Logo
Petacciato, minoranza contro il progetto luci: “Ci vendono il buio spacciandolo per risparmio energetico”

Il gruppo consiliare di minoranza “Petacciato in Buone Mani” ha presentato un esposto all’Anac e alla Corte dei conti contro il progetto di riqualificazione dell’illuminazione pubblica del Comune, del valore di circa 2 milioni di euro, chiedendo al sindaco Antonio Di Pardo di sospendere in autotutela la procedura di gara prima della scadenza del 22 giugno. La minoranza ha anche depositato la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale urgente.

Non è la prima volta che il gruppo insorge contro le scelte dell’amministrazione. Nei mesi scorsi aveva già contestato la tentata cessione della colonia per ricavarne appartamenti, il progetto del forno crematorio — bloccato secondo la minoranza solo grazie alla mobilitazione dei cittadini — e l’installazione di un’antenna5G. «A Petacciato è ormai diventato uno schema ricorrente», scrive il gruppo, che stavolta alza ulteriormente i toni: «Non si gioca solo con i bilanci e i soldi dei contribuenti, si gioca in modo sconsiderato con la nostra sicurezza».

Al centro della contestazione c’è un contratto ventennale con un soggetto privato. Il progetto prevede lo smantellamento di tutti i 761 lampioni del paese, di cui il 94% — pari a 716 lampioni — è già a LED e funzionante. «Li buttiamo per rimetterli nuovi? No, li sostituiamo solo per installare un sistema che dimezzerà la potenza della luce di notte», attacca la minoranza. «Ci vendono il buio spacciandolo per risparmio energetico. Dimezzare la luce significa moltiplicare i pericoli. Strade, vicoli e piazze più buie sono un via libera garantito per furti, vandalismi e microcriminalità. Nessun cittadino, nessuna donna, nessun anziano o ragazzo dovrebbe vedersi ridurre la propria sicurezza perché il Comune ha deciso di spegnere a metà il paese per far quadrare i conti di un’azienda».

Sul piano economico, i consiglieri contestano il costo dell’energia posto a base del canone: 0,49 euro/kWh, ritenuto spropositato rispetto ai prezzi attuali del mercato all’ingrosso. «L’azienda privata comprerà a poco e ci rivenderà l’energia a un prezzo base altissimo», scrivono. A fronte di un investimento diretto di soli 183.000 euro — il resto coperto da debito bancario — il privato garantirebbe un rendimento finanziario del 31%. «Un vero e proprio bancomat sulle spalle del Comune», è la definizione usata dal gruppo.

I guasti straordinari resterebbero inoltre a carico del Comune: il canone copre solo l’ordinaria amministrazione. «Se un palo viene abbattuto o gravemente danneggiato, i costi extra ricadranno ancora una volta sulle casse comunali», avverte la minoranza, aggiungendo che le penali per lampioni spenti scattano solo dopo 48 ore: «Questo significa che intere vie potrebbero restare totalmente al buio per giorni senza che l’azienda subisca danni economici reali, lasciando i residenti in balìa dell’insicurezza».

Il gruppo precisa di non essere contrario in linea di principio alla collaborazione tra ente pubblico e privati: «Ci opponiamo a operazioni che non sono altro che fumo negli occhi per cittadini ignari, vendute come pubblico interesse ma che si rivelano affari d’oro solo per la parte privata». Oltre agli esposti e alla richiesta di consiglio urgente, la minoranza annuncia una mobilitazione popolare: «Chiamiamo a raccolta le associazioni, i comitati e i singoli cittadini. Sulla sicurezza delle nostre strade e delle nostre case non si fanno sconti e non si fanno affari».