa con l’assessore Marone, accelerazione per la frana di Petacciato e un asse diretto tra Liscione e Occhito con doppia corsia per immagazzinare le risorse idriche. Sull’acqua destinata alla Puglia il sospetto: “Altro che ulivi, potrebbe servire a raffreddare i data center”.

Dal bypass provvisorio sull’A14 per superare l’interruzione della Statale 16 alla messa in sicurezza della frana di Petacciato. Dalla connessione diretta tra gli invasi del Liscione e di Occhito alla difesa della costa e alla gestione delle pinete. Micaela Fanelli, consigliera regionale del Partito Democratico, prova a mettere insieme le emergenze del Basso Molise in una visione complessiva. La proposta più immediata riguarda l’utilizzo temporaneo dell’autostrada tra Petacciato e il casello di Vasto Sud-Montenero di Bisaccia: un’ipotesi sulla quale, assicura, è già al lavoro un gruppo di tecnici e che l’assessore regionale Michele Marone ha raccolto e sta portando avanti, anche attraverso il proprio ruolo di consulente del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Consigliera Fanelli, a quasi quattro mesi dal crollo del ponte sul Trigno, qual è la situazione vissuta dal territorio?

“L’interruzione tra Abruzzo e Molise all’altezza del Trigno è diventata insopportabile, sia per gli spostamenti quotidiani dei cittadini sia, soprattutto, per l’economia locale. Il periodo nel quale se ne risente maggiormente è proprio questo, perché il turismo e il transito lungo la costa sono stati fortemente compromessi dal crollo del ponte. Ho raccolto le sollecitazioni di molti imprenditori, soprattutto del settore turistico, che sono amareggiati e arrabbiati. Parliamo di attività che lavorano per tre mesi all’anno e che, se non riescono a ottenere risultati in questo periodo, vanno incontro a enormi difficoltà”.

C’è poi il problema quotidiano dei pendolari e di chi si sposta tra le due regioni.

“Certo. Chi vive in Molise e lavora in Abruzzo è preoccupato, perché questa situazione di stallo sembra destinata a protrarsi sine die. Le deviazioni, le code e l’allungamento dei tempi di percorrenza incidono ogni giorno sulla vita delle persone. Abbiamo visto un’attenzione nazionale durata un giorno e mezzo, qualche comparsata con le solite promesse, dopodiché tutto è tramontato. Il timore è che la situazione possa rimanere ferma così per molto tempo”.

ponte trigno

I tempi prospettati per il ripristino della Statale 16 e il rifacimento del ponte, anche considerando che è ancora sotto sequestro, sono effettivamente lunghi.

“Bene che vada, secondo quanto è stato riferito nell’unico e ultimo tavolo in Tribunale, si parla di almeno un anno e mezzo per arrivare a una soluzione ponte, perdonate il gioco di parole. Poi bisognerà pensare alla ricostruzione vera e propria, con tempi inevitabilmente ancora più lunghi. Non voglio fare paragoni impropri con il ponte Morandi, perché le situazioni sono profondamente diverse, ma non abbiamo avuto l’impressione che qui ci sia stata la stessa attenzione e la stessa capacità di concentrare energie e responsabilità. Il territorio non può aspettare anni senza disporre di una soluzione alternativa”.

La sua proposta è utilizzare temporaneamente l’autostrada. Come è nata?

“Ho chiesto aiuto a persone che avessero le competenze necessarie per trovare una soluzione diversa, come qualsiasi amministratore dovrebbe fare. Mi sono rivolta a ingegneri e tecnici, chiedendo loro di analizzare il problema con un pensiero, diciamo, laterale. E proprio da alcuni ingegneri del sistema Anas è arrivata l’idea di utilizzare l’autostrada, perché oggi l’A14 rappresenta l’unico vero bypass dell’interruzione, l’unica infrastruttura esistente che può consentirci di superare concretamente, anche se momentaneamente, l’ostacolo del ponte crollato”.

Dunque una bretella sull’autostrada A/14?

“L’ipotesi sulla quale si sta lavorando prevede di utilizzare una strada alle spalle del distributore che si trova dopo la rotatoria di Petacciato, procedendo verso nord. Da lì si realizzerebbe agevolmente un collegamento con l’autostrada, per poi far uscire i veicoli al casello di Vasto Sud-Montenero di Bisaccia, nella zona di San Salvo. In un primo momento era stato ipotizzato un bypass attraverso due strade secondarie già esistenti, capaci di collegarsi all’autostrada. Successivamente, considerata la vicinanza della seconda strada al casello e valutate le caratteristiche del tracciato, si è pensato che fosse più utile dirigere il traffico direttamente verso il casello di San Salvo. Adesso i tecnici devono individuare con precisione il punto nel quale costruire la rampa e stabilire il percorso migliore”.

A che punto è questa proposta?

“Non posso dire che sia già approvata, ma nemmeno che sia più soltanto un’idea. C’è un gruppo di tecnici e ingegneri che sta lavorando a un progetto. Si trova in una fase avanzata di valutazione, e il riferimento è l’ingegnere Soccodato, con una lunga esperienza nella gestione delle opere straordinarie e già subcommissario di Giovanni Legnini”.

La proposta è stata condivisa con l’assessore regionale Michele Marone. È un lavoro bipartisan?

“Sì, è assolutamente giusto riconoscerlo. L’assessore Marone ha voluto raccogliere la sollecitazione che veniva da me e farla propria. Sta utilizzando sia il suo ruolo di assessore regionale sia quello di consulente del ministro Salvini, quindi la sua posizione all’interno del Ministero delle Infrastrutture. Mi risulta che stia intervenendo anche con Aspi e che stia portando avanti in ogni modo la richiesta. Mi ha assicurato che sta facendo tutto il possibile per ottenere questa soluzione, e d’altronde lui può far pesare la propria doppia veste. Io continuo a svolgere un lavoro di acquisizione delle informazioni e di sollecitazione. Ora bisogna trasformare questa possibilità in una risposta concreta”.

So che lei non è un tecnico, ma le hanno parlato di costi? Sarebbe una soluzione onerosa?

“No, il costo non rappresenta il problema principale. Bisognerebbe realizzare una piccola rampa alle spalle del distributore. In base alla prima stima che mi è stata riferita, parliamo di alcune centinaia di migliaia di euro. Inoltre, trattandosi di lavori in emergenza, Anas o Aspi potrebbero utilizzare imprese già individuate per gli interventi urgenti, senza dover attendere tutti i tempi di una nuova procedura ordinaria”.

Qual è allora la difficoltà tecnica più importante?

“C’è innanzitutto un problema relativo alle quote. In alcuni punti la strada di campagna e l’autostrada sarebbero molto vicine e con un dislivello limitato; in altri, invece, la differenza di quota potrebbe rendere più complessa la realizzazione della rampa. È uno degli aspetti che gli ingegneri stanno esaminando. Devono capire se procedere in linea retta, utilizzare in parte la strada esistente o individuare un tracciato differente”.

E per quanto riguarda la circolazione sull’autostrada?

“Il tratto interessato dovrebbe essere regolato temporaneamente a doppio senso di marcia. La modifica avrebbe un impatto sulla circolazione autostradale, certo, ma parliamo di un tratto lungo meno di due chilometri, e bisogna confrontare questo disagio con quello enorme che stanno affrontando ogni giorno residenti, lavoratori, turisti e imprese. Parliamo comunque di una soluzione provvisoria, necessaria durante il tempo richiesto per ripristinare il collegamento ordinario”.

È possibile indicare una tempistica?

“L’assessore Marone ritiene che si potrebbe procedere velocemente, io non voglio anticipare scadenze che non sono ancora formalizzate. Di sicuro il territorio ha bisogno che la decisione venga presa in tempi molto brevi. Una soluzione provvisoria che arrivasse troppo tardi perderebbe gran parte della propria utilità”.

L’uscita al casello di Vasto Sud-Montenero rischierebbe di bypassare le attività di Costa Verde?

“È un aspetto che va considerato. Rispetto alla prima ipotesi, che avrebbe consentito un collegamento più vicino alla costa di Montenero, l’uscita diretta al casello modifica il percorso. Ma bisogna valutare la situazione concreta: oggi per raggiungere quelle aree si affrontano deviazioni molto lunghe e congestionate. Anche chi parte da diversi centri del Basso Molise è costretto a compiere giri molto più lunghi. La bretella diventerebbe un’alternativa alla Statale e renderebbe gli spostamenti più agevoli per tutti. Naturalmente, il progetto e la segnaletica dovranno tenere conto anche delle esigenze delle attività presenti lungo la costa”.

Petacciato strade franate

A pochi chilometri dal ponte crollato rimane aperta anche l’emergenza della frana di Petacciato. Quanto è grave la situazione?

“È gravissima non soltanto per il Molise, ma per l’intero Paese. In quel tratto insistono la ferrovia adriatica, l’autostrada e la Statale 16. Parliamo di una dorsale nazionale lungo la quale si muovono persone e merci tra Nord e Sud. Oggi la situazione è questa, ma sappiamo che la frana di Petacciato è attiva e che potrebbe muoversi nuovamente. Per fortuna, durante l’ultima emergenza, non si è spostata nella misura che si poteva temere, ma questo non significa che il pericolo sia superato”.

Ci sono segnali di accelerazione sul progetto per la frana?

“Mi sembra che ci sia stata un’accelerazione da parte della Regione. È stato ripreso il progetto dei pozzi di drenaggio, che era arrivato alla fase dell’aggiudicazione e ha poi richiesto alcune modifiche. Da quanto mi è stato riferito, c’è un responsabile che sta seguendo rapidamente le procedure, lavorando insieme al presidente della Regione. Bisogna però continuare a esercitare pressione, perché non possiamo aspettare che accada un altro evento prima di intervenire”.

Altro tema significativo per il territorio del basso Molise è quello dell’acqua.

“Tema fondamentale, del quale mi sto occupando da tempo. L’acqua sarà uno dei nodi decisivi dello sviluppo, anche alla luce di come stanno cambiando clima ed equilibri geopolitici. Eppure la questione del cosiddetto tubone è sostanzialmente ferma. A dicembre ci è stato detto che l’opera era finanziata, ma non è così: oggi ci sono 14 milioni di euro per la progettazione, mentre l’infrastruttura non è finanziata. Non esiste ancora un impegno economico nelle delibere Cipess. Di fatto non ci sono le risorse per costruire l’opera”.

Avete presentato un nuovo atto in Consiglio regionale?

“Abbiamo depositato, insieme a quasi tutti i colleghi del centrosinistra, un’altra interrogazione per provare ad accelerare sul tema idrico. Sto inoltre sollecitando la Commissione a riprendere l’indagine conoscitiva sull’acqua e tornerò a chiedere la presenza dell’ingegnere Napoli, che finora si è sottratto al confronto. Alla fine di questo percorso credo sia necessario un Consiglio regionale monotematico, per definire una posizione chiara del Molise”.

Quali dati mancano per pianificare realmente l’utilizzo dell’acqua?

“L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale attende dalla Regione informazioni precise sull’andamento delle risorse idriche e sulle previsioni dei consumi. Noi, oggi, non sappiamo come evolverà il fabbisogno di questa regione. Dobbiamo elaborare scenari diversi per l’agricoltura, l’industria e gli usi civili”.

Guardialfiera acqua in bocca

Può fare qualche esempio?

“Un conto è avere coltivazioni arboree, un altro è praticare un’agricoltura intensiva, un altro ancora è coltivare grano. Per stimare quanta acqua servirà bisogna prima decidere quale agricoltura immaginiamo per il futuro. Allo stesso modo, un conto è che si realizzi la Gigafactory, un altro è che non venga realizzata, come sta accadendo. Un conto è avere imprese che utilizzano grandi quantità d’acqua, un altro è non averle. Anche aziende come ReneSys, se arriveranno sul territorio, potrebbero avere un fabbisogno idrico rilevante. Ma non possiamo escludere un’altra cosa”.

Quale?

“Che dietro la richiesta di acqua della Puglia ci siano anche i nuovi data center: soltanto nel Barese risultano 19 richieste per impianti che hanno bisogno di enormi quantità di energia e acqua per raffreddare i server. Altro che tubone per annaffiare gli ulivi: il dubbio è che l’acqua del Molise possa servire anche a raffreddare i data center. Per questo dobbiamo sapere con precisione quanta acqua partirà dal Liscione, dove arriverà e per quali usi sarà impiegata”.

Che cosa dovrebbe fare concretamente la Regione?

“Bisogna prima fotografare la situazione attuale e poi costruire le previsioni. Ho suggerito a chi sta redigendo lo studio di fattibilità di confrontarsi con il Consorzio industriale del Basso Molise (Cosib), perché lo sviluppo delle attività produttive è decisivo per stimare il fabbisogno futuro. Allo stesso modo bisogna ascoltare le organizzazioni agricole. Non possiamo progettare le opere senza sapere quale territorio vogliamo alimentare e sviluppare nei prossimi decenni”.

Perché definisce “tubino” l’opera attualmente prevista?

“Perché quella che oggi chiamiamo tubone non è una connessione diretta tra il Liscione e Occhito. È un’opera attraverso la quale un certo quantitativo di acqua del Liscione, indicativamente 60 milioni di metri cubi, dovrebbe raggiungere il collettore di Finocchito e poi andare verso la Puglia. È quindi una concessione di acqua alla Puglia, attraversando alcuni territori che potranno beneficiare dell’irrigazione. È un intervento utile, ma non è il vero tubone strategico di cui abbiamo bisogno”.

È contraria a trasferire acqua alla Puglia?

“No, assolutamente. Sono favorevole ad aiutare quei territori e quell’agricoltura. Mi confronto spesso con gli imprenditori agricoli della zona e considero fondamentale migliorare la qualità delle produzioni nei comuni interessati. Il Molise deve però conoscere le quantità, stabilire le priorità, ottenere ristori adeguati e avere garanzie sulle opere compensative. Non possiamo limitarci a cedere l’acqua: dobbiamo essere i registi dell’operazione”.

Chi dovrebbe stabilire le priorità tra consumi civili, agricoli e industriali?

“È esattamente uno dei problemi. Gli usi civili, irrigui e industriali sono profondamente diversi. Chi decide quale esigenza viene prima? Il Molise deve sedersi al tavolo con dati precisi e una propria strategia. La Regione attraverso il consigliere Massimo Sabusco sta cercando di condurre una trattativa utile per ottenere il ristoro più elevato possibile per ogni metro cubo, anche confrontando gli accordi raggiunti dalla Puglia con la Basilicata”.

Qual è, allora, il vero “tubone” del quale bisognerebbe occuparsi?

“È la connessione diretta fra il Liscione e Occhito. Noi abbiamo bisogno di immagazzinare durante l’inverno l’acqua in un bacino capace di contenerla. Occhito è molto più grande del Liscione e può svolgere questa funzione. Nel Liscione, quando viene raggiunto un determinato livello, l’acqua deve essere sversata anche per ragioni di sicurezza, e lo abbiamo visto con la pioggia alluvionale dello scorso marzo. Se invece avessimo un collegamento con Occhito, durante l’inverno potremmo accumularvi 60, 70 o anche 100 milioni di metri cubi e utilizzarli nei periodi di siccità”.

Il collegamento dovrebbe funzionare nelle due direzioni?

“Sì. L’acqua potrebbe essere trasferita dal Liscione a Occhito quando ce n’è in abbondanza e tornare indietro quando emerge il bisogno. Immaginiamo due grandi bacini comunicanti: a seconda della necessità, si fa passare l’acqua dall’uno all’altro. Sarebbe una sorta di enorme sistema di laminazione e accumulo, capace di mettere in sicurezza gli usi civili, agricoli e industriali del Basso Molise e, contemporaneamente, di impedire che Occhito vada in sofferenza”.

Mostra lago occhito

Perché Occhito è così importante anche per la Capitanata?

“In estate la Capitanata assorbe enormi quantità d’acqua e Occhito può trasformarsi in una landa desolata. Io provengo da quella zona e conosco bene la situazione. Una connessione con il Liscione permetterebbe di conservare l’acqua in inverno e utilizzarla quando serve davvero. Sarebbe un’opera utile al Molise, ma anche alla Puglia. Per questo propongo di inserire nell’accordo tra le due regioni uno studio di fattibilità per il collegamento diretto”.

La proposta è stata già sottoposta all’Autorità di bacino?

“Sì, ed è stata giudicata molto interessante. Non è una proposta mia: viene da ingegneri idraulici che hanno molta più competenza di me e, aggiungo, anche molta più visione. Il compito della politica è proprio questo: ascoltare chi conosce i problemi, mettere insieme le competenze e indicare una direzione. In mezzo a tutti i rumori di fondo bisogna trovare il modo di superare il problema di un ponte crollato e quello dell’acqua nel Basso Molise”.

Il tema dell’acqua è collegato anche a quello dell’energia?

“Assolutamente sì. Esiste il tema dello sfruttamento della caduta dell’acqua, ci sono tre centrali sulle quali la Regione deve prendere decisioni e c’è tutto il capitolo delle energie rinnovabili, a cominciare dal solare. Il costo dell’energia necessaria per i sollevamenti è molto elevato. Bisognerebbe creare un circuito chiuso nel quale acqua ed energie rinnovabili vengano programmate insieme, rendendo il sistema sostenibile e consentendo un’agricoltura di qualità senza ulteriori costi”.

Tra le priorità del Basso Molise c’è anche la difesa della costa. Servono nuove barriere frangiflutti, secondo lei?

“Sì, bisogna individuare le risorse per finanziare le barriere frangiflutti e gli interventi di protezione del litorale. Mi risulta che Campomarino abbia presentato una richiesta formale, mentre per altri comuni come Petacciato non ho riscontri certi e non so se ci siano state soltanto interlocuzioni verbali con la Regione. Bisogna verificare se questi interventi possano essere inseriti nelle misure finanziate attraverso l’Fsc. Le risorse sono sotto pressione, ma, se esiste la volontà politica, si possono trovare, perché l’erosione è un fenomeno che non possiamo ignorare”.

Lido la torre spiaggia erosione camper

Alle barriere si aggiunge il problema delle pinete costiere, oggi in gran parte degradate. Che cosa propone?

“Propongo di verificare se le pinete appartenenti al demanio regionale possano essere trasferite in gestione ai Comuni. La Regione di fatto, a oggi, riesce a curarle. Non si tratta di disfarsi delle perle di famiglia, ma se le perle restano chiuse in un cassetto è meglio affidarle a chi può usarle e valorizzarle. Tenere formalmente un bene senza manutenerlo non serve a nessuno”.

I Comuni avrebbero però bisogno di risorse per occuparsene.

“Certamente. Al trasferimento della gestione dovrebbe essere associato un finanziamento minimo e stabile per la manutenzione. Ma i Comuni sono più vicini al territorio e possono controllare accessi, sicurezza, pulizia e fruibilità. Alcuni tratti vengono già mantenuti meglio perché esistono attività turistiche o strutture ricettive che hanno interesse a curare gli accessi al mare. Non possiamo però affidare la tutela di un patrimonio pubblico soltanto alla buona volontà dei privati”.

Infrastrutture, mitigazione della frana, acqua, spiaggia e ambiente sono le priorità, come ha spiegato. Ma qual è il filo politico che le tiene insieme, se esiste?

“Il bypass autostradale per superare subito l’interruzione del ponte, l’accelerazione del progetto per la frana di Petacciato, una strategia complessiva sull’acqua, difesa della costa con le barriere frangiflutti e una gestione diversa delle pinete sono interventi differenti, ma fanno parte della stessa idea di territorio, e il filo che li unisce è la necessità di non limitarsi a rincorrere le emergenze. Dobbiamo offrire una visione al Basso Molise. Sul ponte serve una soluzione immediata; sulla frana bisogna intervenire prima che accada qualcosa di irreparabile; sull’acqua dobbiamo programmare i fabbisogni dei prossimi decenni; sulla costa dobbiamo proteggere il territorio e restituire le pinete alle comunità. La politica deve andare dalle persone che ne capiscono, ascoltare le competenze e trasformarle in scelte. È questo, almeno, il lavoro che provo a fare”.