Sant’Adamo unisce Guglionesi: la “intronizzazione” del busto argenteo e il carro trainato dai buoi nell’epoca degli smartphone e dei reels
Migliaia di persone hanno partecipato al giorno centrale della festa patronale. Dalla traslazione del quadro alla chiesa gremita per l’intronizzazione del busto, da poco rientrato da Roma dopo la benedizione papale, si rinnova uno dei riti più sentiti del territorio.
C’è un’immagine che racconta bene il 2 giugno di Guglionesi. Da una parte un carro trainato dai buoi che avanza lentamente lungo il percorso della tradizionale traslazione del quadro di Sant’Adamo. Dall’altra decine di telefoni cellulari alzati per riprendere la scena, registrare video, scattare fotografie e pubblicarle sui social nel giro di pochi secondi.
È l’incontro tra due mondi che sembrano lontanissimi e che invece continuano a convivere nella festa patronale più importante del paese.
Anche quest’anno migliaia di persone hanno partecipato alla giornata centrale delle celebrazioni dedicate a Sant’Adamo Abate, patrono di Guglionesi. Una festa che conserva elementi antichissimi della tradizione popolare e religiosa del Mezzogiorno e che continua a richiamare residenti, emigrati rientrati per l’occasione e visitatori arrivati dai centri vicini.
La giornata si è aperta con la tradizionale traslazione del quadro dalla fonte di Sant’Adamo al centro abitato. Il carro trainato dai buoi, accompagnato dai bambini e seguito da banda, fedeli e autorità, ha ripercorso il tragitto che da generazioni segna l’inizio del momento più intenso della festa.
Ad accogliere il corteo c’erano il sindaco Leo Antonacci, amministratori comunali, il vescovo della diocesi di Termoli-Larino Claudio Palumbo e numerose autorità civili e religiose, tra le quali anche il senatore Costanzo Della Porta. Nel suo saluto il primo cittadino ha richiamato il tema della pace e della coesione sociale, invitando la comunità a sentirsi unita in una fase storica segnata da conflitti e tensioni internazionali.
Subito dopo il momento più atteso: nella chiesa madre, gremita ben oltre la normale capienza, centinaia di persone hanno assistito alla intronizzazione del busto argenteo di Sant’Adamo. Molti erano arrivati con largo anticipo pur di trovare posto. Altri sono rimasti in piedi lungo le navate e vicino le uscite. Moltissimi avevano in mano uno smartphone.
Poi dalla cripta è comparso il busto del santo. L’ingresso è stato accolto da un lungo applauso, mentre la banda accompagnava il rito e decine di telefoni si alzavano contemporaneamente per immortalare la scena. Video, fotografie e dirette social hanno iniziato a circolare immediatamente, trasformando un rito antico in un evento condiviso in tempo reale.
Ma al di là degli schermi, dentro la chiesa si percepiva soprattutto l’emozione. Qualcuno applaudiva, qualcuno pregava, altri cercavano semplicemente di avvicinarsi per vedere meglio. Per molti guglionesani l’intronizzazione rappresenta il cuore stesso della festa, il momento che segna simbolicamente le celebrazioni più solenni dedicate al patrono.
Tra il suono della banda, gli applausi e il caratteristico frastuono delle grandi feste religiose del Sud Italia, il busto è stato collocato sul baldacchino che lo ospiterà fino alla processione di domani. A rendergli omaggio sono stati il vescovo Palumbo, il sindaco Antonacci e le altre autorità presenti.
Quest’anno il rito aveva anche un significato particolare. Solo pochi giorni fa lo stesso busto argenteo era stato portato a Roma nel 140esimo anniversario della sua realizzazione. In Vaticano aveva ricevuto la benedizione di Papa Leone XIV, richiamando una suggestiva coincidenza storica: fu infatti Papa Leone XIII a benedire il simulacro nel 1886, prima del suo ritorno a Guglionesi.
Dopo l’intronizzazione si è svolta la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Claudio Palumbo, seguita da un momento conviviale organizzato dall’amministrazione comunale.
Domani la festa entrerà nella sua fase conclusiva con la solenne processione. Ma la giornata di oggi ha confermato ancora una volta come una tradizione nata in un mondo rurale e contadino riesca ancora a mobilitare un intero paese, anche nell’epoca dei reels, delle dirette social e dei telefoni sempre accesi.












