Logo
La scuola del dopo San Giuliano ridotta in cenere, paese convinto di una drammatica bravata. “Trovare e punire i responsabili”

Il plesso “Silvio Di Lalla”, inaugurato nel 2004 per accogliere i bambini di Casacalenda dopo il terremoto che sconvolse il Molise, è stato devastato dall’incendio della scorsa notte. Mentre le indagini cercano di chiarire le cause del rogo, in paese prevale il sospetto di un gesto volontario da parte di ragazzini. Tra macerie, libri bruciati e ricordi perduti, la comunità chiede che vengano accertate le responsabilità: “Non può essere liquidata come una semplice ragazzata”.

A Casacalenda, a molte ore dal rogo che ha sconvolto la comunità, non si contano soltanto i danni. Si contano i ricordi. Della scuola “Silvio Di Lalla”, in corso De Gasperi, restano travi annerite, aule devastate, pareti sventrate e un tetto quasi completamente collassato. La biblioteca è andata distrutta, così come gran parte degli spazi che per oltre vent’anni hanno accolto centinaia di bambini del paese. Le immagini diffuse nelle ore successive all’incendio mostrano una struttura irriconoscibile, ridotta a uno scheletro nero dal quale, a lungo, ha continuato a uscire fumo.

Le indagini diranno cosa è accaduto nella notte tra il 16 e il 17 giugno. Diranno se si è trattato di un incidente o di un gesto volontario. Saranno i rilievi dei vigili del fuoco, dei carabinieri e degli investigatori a ricostruire con precisione l’origine del rogo. Eppure, mentre gli accertamenti proseguono, in paese c’è una convinzione che serpeggia ovunque. Nei discorsi delle persone, nelle telefonate, nelle conversazioni davanti alle transenne che oggi delimitano quel che resta dell’edificio.

La paura è che dietro tutto questo possa esserci stata una bravata.

Una parola che normalmente richiama marachelle, sciocchezze, leggerezze giovanili. Ma che davanti alle macerie della scuola assume un significato completamente diverso.

Perché qui non è stato danneggiato un cartello stradale o imbrattato un muro. Qui è andato distrutto uno dei luoghi più importanti della vita collettiva di Casacalenda.

La stessa sindaca Sabrina Lallitto, nelle ore successive all’incendio, non ha nascosto i propri dubbi sull’origine accidentale del rogo. Gli impianti erano stati oggetto di interventi recenti. I quadri elettrici si trovavano all’esterno dell’edificio. Gli impianti risultavano conformi alle normative. Anche il sistema antincendio è entrato regolarmente in funzione durante l’emergenza. Eppure le fiamme hanno divorato in poco tempo una struttura che fino a poche ore prima appariva perfettamente efficiente.

Incendio scuola infanzia ed elementare casacalenda Incendio scuola infanzia ed elementare casacalenda Incendio scuola infanzia ed elementare casacalenda Incendio scuola infanzia ed elementare casacalenda

A rafforzare i sospetti ci sono anche alcuni particolari finiti all’attenzione degli investigatori, compreso il ritrovamento di finestre aperte in punti della struttura dove, secondo chi frequenta quotidianamente la scuola, normalmente restavano chiuse. Non sono prove. Sono elementi che dovranno essere verificati. Ma spiegano perché l’ipotesi dolosa non venga considerata affatto remota.

A rendere ancora più dolorosa la vicenda è la storia stessa dell’edificio.

La “Silvio Di Lalla” non era una scuola qualunque. Era la scuola costruita dopo il terremoto del 2002. Quando il Molise fu sconvolto dalla tragedia di San Giuliano di Puglia e dal crollo della scuola “Francesco Jovine”, costato la vita a ventisette bambini e alla loro insegnante, la sicurezza degli edifici scolastici diventò una priorità assoluta. Due anni dopo, nel 2004, Casacalenda inaugurò questo plesso realizzato con prefabbricati in legno, destinato a ospitare la scuola dell’infanzia e la primaria.

Per molti genitori di allora rappresentava molto più di un edificio nuovo. Era una risposta concreta alla paura. Un luogo pensato per accogliere i bambini in condizioni di sicurezza. Un simbolo di ripartenza dopo una delle pagine più dolorose della storia recente del Molise.

Da allora sono passate intere generazioni.

Tra quelle pareti hanno imparato a leggere e scrivere centinaia di bambini. Hanno lavorato insegnanti, collaboratori scolastici e operatori. Si sono svolte feste, recite, incontri con le famiglie. Per tanti cittadini di Casacalenda quella scuola coincide con una parte della propria infanzia o di quella dei propri figli.

E poi c’era la biblioteca. Una perdita nella perdita. Non soltanto perché conteneva libri, ma perché raccontava una storia di partecipazione collettiva. Le insegnanti che l’hanno vista nascere ricordano ancora le librerie acquistate grazie all’aiuto della Fidas di Larino, i materassi donati e trasformati in divanetti per i bambini, gli scaffali-castello costruiti dai genitori, i pannelli decorativi realizzati da artisti locali, le raccolte fondi organizzate per acquistare nuovi volumi.

Non era una biblioteca calata dall’alto attraverso un finanziamento, ma un progetto costruito pezzo dopo pezzo da una comunità intera. Per questo le fotografie dei libri ridotti in cenere hanno colpito così profondamente il paese. Perché dietro quegli scaffali non c’erano soltanto volumi. C’erano anni di impegno, di volontariato e di partecipazione.

Anche la notte dell’incendio racconta qualcosa dello spirito con cui Casacalenda vive questa perdita.

Incendio scuola casacalendaIncendio scuola casacalendaIncendio scuola casacalendaIncendio scuola casacalenda

Le prime fiamme sono state notate poco dopo l’una e mezza. A dare l’allarme è stata Asia Caporicci, figlia del sindaco di Provvidenti. In pochi minuti sul posto sono arrivati amministratori, cittadini e personale scolastico. Il vicesindaco si è precipitato davanti alla scuola. Alcuni residenti hanno cercato di limitare la propagazione del fuoco utilizzando gli idranti. È stata chiusa la valvola generale del metano e disattivata l’alimentazione elettrica per evitare ulteriori rischi.

Poi sono arrivati i vigili del fuoco da Santa Croce di Magliano ma hanno trovato una situazione già gravissima. Le difficoltà della viabilità e i tempi necessari per raggiungere Casacalenda hanno giocato contro i soccorritori. In una struttura costruita in larga parte con materiali lignei, quaranta minuti possono fare la differenza. Le squadre hanno impedito che l’incendio si estendesse agli edifici vicini e hanno lavorato per ore fino alla completa messa in sicurezza dell’area. Ma per la scuola ormai c’era poco da salvare.

Questo contrasto spiega il sentimento che oggi prevale nel paese. Da una parte una comunità che, nel cuore della notte, ha tentato di difendere la propria scuola. Dall’altra il sospetto che qualcuno possa averla distrutta.

Se le indagini confermeranno l’origine dolosa e se davvero emergerà il coinvolgimento di ragazzi, sarà inevitabile interrogarsi anche sul significato educativo di questa vicenda. Non per invocare punizioni esemplari o trasformare dei giovani in mostri. Ma perché esiste una differenza sostanziale tra una ragazzata e un gesto che produce conseguenze devastanti. Accettare che tutto venga archiviato come una semplice bravata significherebbe ignorare il valore di ciò che è andato perduto.

Una scuola non è soltanto un edificio pubblico. È il luogo in cui una comunità investe sul proprio futuro. È il posto dove crescono i bambini, si formano relazioni e si costruiscono ricordi. Ed è per questo che, accanto alla ricostruzione materiale che prima o poi arriverà, Casacalenda chiede oggi anche un’altra cosa: che venga accertata la verità. Perché soltanto sapendo cosa è accaduto sarà possibile trasformare una notte di distruzione in una lezione collettiva di responsabilità.