Statua delle mamme, il verdetto dello scultore chiude il caso: non è marmo, ma non è neanche un falso
Per settimane ha fatto discutere più di molte delibere comunali. Tra file 3D trovati online, accuse di aver comprato una statuetta da poche decine di euro e retroscena politici, la statua delle mamme inaugurata a Termoli è diventata un piccolo caso cittadino. Ora la relazione dello scultore Michele Carafa chiarisce il materiale utilizzato e conferma il percorso di lavorazione raccontato dal marmista Pasquale Cannito. Restano le opinioni sull’opera, ma il “giallo del marmo” sembra finalmente avviarsi verso la conclusione.
Alla fine, dopo settimane di polemiche, file russi, fotografie confrontate al millimetro, discussioni sui social, retroscena politici e perfino improvvisate lezioni di geologia, il mistero della statua delle mamme di Piazza Monumento sembra essersi avvicinato a una conclusione.
Il Comune di Termoli ha infatti chiesto un parere tecnico allo scultore termolese Michele Carafa, incaricato dal dirigente del Settore Lavori pubblici Gianfranco Bove di esprimere alcune valutazioni sull’opera realizzata dal marmista Pasquale Cannito e inaugurata il giorno della Festa della Mamma.
Il responso, in sintesi, è piuttosto chiaro: la statua non è marmo nel senso classico del termine. Ma non è nemmeno una resina, un composto industriale o una riproduzione economica acquistata online e appoggiata su un basamento.
Secondo Carafa il cosiddetto “Bianco Diocleziano” utilizzato per l’opera è una pietra naturale di origine calcarea, commercializzata come materiale lapideo ornamentale e proveniente dall’area della Dalmazia. Una pietra che nel linguaggio commerciale viene spesso chiamata marmo, pur non appartenendo geologicamente alla stessa categoria del Carrara o dello Statuario.
Insomma, dopo giorni di discussioni, una prima risposta arriva: la statua non è fatta di plastica, non è realizzata in resina e non è composta da polvere di marmo stampata.
La vicenda, va ricordato, era partita da molto lontano. O meglio, dalla Russia.
Tutto era cominciato quando alcuni cittadini avevano individuato sul sito di un’azienda russa una scultura praticamente identica a quella inaugurata a Termoli. Da lì erano partite accuse, ironie e ricostruzioni fantasiose. In molti avevano sostenuto che il Comune avesse speso migliaia di euro per acquistare una statuetta che valeva poche decine di euro.
La realtà si è rivelata più complessa.
Lo stesso Pasquale Cannito, intervistato da Primonumero, aveva spiegato senza particolari giri di parole che oggi molte opere vengono realizzate partendo da modelli tridimensionali reperibili online. Una pratica che nel settore delle lavorazioni artistiche e monumentali è tutt’altro che eccezionale.
Cannito aveva raccontato di aver utilizzato una macchina a controllo numerico presa in affitto da un collega per eseguire la prima fase della lavorazione e di essere poi intervenuto manualmente nella rifinitura dell’opera. “Non è uno stampo, è una scultura”, aveva spiegato, rivendicando il valore del lavoro svolto e del materiale impiegato.
Anche la relazione di Carafa conferma, in sostanza, questo aspetto: l’opera è una replica lapidea ricavata da un file 3D reperibile online, lavorata tramite tecnologia CNC e successivamente rifinita a mano.
Naturalmente il giudizio artistico è un’altra cosa.
Carafa esprime infatti una valutazione piuttosto severa sull’opera, che considera priva di particolare valore tecnico, artistico e culturale e della quale non condivide la collocazione in Piazza Monumento.
Ma una valutazione estetica, per quanto autorevole, resta pur sempre una valutazione personale. E qui probabilmente continueranno a convivere opinioni molto diverse, specialmente se la stessa statua, come sembra, è piaciuta al sindaco balice e a buona parte della sua maggioranza che l’ha inaugurata in pompa magna e con tanto di benedizione ecclesiastica nel giorno della festa dedicata alle mamme.
C’è chi considera la statua un simbolo semplice e immediato dedicato alla maternità. C’è chi la ritiene un’opera poco originale. E c’è anche chi, probabilmente, non si sarebbe accorto della sua esistenza se non fosse esplosa la polemica.
Nel frattempo la vicenda aveva assunto anche una dimensione politica. La statua era diventata terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, ma anche occasione per leggere tensioni e dinamiche interne al centrodestra termolese, soprattutto dopo l’uscita del consigliere Francesco Rinaldi da Fratelli d’Italia e la nascita del gruppo misto.
Retroscena, ricostruzioni e interpretazioni hanno finito per sovrapporsi all’opera stessa fino a far passare quasi in secondo piano la domanda più semplice: la statua è stata realizzata davvero nel materiale dichiarato?
La relazione di Michele Carafa fornisce oggi una risposta che contribuisce a chiudere almeno questa parte della storia. La statua è infatti realizzata in pietra naturale, materiale non pregiato ma di sicuro non ‘tarocco’, coerente con quanto ha dichiarato il marmista Cannito fin dall’inizio.
Resta naturalmente la valutazione amministrativa sulla spesa complessiva sostenuta dal Comune e sulle procedure seguite. Ma il “giallo del marmo”, che nelle ultime settimane aveva trasformato Termoli in un’improbabile succursale del Museo di Mineralogia, sembra ormai aver trovato una spiegazione.





