Poltrone e potere
|Roberti chiude il rimpasto: Di Baggio assessore e vice presidente, ma Iorio e Di Lucente mantengono deleghe importanti in Consiglio
Con la nomina di Roberto Di Baggio si completa la nuova squadra di governo del Molise. Ma la novità più significativa è un’altra: alcune delle deleghe più pesanti restano affidate a consiglieri regionali fuori dalla Giunta. Un modello inedito per gli equilibri della maggioranza.
Il rimpasto è concluso. Dopo settimane di trattative, indiscrezioni e tensioni interne alla maggioranza, il presidente della Regione Molise Francesco Roberti ha completato il riassetto della sua squadra di governo con la nomina di Roberto Di Baggio ad assessore e vice presidente della Giunta regionale.
La novità, però, va ben oltre il semplice avvicendamento tra assessori. Perché il nuovo assetto disegnato dal governatore modifica in maniera significativa la distribuzione del potere all’interno della coalizione di centrodestra e introduce una formula finora poco praticata a Palazzo Vitale: consiglieri regionali esterni alla Giunta che continuano a gestire alcune delle deleghe più strategiche dell’amministrazione.
Con il decreto firmato oggi, 18 giugno, Andrea Di Lucente viene revocato dalla carica di assessore e vice presidente. Al suo posto entra Roberto Di Baggio, esponente di Forza Italia, che assume le deleghe all’Istruzione e formazione professionale, alle Politiche delle risorse umane e alla Difesa del suolo, oltre all’incarico di vice presidente della Regione.
Il passaggio completa un percorso iniziato il 15 giugno con l’ingresso in Giunta di Armandino D’Egidio, subentrato a Michele Iorio. Anche in quel caso, però, l’uscita dall’esecutivo non ha significato un ridimensionamento politico.
Iorio, infatti, pur non partecipando più alle riunioni della Giunta, continua a seguire alcuni dei dossier più delicati della legislatura, a partire dai fondi di coesione, dal Pnrr e dal piano di rientro sanitario. Una posizione che gli consente di mantenere un ruolo di primo piano nella gestione delle principali partite finanziarie della Regione.
Lo stesso schema è stato annunciato per Di Lucente. Durante la presentazione del nuovo assetto, Roberti ha spiegato che l’ex vice presidente continuerà a collaborare con la presidenza seguendo le politiche energetiche e le vertenze industriali aperte sul territorio, a partire da quelle che riguardano il sistema produttivo regionale e le grandi crisi aziendali.
Di fatto, mentre formalmente escono dalla Giunta, sia Iorio che Di Lucente conservano una presenza significativa nell’azione di governo. È questo l’aspetto che più colpisce del nuovo assetto regionale: alcune delle materie più pesanti e strategiche restano infatti nelle mani di consiglieri delegati piuttosto che di assessori.
La nuova Giunta risulta così composta da Roberto Di Baggio, vice presidente, Gianluca Cefaratti, Michele Marone, Salvatore Micone e Armandino D’Egidio. Una squadra diversa rispetto a quella che aveva accompagnato l’avvio della legislatura, ma che continua ad affidarsi a figure esterne all’esecutivo per la gestione di dossier considerati decisivi.
Dal punto di vista politico, l’operazione consente a Roberti di riequilibrare i rapporti tra le diverse anime della maggioranza senza disperdere il patrimonio di relazioni e competenze costruito negli ultimi anni. D’Egidio rafforza il peso di Fratelli d’Italia nella squadra di governo, mentre Forza Italia consolida la propria presenza con la promozione di Di Baggio alla vicepresidenza.
Resta però una questione che continua ad alimentare polemiche. Anche dopo il rimpasto, nella Giunta regionale non siede nemmeno una donna. Un dato che nelle ultime ore è stato evidenziato dalle opposizioni e che rappresenta una delle principali criticità politiche del nuovo assetto.
Per Roberti il capitolo rimpasto può ora considerarsi chiuso. Da oggi inizia però la fase più delicata: dimostrare che questa architettura, con assessori, consiglieri delegati e competenze distribuite su più livelli, saprà rendere più efficace l’azione amministrativa. Oppure se finirà per complicare ulteriormente una macchina regionale già alle prese con sanità, fondi europei, crisi industriali e infrastrutture.


