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Tentato omicidio a Civitacampomarano: l’indagato non risponde al gip. Per il suo legale “non voleva uccidere”
foto d'archivio

M.M., il 59enne accusato di aver cercato di investire le amiche della ex moglie, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia in carcere. Nel fascicolo non emergerebbe in maniera netta la sua intenzione di uccidere le persone sedute sulla panchina, il suo difensore ha chiesto una misura meno afflittiva.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere M.M., il 59enne originario del Marocco che il 19 maggio scorso avrebbe tentato di uccidere tre persone sedute su una panchina a Civitacampomarano investendole con la propria auto. L’uomo, in carcere a Campobasso dal 1 giugno, è stato interrogato oggi pomeriggio dal Giudice per le indagini preliminari e alla presenza del suo legale, l’avvocato Silvio Tolesino. Ma non ha sciolto i dubbi legati all’indagine in cui è accusato di tentato omicidio e lesioni.

Una accusa – la prima – tutta da provare secondo Tolesino che già due giorni fa aveva incontrato il suo assistito e che ora sta preparando una strategia difensiva chiedendo – questa la sua prima mossa – che la misura cautelare in carcere venga sostituita con una meno afflittiva. L’istanza, rafforzata da una sentenza della giurisprudenza, punterebbe a riqualificare il fatto: non più tentato omicidio – perché per il legale questa intenzione di uccidere non si evince dagli atti probatori – ma solamente lesioni.

tolesino

Anche per questo è stata depositata istanza al Riesame così da rivedere, eventualmente, la posizione dell’indagato che per adesso resta in cella dove è apparso “turbato e sofferente”.

Stando a quanto ricostruito dai carabinieri di Larino il 19 maggio scorso l’uomo avrebbe cercato di investire “in maniera deliberata” tre persone sedute su una panchina. Avrebbe addirittura ingranato la retromarcia per cercare di piombare addosso al gruppo “per poi allontanarsi senza proferire alcuna parola”.

Nessun segno di frenata sull’asfalto, lievi le ferite riportate dalle vittime. Molto più inquietante la presunta ragione di quel gesto: una sorta di vendetta nei confronti delle amiche della ex moglie che vive a Civitacampomarano (mentre lui ridiede a Castelmauro) e che dall’uomo, padre dei suoi figli e pregiudicato, si era separata.

Se tra loro ci fossero ulteriori motivi di acredine successivi a questa separazione è da accertare: l’indagato, infatti, non ha ancora fornito la sua versione dei fatti che sono stati ricostruiti dalle testimonianze delle vittime, di chi ha visto e – non è da escludere – della stessa ex moglie dell’uomo.