Logo
Rocchia rinuncia alla direzione sanitaria ASReM: salta la nomina dopo le polemiche sull’inconferibilità

Il primario del San Timoteo non assumerà l’incarico dal 4 giugno. Solo due giorni fa il M5S aveva chiesto chiarimenti sulla compatibilità della nomina con il decreto legislativo 39 del 2013. L’azienda prende atto della rinuncia ma non entra nel merito della questione sollevata

Colpo di scena ai vertici della sanità molisana. Il dottor Nicola Rocchia ha rinunciato all’incarico di direttore sanitario dell’Asrem che gli era stato conferito appena tre giorni fa con la deliberazione n. 944 del direttore generale Giovanni Di Santo.

La nomina, ufficializzata il 29 maggio e destinata a diventare operativa dal prossimo 4 giugno, viene quindi meno prima ancora di entrare in vigore. A comunicarlo è la stessa Azienda sanitaria regionale del Molise con una nota diffusa oggi, 1° giugno.

La decisione arriva in un contesto tutt’altro che tranquillo. Nelle ore successive all’annuncio della nomina, infatti, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina aveva sollevato pubblicamente dubbi sull’applicazione della normativa in materia di inconferibilità degli incarichi nelle aziende sanitarie, annunciando la presentazione di un’interpellanza in Consiglio regionale.

Gravina aveva richiamato il decreto legislativo 39 del 2013, la normativa nazionale che disciplina incompatibilità e inconferibilità degli incarichi nella pubblica amministrazione. In particolare il consigliere aveva evidenziato come l’articolo 8 preveda il divieto di conferire incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo delle aziende sanitarie a soggetti candidati, nei cinque anni precedenti, a elezioni regionali, nazionali, europee o locali in collegi comprendenti il territorio dell’azienda interessata. Rocchia era stato candidato alle elezioni regionali del 2023.

Proprio questo passaggio aveva aperto un dibattito politico e giuridico sulla nomina. Il Movimento 5 Stelle aveva chiesto all’Asrem di chiarire pubblicamente se tale profilo fosse stato verificato e in che modo l’azienda avesse valutato la conferibilità dell’incarico.

La nota diffusa oggi dall’Asrem, tuttavia, non affronta la questione. L’azienda si limita a comunicare la rinuncia del professionista e a riportarne le motivazioni personali, senza fare riferimento alle osservazioni avanzate nelle ultime ore.

“Così come avevo concordato con il direttore generale – spiega Rocchia – avrei preso qualche giorno di riflessione prima di rendere operativo l’incarico da direttore sanitario, al fine di valutare ed esaminare a fondo ogni relativo aspetto, poiché per me sarebbe stato un impegno assai gravoso e di notevole sacrificio sotto ogni punto di vista”.

Il primario, che dirige la Medicina Interna del San Timoteo di Termoli, afferma di aver maturato la decisione al termine di una riflessione approfondita. “Ho deciso di rinunciare all’incarico non sussistendo i requisiti e le condizioni opportune per assumerlo”, dichiara.

Una formulazione che inevitabilmente alimenta interrogativi, anche perché arriva a distanza di appena due giorni dalla nomina e dopo le contestazioni pubbliche sull’applicazione della normativa nazionale. Al momento, però, né Rocchia né l’Asrem collegano la rinuncia alle questioni sollevate sul piano giuridico.

Nella stessa comunicazione il professionista ringrazia la dirigenza dell’azienda sanitaria per la fiducia ricevuta e conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro al San Timoteo. L’Asrem, dal canto suo, ribadisce la stima nei confronti del medico e assicura la continuità dell’azione aziendale “nelle more delle successive determinazioni per il completamento del vertice”.

Resta però aperta una domanda destinata probabilmente ad approdare anche in Consiglio regionale: l’azienda sanitaria aveva valutato il tema dell’inconferibilità prima della nomina e, se sì, quale interpretazione aveva adottato?

È su questo punto che l’interpellanza annunciata dal Movimento 5 Stelle potrebbe ora chiedere risposte formali, anche se nel frattempo la rinuncia di Rocchia ha di fatto chiuso, almeno sul piano amministrativo, una nomina durata appena tre giorni.