80 anni della Repubblica
|2 giugno 1946: quando il Molise votò il Re e scelse le forze di centro per la Costituente
Un voto in linea con quello di gran parte del Meridione. L’assenza della lotta organizzata contro il fascismo consegna le masse popolari nelle braccia del centrismo di marca cattolica, impersonato dalla DC, e delle forze conservatrici. A loro supporto il populismo dell’Uomo Qualunque, il cui esponente più noto è l’on. Francesco Colitto. Le “isole rosse” di Santacroce di Magliano e di Ururi.
Il voto per il referendum
Fosse stato per la maggioranza degli elettori molisani al referendum del 2 giugno 1946, l’Italia sarebbe ancora oggi una nazione fervidamente monarchica.

A fargli cambiare opinione non erano bastate le gravi complicità di Vittorio Emanuele III col fascismo, a partire dalle leggi razziali, la guerra con le sue dolorosissime conseguenze che avevano insanguinato anche le nostre contrade, e da ultimo, la fuga ignominiosa dalla Capitale consegnata inerme alla feroce rappresaglia delle truppe e polizia hitleriane. Tanto per citarne le principali.

Il ritratto dei sovrani era appeso ancora in molte case e uffici privati anche dopo il referendum, le mielose biografie dei membri di casa Savoia circolavano ancora abbondanti con la pretesa di accreditare la cattiveria di una Repubblica vendicativa e senza pietà contro il meno colpevole membro della dinastia: Umberto di Savoia.
I nostri nonni e genitori anche allora, come per le elezioni comunali di tre mesi prima, erano accorsi in massa alle urne il 2 giugno 1946. La posta in gioco alta: vivere sotto un regime monarchico costituzionale o repubblicano. Netto il risultato a favore della Repubblica in campo nazionale:
- 24.946.878 votanti, pari al 89/08% degli aventi diritto.
Repubblica: 12.718.641, pari 54,27%
Monarchia: 10.718.502 pari al 45,73%; (1)
Di segno opposto il voto nella provincia di Campobasso, allora facente parte della Circoscrizione Benevento-Campobasso.
- 208.581, pari al 89,48% dei votanti della nostra provincia,
- Monarchia: 133.548, pari al 68,52%; Repubblica: 61,359, pari al 31,48%.
Tante e diverse le curiosità emerse dalla consultazione nei comuni. Le città a maggiore vocazione monarchica furono nell’ordine Lupara 97,79%, Montaquila 96,30% e Venafro 92,15%.
Sul versante pro Repubblica spicca il dato di San Biase 79,24%.
Tra le città più grandi è a Campobasso che si registrò il voto monarchico più alto: 13.282 pari all’81,21%, alla Repubblica 3.073 e il 18,79%. Più equilibrato il voto a Isernia: 2.865, 58,71% alla Monarchia, 2.015 contro il 41,29% per la Repubblica.
Più o meno allo stesso modo il voto a Larino, Guglionesi, Montenero di Bisaccia, Petacciato, Portocannone Rotello: prevalenza monarchica, ma non esorbitante.
Ma a riportare in alto i consensi per la Corona ecco il voto nella città di Termoli: 3.536 (76,54%). Alla Repubblica vanno invece 1.084 voti, pari al 23,46%. In linea con quello della città adriatica il risultato di Agnone: 3.370 (73,02%) alla Monarchia, 1.245, pari al 26,98% per la Repubblica.

Consenso rovesciato a Santa Croce di Magliano: alla Repubblica voti 2.130 (76,07%), alla Monarchia 670, (23,93%). Sia pure con lievi contrazioni, risultati finali favorevoli alla Repubblica in altri comuni del Basso Molise, come a San Martino in Pensilis: Repubblica voti 1.820, pari al 61,20%, mentre alla Monarchia i consensi furono 1.154 (38,80%); San Giuliano di Puglia: alla Repubblica 577 voti, pari al 62,85%, mentre alla Monarchia 341, il 37,15%.

Il voto per l’Assemblea costituente
Ma quello stesso 2 giugno si votò anche per eleggere l’Assemblea costituente, cioè il massimo organo rappresentativo del popolo, il cui compito principale era redigere la Carta fondamentale del nuovo Stato democratico.
Oltre a questo importantissimo compito, l’Assemblea costituente aveva anche quello di esercitare le funzioni ordinarie dello Stato al momento della transizione: votare la fiducia al Governo, approvare i bilanci, ratificare i trattati internazionali.
556 i deputati da eleggere col sistema proporzionale puro a suffragio universale e diretto. I risultati nella circoscrizione Benevento-Campobasso, che comprendeva il Molise, hanno visto il prevalere netto delle formazioni politiche conservatrici di stampo cattolico e monarchico-liberali.
Un blocco a cui vanno aggiunti i consensi per il Fronte dell’Uomo Qualunque, il primo movimento di orientamento populistico. Il termine qualunquismo porta quella data di nascita, diventando sinonimo di indifferenza e distacco, se non di ostilità verso la politica, le istituzioni e i suoi protagonisti. Un fenomeno regressivo che oggi si esprime attraverso l’astensionismo elettorale e il voto a formazioni politiche estemporanee.
Il consenso a queste formazioni raggiunse il 78,92%. Al partito democristiano la parte del leone: 41,45%, seguita dall’Unione Democratica Nazionale col 26, 41% e l’11, 36% dell’Uomo Qualunque. La sconfitta delle sinistre è rappresentata in questi voti: PSIUP (socialista) 7,46% e PCI 4,44%. Gli eletti molisani furono tre: Giovanni Ciampitti di Isernia e Michele Camposarcuno di Ripamolisani, Francesco Colitto di Carovilli.
Anche per questa consultazione, come per il referendum, non mancano le curiosità. Ad esempio Il Fronte dell’Uomo qualunque è il primo partito a Campobasso città con 5.900 voti e il 38,59%. Lo stesso a Boiano v. 1895 e il 54,26%; a Larino con voti 963 pari al 26,44%, secondo a Termoli col 21,73%.
La Dc prevale su tutti a Montenero di Bisaccia col 52,75%; a Campomarino sia pure di poco sul PCI, rispettivamente 40% e 36,89%; Casacalenda col 49,53%; Montecilfone 31,56%. Tra le città più grandi Termoli è quella che premia lo scudo crociato: 2089 voti per il 47,15%, seguito dall’Uomo Qualunque con 963 voti e il 21,73% e l’Unione Democratica Nazionale col 4.46%. Un blocco del 72,95%. Le sinistre, irrilevanti a Termoli, finiscono sorprendentemente appaiate: 399 voti per i socialisti del PSIUP, 398 per il PCI e l’8,98%.
Prevalgono, invece, nel risultato di Santacroce di Magliano con 1.267 voti e il 46,91% al PCI. Al PSIUP 557 voti e il 20,62%. Primo partito il PCI anche a Ururi con 1059 voti e il 42,75%. Il PSIUP riporta 245 voti pari al 9,89%.
Bonefro: PSIUP voti 695 col 29,45%, il PCI 489 20,72%. A contenere parzialmente questo risultato il voto per la DC: 657 consensi e il 27,84%.
La sorpresa positiva è stata che da un voto così fortemente contrastato è nata una Carta Costituzionale dalla forte impronta democratica, repubblicana e antifascista per un’Italia fondata sul lavoro e contro ogni discriminazione di lingua, sesso, razza, religione.
Ottant’anni di libertà che da allora portano ancora questo segno, nonostante i tentativi di modificarlo.
- I risultati elettorali sono tratti da Eligendo, il portale delle elezioni.





