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Giallo di Pietracatella, analisi sul sangue di Gianni e Alice sopravvissuti alla ricina. I super esperti tedeschi esamineranno 70 alimenti

Conferiti al Centro Antiveleni Maugeri di Pavia gli incarichi ai consulenti italiani e tedeschi nominati dalla Procura di Larino. Oltre ai nuovi accertamenti nella casa di via Risorgimento, saranno analizzati decine di reperti sequestrati e il sangue dei due familiari sopravvissuti per verificare un’eventuale esposizione alla tossina.

Da oggi l’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella ha un programma di lavoro preciso. Al Centro Antiveleni e Tossicologico dell’Irccs Maugeri di Pavia la procuratrice della Repubblica di Larino Elvira Antonelli ha conferito formalmente gli incarichi ai consulenti tecnici chiamati a svolgere una nuova serie di accertamenti scientifici sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso dopo un avvelenamento da ricina.
L’incontro, durato circa due ore, ha riunito attorno allo stesso tavolo gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, gli esperti del Centro Antiveleni e, per la prima volta, gli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino, uno dei principali centri europei per lo studio degli agenti biologici e delle tossine. Presenti Christian Herzog, direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali, Sylvia Worbs, ricercatrice del laboratorio per le tossine biologiche, il tossicologo forense dell’Università di Pavia Luca Morini, il professor Carlo Alessandro Locatelli e il dirigente della Squadra Mobile Marco Graziano. Per le parti erano presenti l’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita, e i difensori dei cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso iscritti nel registro degli indagati nel parallelo fascicolo per omicidio colposo, tuttora aperto.

Dall’incontro sono emerse alcune delle attività che caratterizzeranno le prossime settimane dell’indagine. Tra le novità più significative c’è la decisione di sottoporre ad accertamenti anche il sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice, gli unici componenti della famiglia sopravvissuti alla tragedia. Gli esami serviranno a verificare l’eventuale presenza di anticorpi contro la ricina, nel tentativo di accertare se anche loro possano essere stati esposti alla tossina senza sviluppare l’avvelenamento che ha invece provocato la morte di Antonella e Sara. Va ricordato che Gianni Di Vita si è recato anche lui in ospedale con sintomi di malessere nelle stesse ore in cui moglie e figlia si aggravano, anche se il campione ematico analizzato da Locatelli dopo quattro mesi non ha evidenziato tracce venefiche.

Parallelamente prenderà il via un’imponente attività di laboratorio. Gli specialisti dovranno analizzare circa settanta alimenti sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento, insieme a una borraccia, stoviglie, contenitori, indumenti, mobili e numerosi altri oggetti prelevati durante i sequestri eseguiti nei mesi scorsi. L’obiettivo è verificare la presenza di eventuali tracce della ricina e ricostruire, per quanto possibile, il percorso seguito dalla tossina all’interno della casa.
Non sarà però soltanto un lavoro di laboratorio. Gli stessi consulenti tedeschi raggiungeranno infatti Pietracatella per partecipare a un nuovo sopralluogo nell’abitazione delle due vittime insieme agli uomini della Polizia Scientifica. Anche in quell’occasione verranno effettuati ulteriori campionamenti, resi possibili dalle tecniche di analisi particolarmente avanzate sviluppate dal Robert Koch-Institut per l’individuazione delle tossine biologiche.

sara antonella pietracatella

A sei mesi esatti dalla morte di Antonella e Sara, il lavoro della Procura di Larino continua quindi a svilupparsi su più livelli. Da una parte gli investigatori della Squadra Mobile hanno raccolto circa 160 Sommarie Informazioni Testimoniali, ascoltando più volte parenti, amici e conoscenti delle vittime e analizzando i nove dispositivi informatici sequestrati nell’abitazione. Dall’altra proseguono gli approfondimenti scientifici, ai quali si aggiungono ora le competenze di uno dei più qualificati istituti europei nel settore delle tossine biologiche.

Resta inoltre aperto il fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, nell’ambito del quale sono attese la relazione conclusiva della medico legale Benedetta Pia De Luca e gli approfondimenti già affidati al tossicologo Carlo Alessandro Locatelli e al chimico forense Daniele Merli. Si tratta di altri che dovranno arrivare sul tavolo della procura di Larino nelle prossime ore.
Ai consulenti la Procura ha chiesto di valutare le risultanze autoptiche, la compatibilità con l’avvelenamento da ricina e la riconoscibilità clinica della patologia nei giorni in cui Antonella e Sara furono ricoverate.

L’inchiesta principale prosegue invece contro ignoti per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico. Gli accertamenti disposti oggi rappresentano uno dei passaggi più delicati dell’intera indagine: dalla loro capacità di individuare eventuali residui della tossina o altri elementi utili dipenderà una parte importante della ricostruzione di quanto accaduto nella casa di via Risorgimento nei giorni che precedettero la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.