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L’esperto Spensieri: “Il clima del Molise è cambiato radicalmente, ora bisogna agire”

Il meteorologo molisano analizza l’estate 2026 e spiega perché il territorio deve adattarsi a un clima sempre più caldo

Ondate di calore sempre più frequenti, notti tropicali, piogge intense concentrate in poche ore e un clima che è cambiato tanto anche in Molise. L’estate 2026 sta confermando una tendenza ormai evidente e destinata a incidere sempre di più sulla vita quotidiana, sull’agricoltura e sul territorio. Lo conferma il meteorologo molisano Gianfranco Spensieri, che traccia un bilancio della stagione, spiega cosa sta accadendo dal punto di vista meteorologico e climatico e guarda alle prospettive per le prossime settimane e per il futuro della regione.

Che bilancio possiamo fare di questa prima parte dell’estate in Molise? È stata finora una stagione nella norma, oppure no?

“Finora è stata, almeno sul Molise, una prima parte di stagione calda, ma non caldissima, nel senso che le anomalie positive, soprattutto quelle termiche, si sono riscontrate principalmente sulle regioni del Nord-Ovest, sulle regioni tirreniche, su tutte le aree occidentali, sulla Francia, sulla Spagna, sulla Germania e sull’Europa centrale. Tutto sommato, invece, il basso Adriatico, compreso il Molise, è stato in parte risparmiato, quindi da questo punto di vista non è andata male”.

Quali sono le caratteristiche che stanno contraddistinguendo maggiormente questa estate?

“Direi che è il trend che stiamo vivendo negli ultimi vent’anni, con l’alta pressione di matrice nord-africana che, questa volta, invece di essere spostata più a est, verso l’Italia e la Grecia, è andata a interessare maggiormente le aree occidentali rispetto al Molise ed è salita molto a nord. Non è un caso che il Piemonte abbia registrato temperature record mai registrate prima, che gran parte della Francia abbia segnato valori assolutamente pazzeschi e che anche l’Inghilterra sia stata interessata. Questo è un segnale, perché questa volta siamo stati fortunati. Ormai il trend è chiaro: è questo anticiclone nord-africano che ha ormai sostituito completamente l’anticiclone classico dell’estate italiana, cioè quello delle Azzorre”.

L’ondata di caldo che stiamo vivendo va considerata la seconda o la terza dell’estate in Molise?

“L’ondata di caldo che stiamo vivendo e che andremo a vivere almeno fino alle giornate di venerdì e sabato è, per noi, la seconda ondata di caldo, perché finora tutto sommato ci è andata bene. Raggiungeremo il picco termico tra venerdì e domenica, quindi nei prossimi giorni, per poi probabilmente calare all’inizio della prossima settimana. Ma attenzione: non è che andremo in autunno. Torneremo sostanzialmente su valori ancora sopra la media, ma decisamente più gradevoli”.

Quali sono le aree del Molise che stanno soffrendo maggiormente il caldo?

“Per quanto riguarda le aree del Molise, sicuramente quelle classiche, cioè le aree interne occidentali, per intenderci tutte le zone di confine con la Campania e, segnatamente, l’area basso collinare del Venafrano, perché è una pianura interna e non gode del refrigerio del mare, che poi è un refrigerio parziale. Quelle correnti che di giorno portano un calo termico, cioè il vento che arriva dal mare verso l’interno, la classica brezza, la sera lasciano però su quel territorio un tasso di umidità molto elevato, proprio per il meccanismo del quale parlavamo poc’anzi, cioè il passaggio delle correnti fresche dal mare verso l’interno. Chiaramente il mare fa sì che le temperature siano leggermente più basse”.

Negli ultimi 10-15 anni come è cambiato il clima in Molise?

“Il clima del Molise è cambiato radicalmente e sta continuando a cambiare, sia dal punto di vista delle precipitazioni sia da quello termico. Ormai ci stiamo abituando anche ad avere notti tropicali, con temperature superiori ai 20 gradi in modo più o meno continuo, più o meno sistematico, una situazione che almeno fino a vent’anni fa non solo era rara, ma accadeva pochissime volte. Negli ultimi anni abbiamo registrato più volte temperature superiori ai 20 gradi, addirittura anche nelle zone più alte del Molise, a 1.400-1.500 metri”.

Con quali conseguenze?

“Questa situazione, peraltro, fa sì che le precipitazioni, quando arrivano, siano più intense e più violente. È un po’, dal punto di vista fisico, una ricerca dell’equilibrio termico, perché è un calore che viene accumulato e che prima o poi deve essere dissipato”.

Quando si parla di cambiamento climatico, quali fenomeni osservate concretamente anche nella nostra regione?

“La dissipazione dell’energia, in un discorso ad ampio spettro come quello della circolazione atmosferica, può avvenire in un solo modo, cioè con le precipitazioni. Quindi tanta energia in più significa la possibilità, non la certezza, di avere precipitazioni più intense, a volte anche in un lasso temporale più ridotto”.

È quello che stiamo osservando sempre più spesso anche in Italia?

“Si pensi a quello che è avvenuto con l’alluvione di marzo e aprile, oppure alla frequenza dei cicloni mediterranei, che ultimamente stanno interessando con sempre maggiore frequenza anche le aree a ridosso della nostra penisola. Ricordo la Sicilia, ma anche tanti episodi in Sardegna negli ultimi anni. Insomma, è chiaro che è una fase che oggettivamente cambia e cambia in modo evidente. Non lo dico io, non lo dice la voce del popolo, ma ce lo dicono i dati.

Da questo punto di vista è importante sottolineare che la meteorologia è una scienza di per sé non esatta, perché è di natura probabilistica, ma è pur sempre una scienza. Quando ci sono i dati a dirci che le cose stanno andando in un certo verso, dobbiamo semplicemente analizzarli e prenderne atto”.

Nei prossimi giorni dobbiamo aspettarci un’attenuazione del caldo oppure questa fase è destinata a proseguire?

“Nei prossimi giorni è destinata a proseguire fino a sabato o domenica. Tuttavia, tra domenica e martedì, quindi con l’inizio della prossima settimana, arriveranno correnti progressivamente più fresche, o meglio meno calde. Saranno correnti di maestrale che tenderanno a interessare prima le regioni settentrionali e poi progressivamente scivoleranno verso est, verso l’Adriatico. Porteranno refrigerio e anche qualche rovescio, qualche temporale, ma le temperature non saranno basse. Saranno in netto calo perché raggiungeremo punte anche di 39-40 gradi tra venerdì e sabato e, con questa ondata di aria meno calda, scenderemo di 8-10 gradi”.

È possibile che, dopo questa ondata, ne arrivino altre entro agosto? Oppure è ancora troppo presto per fare valutazioni?

“Sì, è possibile. Abbiamo un agosto che negli ultimi anni si è rivelato un mese molto caldo, ma addirittura anche settembre. Abbiamo registrato a settembre temperature assolutamente estive e questo è un segnale. La fase di giorni in cui le temperature sono decisamente più elevate rispetto alla media è aumentata in modo considerevole”.

Guardando alle tendenze stagionali, che estate possiamo aspettarci da qui fino a settembre? Naturalmente con tutti i limiti delle proiezioni a lungo termine.

“È probabile, almeno per quello che ci dicono i modelli a lunga gittata, con tutti gli errori che ne potranno derivare, che agosto e settembre possano essere ancora due mesi con temperature sopra la media del periodo. Il Molise era una di quelle cosiddette isole felici almeno fino a qualche anno fa, così come l’Abruzzo, le aree interne della Lucania e delle Marche, quindi gran parte delle aree che affacciavano verso est, verso l’Adriatico, di per sé più fresco rispetto al Tirreno. Il problema è che negli ultimi anni il vero cuore dell’alta pressione di origine nord-africana ha interessato il Mediterraneo, che sostanzialmente è diventato un po’ l’hot spot climatico da questo punto di vista”.

Quali sono gli effetti più evidenti che questo caldo sta producendo sul territorio?

“Gli effetti sul territorio ci sono e sono importanti. Penso che quelli principali siano dal punto di vista agricolo e riguardino un cambiamento delle colture, per ovvie ragioni”.

L’agricoltura è il settore che rischia di pagare il prezzo più alto?

“Immaginate 200 o 300 millimetri di pioggia che cadono in due giorni su un territorio non predisposto come il nostro, e immaginate quindi gli effetti di natura idrogeologica, con smottamenti e frane. Immaginate invece la stessa quantità di pioggia, o comunque molta pioggia, distribuita in un lasso temporale molto più lungo e su un’area decisamente più ampia. È chiaro che la risposta del territorio è completamente diversa.

Dal punto di vista agricolo, secondo me, gli effetti sono devastanti, perché se gli imprenditori agricoli saranno bravi a leggere quelle che sono le tendenze. Considerate, ad esempio, che l’ulivo sta salendo di quota rispetto a quello che accadeva vent’anni fa, così come l’uva e la vite”.

In molte città italiane si parla sempre più spesso di adattamento al caldo, con interventi come depavimentazione, aumento delle aree verdi, rifugi climatici e strategie contro le isole di calore. Il Molise sta reagendo ai cambiamenti climatici con misure adeguate?

“Io penso che, per quanto riguarda i rifugi climatici, le Amministrazioni abbiano veramente una grande possibilità: quella di cambiare rotta”.

Da dove bisognerebbe partire, concretamente?

“È scientifico, è pacifico il fatto che una maggiore presenza di verde e di alberi dia un maggiore refrigerio. Ma perché? Perché, chiaramente, il caldo tende a ristagnare al suolo e avrebbe decisamente più difficoltà se ci fosse una maggiore copertura vegetale. Ci sarebbe un maggior ricambio d’aria e una maggiore escursione tra il giorno e la notte, cioè quello che in questo periodo, con l’alta pressione nord-africana, non c’è.

Il problema è che, purtroppo, le Amministrazioni devono far quadrare i conti e quindi non sempre ci sono le condizioni per farlo. Tuttavia credo che siamo arrivati al punto in cui anche loro devono rendersene conto e, secondo me, devono agire di conseguenza: una maggiore diffusione del verde e di ambienti ombreggiati è sicuramente la strada da seguire”.