L'analisi
|Il Molise si è scaldato di almeno due gradi in 60 anni: a Isernia aumento maggiore, febbraio mese più cambiato
Il confronto tra il clima di oggi e quello del periodo 1961-1990 mostra un aumento diffuso delle temperature in tutta la regione. Isernia registra lo scarto medio più elevato, mentre la costa risente dell’effetto mitigatore del mare. A sorprendere è soprattutto febbraio, che in tutti i principali comuni molisani è il mese con le anomalie più marcate
Le giornate roventi che stanno accompagnando l’inizio dell’estate segnato dal grande caldo anche in Molise non sono soltanto una sensazione. A raccontare quanto il clima sia cambiato negli ultimi decenni sono anche i numeri. E quelli relativi al Molise mostrano una tendenza ormai evidente: rispetto al clima di riferimento di sessant’anni fa, oggi nei principali comuni della regione le temperature medie sono aumentate di circa due gradi.
L’analisi deriva dall’elaborazione realizzata dal quotidiano Il Post utilizzando i dati del Copernicus Climate Change Service, il programma europeo di osservazione della Terra, e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Il confronto prende come riferimento la media climatica del periodo 1961-1990, il trentennio utilizzato dagli studiosi per misurare l’evoluzione del clima, e la mette a confronto con i dati del 2026.
Il risultato è un quadro che non lascia molti dubbi: il riscaldamento interessa l’intero territorio molisano. Nessuno dei principali comuni analizzati registra valori stabili rispetto al passato e gli aumenti oscillano fra +1,8 e +2,7 gradi, confermando come anche una regione considerata poco urbanizzata sia pienamente coinvolta negli effetti del cambiamento climatico.
Tra i quindici comuni molisani più popolosi presi in esame è Isernia a far segnare il dato più significativo. Qui la temperatura media risulta superiore di 2,7 gradi rispetto al periodo climatico 1961-1990.
Alle sue spalle si collocano Venafro, con +2,4 gradi, e Riccia, con +2,3. Poco sotto troviamo Larino e Trivento, entrambe a +2,2, mentre Campobasso, Agnone, Guglionesi e Santa Croce di Magliano fanno registrare uno scarto medio di +2,1 gradi.
L’aumento medio è di +2 gradi a Bojano, Montenero di Bisaccia, Petacciato, San Martino in Pensilis e San Massimo, il comune che ospita la stazione sciistica di Campitello Matese. Capracotta, uno dei paesi più alti dell’Appennino, si attesta a +1,9 gradi, mentre gli incrementi più contenuti si osservano lungo la costa: Termoli e Campomarino registrano entrambe uno scarto medio di +1,8 gradi.

Pur con differenze anche significative, il dato che colpisce sul caldo in Molise è soprattutto un altro: nessun comune analizzato sfugge alla tendenza. Ovunque le temperature risultano sensibilmente superiori rispetto al clima di riferimento di pochi decenni fa.
I dati permettono anche di cogliere una differenza geografica. I comuni dell’entroterra fanno registrare, nella maggior parte dei casi, aumenti più marcati rispetto alle località costiere. Non è un caso che i due valori più bassi appartengano proprio a Termoli e Campomarino, entrambe a +1,8 gradi, mentre i valori più elevati si concentrano nell’interno della regione.
Una differenza che trova spiegazione anche nella geografia del territorio. Il mare svolge infatti un’importante funzione di regolazione termica, attenuando gli sbalzi di temperatura e limitando, almeno in parte, gli effetti del riscaldamento rispetto alle aree più lontane dalla costa. Si tratta di una tendenza che emerge anche su scala nazionale, dove le zone interne e montane mostrano generalmente incrementi più consistenti.
Se il confronto sulle temperature medie offre un quadro molto chiaro, c’è un altro dato che colpisce ancora di più. In tutti i comuni analizzati il mese che nel 2026 registra lo scarto maggiore rispetto alla media del periodo 1961-1990 è febbraio. È qui che il cambiamento climatico appare più evidente.
A Isernia il divario raggiunge addirittura +4 gradi, il valore più elevato dell’intera regione. Seguono Agnone e Trivento con +3,7, Capracotta con +3,6, Riccia con +3,5, Campobasso, Venafro e San Massimo con +3,4, Bojano con +3,3, Larino con +3,2, Santa Croce di Magliano con +3,1, Guglionesi con +3, Montenero di Bisaccia e Petacciato con +2,9, San Martino in Pensilis con +2,8, fino ai +2,6 gradi registrati da Termoli e Campomarino.
Il fatto che il mese con lo scarto maggiore sia lo stesso in tutti i principali comuni molisani suggerisce come il cambiamento non riguardi soltanto le estati sempre più torride, ma stia modificando in maniera profonda anche il comportamento dell’inverno.
Il quadro molisano è perfettamente coerente con quanto osservato dagli organismi scientifici internazionali. Secondo il Copernicus Climate Change Service, l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Dagli anni Ottanta la temperatura media è aumentata di circa mezzo grado ogni dieci anni, a una velocità quasi doppia rispetto alla media globale.
Alla base di questo fenomeno ci sono principalmente l’aumento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera e il largo impiego dei combustibili fossili. A livello locale possono incidere anche fattori come la crescita delle aree urbanizzate, il consumo di suolo e la progressiva riduzione degli spazi verdi, che contribuiscono ad aumentare l’accumulo di calore.
I dati raccolti nei principali comuni del Molise raccontano quindi una realtà che non riguarda soltanto le grandi città o le regioni più industrializzate. Anche una delle regioni più piccole e meno densamente popolate d’Italia sta vivendo un cambiamento climatico ormai misurabile, come dimostrano anche le ordinanze anti caldo in Molise nelle ore più roventi della giornata, diventate ormai una consuetudini da qualche anno. E se le differenze tra costa ed entroterra restano evidenti, il messaggio che arriva dai numeri è uno solo: rispetto al clima conosciuto tra gli anni Sessanta e Novanta, il Molise di oggi è ormai, mediamente, più caldo di circa due gradi.

