La conferma
|Omicidi Pietracatella, le autopsie confermano la ricina. Ora la parola passa ai laboratori di Berlino
Depositate in Procura le conclusioni del collegio medico-legale coordinato dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca. La relazione completa sarà trasmessa nei prossimi giorni. Intanto i campioni biologici e alimentari sono già al Robert Koch-Institut di Berlino, dove gli esperti tedeschi dovranno verificare in modo indipendente gli esiti delle consulenze italiane
Le conclusioni sono ormai nero su bianco e segnano uno dei punti fermi più importanti dell’intera inchiesta. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina. È quanto emerge anche dalle conclusioni della consulenza medico-legale coordinate dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, depositate nelle scorse ore alla Procura della Repubblica di Larino.
Per il momento sono state trasmesse le conclusioni degli accertamenti, mentre la relazione definitiva richiederà ancora qualche giorno. Il documento dovrà infatti essere sottoscritto collegialmente da tutti i consulenti prima del deposito completo e della successiva trasmissione alle parti. “Bisogna aspettare ancora qualche giorno”, conferma la procuratrice Elvira Antonelli.
Se fino a pochi mesi fa la ricina rappresentava ancora un’ipotesi investigativa da verificare, oggi quel dubbio può dirsi definitivamente superato. Gli accertamenti medico-legali consolidano infatti il quadro scientifico già delineato dalle analisi tossicologiche eseguite dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e fissano il punto di partenza sul quale si svilupperanno tutte le prossime attività investigative: madre e figlia sono state uccise dalla stessa tossina.
Da questo momento, quindi, l’attenzione degli investigatori si concentra sempre più sul percorso seguito dal veleno e su chi possa averlo preparato e somministrato.
Nel frattempo una parte decisiva dell’inchiesta si è già spostata in Germania. I campioni biologici e alimentari sequestrati durante le indagini sono arrivati nelle scorse ore al Robert Koch-Institut di Berlino, uno dei più autorevoli centri europei specializzati nello studio delle tossine biologiche. Le provette hanno viaggiato sotto sequestro, conservate a circa meno venti gradi mediante ghiaccio secco e trasportate come merci pericolose sotto la scorta della Squadra Mobile della Polizia di Stato.
Gli specialisti tedeschi dovranno verificare in modo completamente indipendente gli esiti delle consulenze già svolte in Italia. Riesamineranno il sangue, i tessuti e gli organi delle due vittime per confermare la presenza della ricina, quantificarne le concentrazioni e ricostruire il percorso della tossina all’interno dell’organismo. La Procura ha concesso novanta giorni per il deposito della consulenza, ma il cronoprogramma concordato è molto più serrato: entro la fine di luglio dovranno essere completati i principali accertamenti tossicologici.
Parallelamente proseguono anche gli altri approfondimenti disposti dalla Procura. Sono infatti in corso le analisi sul sangue di Gianni e Alice Di Vita, marito e figlia maggiore di Antonella, sottoposti a prelievo nei giorni scorsi al Maugeri di Pavia. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di anticorpi contro la ricina e accertare se anche loro siano entrati in contatto con la tossina, indipendentemente dagli effetti che questa potrebbe aver prodotto.
Un capitolo fondamentale riguarda poi i settanta reperti alimentari sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento. Tra questi figurano anche i residui dei pasti consumati nei giorni immediatamente precedenti ai decessi, due borracce, un contenitore con materiale granulare scuro e altri reperti che gli specialisti tedeschi analizzeranno per individuare eventuali tracce della ricina. Una volta completata questa prima fase di laboratorio, all’inizio di agosto gli esperti del Robert Koch-Institut raggiungeranno Pietracatella insieme alla Polizia Scientifica italiana per un nuovo sopralluogo nell’abitazione. Verranno cercate tracce della tossina su mobili, indumenti, superfici e oggetti, ma anche eventuali residui del Ricinus communis, la pianta dalla quale viene estratta la ricina, nel tentativo di ricostruire ogni possibile fase della preparazione e della contaminazione.
Mentre la scienza prova a seguire il percorso del veleno, gli investigatori continuano a seguire quello dell’assassino. Negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso vanno avanti le audizioni di alcuni familiari delle vittime, mentre continua il lavoro di analisi sui telefoni cellulari e sui dispositivi elettronici sequestrati nel corso delle indagini. Secondo fonti investigative, il progressivo incrocio tra testimonianze, accertamenti tecnici e riscontri oggettivi starebbe restringendo il campo degli approfondimenti su un numero sempre più limitato di persone, anche se l’inchiesta prosegue formalmente contro ignoti e il massimo riserbo viene mantenuto su ogni possibile sviluppo.
A oltre sei mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, la causa del decesso non è più il nodo da sciogliere. Da oggi, con il deposito delle conclusioni medico-legali, il cuore dell’inchiesta si sposta definitivamente su un’altra domanda: chi ha introdotto la ricina nella casa di via Risorgimento e in quale momento è stata somministrata alle due vittime? È su questa risposta che, tra Campobasso, Pavia e Berlino, si concentra ormai il lavoro della Procura.


