Dati e analisi
|Frane, oltre 17mila molisani vivono in aree a rischio più elevato. Goletta Verde: “Petacciato è l’emblema, serve prevenzione”
I dati ISPRA illustrati da Goletta Verde fotografano una regione particolarmente esposta al dissesto idrogeologico. Al centro della tappa molisana la frana di Petacciato, considerata uno dei fenomeni più complessi d’Europa: “Non si può fermare, bisogna imparare a conviverci”
Oltre 17 mila cittadini che vivono nelle aree a maggiore pericolosità da frana, quasi 17 mila edifici esposti, centinaia di imprese e oltre 800 beni culturali coinvolti. È la fotografia del dissesto idrogeologico in Molise scattata dai dati della piattaforma IdroGEO dell’ISPRA e rilanciata oggi da Goletta Verde di Legambiente, approdata in regione per la prima giornata della sua tappa molisana. Numeri che riportano al centro dell’attenzione la necessità di investire nella prevenzione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici, prendendo come simbolo la frana di Petacciato, indicata come una delle situazioni di dissesto più vaste e complesse dell’intero panorama europeo.
Secondo i dati illustrati da Legambiente, nelle sole aree a pericolosità molto elevata (P4) ed elevata (P3) ricadono 713,92 chilometri quadrati di territorio, pari a circa il 16% della superficie regionale. In queste zone vivono 17.327 persone, distribuite in 7.560 nuclei familiari, mentre risultano esposti 16.982 edifici, 917 imprese e 802 beni culturali. Un quadro che, sottolinea l’associazione ambientalista, diventa ancora più esteso se si considerano anche le aree classificate a pericolosità media, moderata o di attenzione.
Per Legambiente la frana di Petacciato rappresenta il caso emblematico di questa fragilità. Il fenomeno interessa un’area di oltre cinque chilometri quadrati e si è riattivato anche nella primavera del 2026, dopo le abbondanti precipitazioni. Si tratta di un movimento franoso che coinvolge direttamente infrastrutture strategiche come la linea ferroviaria adriatica, l’autostrada A14 e la viabilità statale, inserite nel Corridoio paneuropeo 8.

Ma il messaggio lanciato oggi da Goletta Verde è anche un cambio di prospettiva. La sfida, secondo Legambiente e la Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), non è quella di “fermare” definitivamente la frana, obiettivo ritenuto irrealizzabile per un fenomeno di queste dimensioni, bensì imparare a gestirne l’evoluzione attraverso monitoraggio continuo, manutenzione e tecnologie avanzate.
Tra le proposte avanzate figurano il potenziamento dei sistemi di controllo con strumenti in grado di rilevare spostamenti millimetrici del terreno in tempo reale, la realizzazione di opere di regimazione delle acque superficiali e profonde per ridurre l’effetto destabilizzante delle infiltrazioni e l’installazione di sistemi automatici di Early Warning, capaci di bloccare immediatamente la circolazione ferroviaria o chiudere gli accessi autostradali qualora venissero registrate accelerazioni anomale del movimento franoso. A questo si aggiunge la richiesta di una maggiore informazione della popolazione sui comportamenti da adottare in caso di emergenza.
«La tappa molisana di Goletta Verde serve a ricordare che l’adattamento ai cambiamenti climatici e la transizione ecologica passano inevitabilmente dalla cura e dalla messa in sicurezza del nostro territorio», afferma Angelo Sanzó, responsabile del comitato scientifico di Legambiente Molise. «Il caso di Petacciato dimostra che non servono grandi opere faraoniche e inutili promesse di cementificazione, ma manutenzione predittiva, investimenti costanti nelle tecnologie di monitoraggio e una cultura del rischio che metta al primo posto la sicurezza delle comunità e delle infrastrutture vitali».
Anche la portavoce di Goletta Verde, Marzia Mattioli, collega il tema del dissesto alla crisi climatica e alla gestione della risorsa idrica. «Il monitoraggio e la prevenzione, in territori a rischio come il Molise, sono fondamentali per proteggere territori e cittadini. Non si può aspettare l’emergenza per correre ai ripari», osserva, chiedendo al Governo una gestione dell’acqua più efficiente e capace di adattarsi alle esigenze dei diversi territori.

Sul piano scientifico, il presidente della SIGEA Antonello Fiore ricorda che la grande instabilità del versante di Petacciato deriva soprattutto dalle sue caratteristiche geologiche: un esteso strato argilloso impermeabile sul quale poggiano depositi sabbiosi molto permeabili. Durante i periodi di piogge prolungate, l’acqua si infiltra negli strati sabbiosi, si accumula sopra le argille e genera pressioni che favoriscono la riattivazione del movimento franoso.
La tappa molisana di Goletta Verde proseguirà domani, mercoledì 1° luglio, con la presentazione dei risultati del monitoraggio sulla qualità delle acque lungo la costa regionale, a bordo dell’imbarcazione ormeggiata alla Marina San Pietro di Termoli.


