I numeri
|Estorsioni, Osservatorio Antimafia: denunce in aumento del 37%, a Isernia boom del 160%
Il rapporto dell’Osservatorio Antimafia del Molise analizza l’estorsione come indicatore della presenza criminale nel tessuto economico regionale
Le estorsioni denunciate in Molise sono aumentate del 37,1% in dieci anni, passando da 35 casi nel 2013 a 48 nel 2023. Ma il dato che emerge con maggiore forza dalla relazione del primo semestre 2026 dell’Osservatorio Antimafia del Molise riguarda la provincia di Isernia, dove le denunce sono salite da 10 a 26, con un incremento del 160%. Numeri che l’organismo guidato dal criminologo Vincenzo Musacchio e dal magistrato Daniele Colucci considera un segnale da osservare con particolare attenzione.
Secondo il documento, l’estorsione continua a rappresentare una delle attività più redditizie per le organizzazioni criminali e colpisce soprattutto il mondo delle imprese. Non si tratta soltanto di richieste di denaro, ma di un sistema che può tradursi in forme di controllo e condizionamento delle attività economiche, incidendo sulla libertà decisionale degli imprenditori.
A rendere ancora più significativo il quadro è il confronto tra le due province molisane. Se a Campobasso le denunce sono passate da 25 a 22, registrando un calo del 12%, nell’Isernino il fenomeno segue una traiettoria opposta. Per l’Osservatorio, questa differenza suggerisce la necessità di leggere il fenomeno in chiave territoriale, valutando le specifiche vulnerabilità economiche e produttive delle diverse aree della regione.
La relazione riporta inoltre una stima delle imprese potenzialmente connesse a contesti di criminalità organizzata, elaborata sulla base di dati già analizzati dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. In provincia di Campobasso sarebbero circa 600 le attività considerate potenzialmente esposte, pari al 2-3% del totale. In provincia di Isernia la stima è di circa 295 imprese, ma con una percentuale più elevata, compresa tra il 3 e il 4%. Gli stessi autori precisano che si tratta di elaborazioni statistiche e non di aziende coinvolte in procedimenti giudiziari o accertamenti specifici.
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati nel rapporto riguarda l’evoluzione delle modalità estorsive. Richiamando analisi della Direzione Investigativa Antimafia, l’Osservatorio sottolinea che oggi la pressione criminale non passa necessariamente attraverso minacce esplicite o atti di violenza. Sempre più spesso assume forme meno evidenti, come l’imposizione di forniture, servizi o assunzioni non necessarie, capaci comunque di generare vantaggi economici per le organizzazioni criminali.
Tra i meccanismi descritti figura anche il ricorso a fatture per operazioni inesistenti, utilizzate per mascherare richieste estorsive dietro attività apparentemente regolari. Un sistema che rende più difficile individuare il fenomeno e che, secondo gli autori della relazione, dimostra come l’estorsione stia assumendo caratteristiche sempre più sofisticate.
Per l’Osservatorio Antimafia del Molise, l’aumento delle denunce e la diffusione di forme di pressione economica meno visibili confermano il ruolo dell’estorsione come reato spia della presenza criminale. Da qui l’invito a rafforzare non solo l’azione repressiva, ma anche gli strumenti di monitoraggio delle filiere economiche e dei flussi finanziari, con l’obiettivo di intercettare quei fenomeni che spesso restano nascosti dietro rapporti commerciali apparentemente leciti.


