“Senza stipendio, senza disoccupazione e senza futuro”: il limbo degli operai della Del Giudice
Alcuni dipendenti già coinvolti nei precedenti esuberi denunciano una situazione di stallo: niente salario da febbraio, nessun ammortizzatore sociale e decreti ingiuntivi rimasti senza esito. “Non possiamo andare avanti così”.
Dietro la nuova procedura di licenziamento collettivo che potrebbe portare alla chiusura definitiva della Del Giudice di Termoli e alla perdita di 44 posti di lavoro c’è una storia che per alcuni dipendenti è cominciata mesi fa e che oggi rischia di passare inosservata dietro i numeri della crisi aziendale.
È la storia dei lavoratori già coinvolti nella precedente procedura di esubero, aperta all’inizio dell’anno e conclusasi senza accordo dopo il confronto in Regione Molise. Operai e impiegati che, pur essendo ancora formalmente dipendenti dell’azienda, raccontano di trovarsi da mesi in una situazione di totale incertezza economica e lavorativa.
A scrivere alla redazione è uno di loro, che chiede di riportare una realtà molto diversa da quella che spesso emerge nei comunicati ufficiali.
“Non percepiamo lo stipendio da febbraio e non siamo in cassa integrazione”, racconta. Una condizione che, secondo quanto riferito dai lavoratori, li avrebbe lasciati privi sia della retribuzione sia degli strumenti di sostegno al reddito normalmente previsti nelle crisi aziendali.
Il problema, spiegano, è che il rapporto di lavoro non è cessato. E proprio per questo molti di loro non possono accedere alla Naspi, l’indennità di disoccupazione che potrebbe garantire almeno una minima entrata economica.
“Siamo in una situazione orribile”, scrive il dipendente. “Non percepiamo stipendio, non percepiamo Naspi, non possiamo bloccare i mutui e tanto meno possiamo essere assunti da un’altra parte”.
Parole che fotografano una condizione di sospensione che si trascina ormai da diversi mesi e che riguarda lavoratori spesso non più giovani. Già durante la vertenza sindacale era emerso come gran parte degli addetti coinvolti negli esuberi avesse un’età compresa tra i 40 e i 60 anni, una fascia che rende particolarmente difficile una ricollocazione nel mercato del lavoro molisano.
Nelle settimane precedenti l’azienda aveva avanzato una proposta economica nell’ambito della trattativa sugli esuberi. Secondo quanto riferiscono i lavoratori, l’offerta sarebbe stata giudicata insufficiente perché non copriva neppure tutte le somme maturate e ancora dovute. Nonostante ciò, raccontano, diversi dipendenti erano comunque pronti ad accettarla pur di chiudere una situazione diventata insostenibile.
“È stata accettata da tante persone ma non è mai andata in porto”, sostiene il lavoratore.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la vicenda degli stipendi arretrati. Alcuni dipendenti hanno avviato azioni legali per ottenere il pagamento delle somme dovute. Le ingiunzioni di pagamento sarebbero state accolte dal giudice, che avrebbe concesso i termini previsti dalla legge per adempiere.
“Abbiamo fatto le ingiunzioni di pagamento e il giudice, come di consuetudine, ha dato 40 giorni. Sono scaduti e l’azienda non ha pagato”, afferma il dipendente.
Si tratta di una situazione che aiuta a comprendere meglio il clima con cui molti lavoratori hanno accolto la notizia della nuova procedura di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività. Per loro la crisi della Del Giudice non inizia oggi e non coincide soltanto con il rischio di perdere il posto di lavoro. È una vicenda che, almeno per una parte del personale, si trascina da mesi tra stipendi mancati, vertenze legali e l’impossibilità di accedere agli strumenti di sostegno previsti per chi perde l’occupazione.
La prossima settimana dovrebbe svolgersi il primo incontro tra azienda e sindacati nell’ambito dell’esame congiunto previsto dalla nuova procedura. Sul tavolo ci sarà il futuro dello stabilimento, ma anche quello di decine di lavoratori che da tempo chiedono una soluzione definitiva a una situazione che definiscono ormai non più sostenibile.


