Logo
Tutti contro il POS, pioggia di ricorsi bipartisan. Ma il piano contestato porta anche le firme della Regione

Tutti pronti ai ricorsi contro il piano sanitario dei commissari Bonamico e Di Giacomo che taglia emodinamica a Termoli, punto nascita a Isernia e ridimensione l’ospedale di Agnone. Ma nelle carte ufficiali compare anche la struttura regionale: il documento è adottato “su conforme proposta” della Direzione Salute del Molise. Intanto esplodono tensioni tra Roberti, commissari e parlamentari di maggioranza.

Adesso sono tutti contro il POS. Maggioranza, opposizione, sindaci, consiglieri regionali, associazioni, territori. Tutti pronti a impugnare il nuovo Piano operativo sanitario adottato dai commissari ad acta Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, il documento che recepisce le indicazioni dei ministeri della Salute e dell’Economia e che contiene le misure più contestate degli ultimi anni: il taglio dell’emodinamica del San Timoteo di Termoli, la chiusura del punto nascita di Isernia e la trasformazione del Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità.

L’invito trasversale è accantonare le polemiche e seguire insieme un obiettivo comune per difendere i servizi sanitari del Molise. Giustissimo. Ma un conto è salvare gli ospedali, un altro gettare fumo negli occhi dei molisani. Perché il problema è che il piano oggi contestato pubblicamente non è certo piovuto dal cielo.

Pos Regione Pos Regione

Dentro il decreto commissariale numero 63 del 30 aprile 2026 compare un passaggio chiave, nella querelle istituzionale che si è creata, imbarazzante politicamente ma anche cristallino: il documento (il Pos) viene adottato “su conforme proposta del Direttore Generale della Salute e d’intesa con il Subcommissario ad acta”. Nel frontespizio compaiono il responsabile d’ufficio Giuseppe Massaro e la direttrice generale alla Salute della Regione Molise Lolita Gallo. Non certo estranei alla regione, al contrario. “Ed è difficile, se non impossibile pensare che abbiano agito da soli avallando il documento” chiarisce la consigliera dem Alessandra Salvatore, che ha infatti invitato con garbo Roberti a sfiduciare il suo direttore generale alla Salute “se lo stesso Roberti non era al corrente del contenuto del Pos”. Il passaggio, d’altronde, non è una semplice presa d’atto burocratica, ma un percorso tecnico-amministrativo condiviso.

Salvatore facciolla

Ed è qui che nasce il grande paradosso: mentre oggi la politica regionale — compresi esponenti della stessa maggioranza di governo — annuncia battaglia legale contro il POS, nelle carte ufficiali emerge che quel piano era perfettamente conosciuto e accompagnato anche dalla struttura sanitaria regionale.

Un cortocircuito istituzionale che si inserisce dentro un clima politico tesissimo. Da mesi, secondo quanto filtra dagli ambienti regionali, i rapporti tra il presidente della Regione Molise Francesco Roberti e i commissari alla sanità sarebbero pessimi. Interlocuzioni ridotte al minimo, tensioni continue, confronto quasi inesistente. E il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: un piano sanitario già adottato, territori sul piede di guerra e ricorsi che rischiano di trasformarsi nell’ennesimo conflitto istituzionale mentre sullo sfondo restano i servizi salvavita.

Anche nel centrodestra il clima è tutt’altro che idilliaco. Negli ultimi giorni Roberti ha espresso irritazione verso la rappresentanza parlamentare molisana di governo, in particolare gli esponenti di Fratelli d’Italia Costanzo Della Porta ed Elisabetta Lancellotta (FdI), accusati di non aver ottenuto risultati concreti per il piccolo Molise. Ma proprio qui si apre un’altra contraddizione: mentre si punta il dito contro Roma, il POS nasce comunque dentro una filiera amministrativa tutta di centrodestra (dal Governo alla Regione al Comune di Termoli, che ieri ha approvato all’unanimità il ricorso al tar) che coinvolge direttamente la struttura regionale.

Il tema è esploso proprio durante il lungo consiglio comunale monotematico convocato a Termoli per difendere il San Timoteo e il laboratorio di emodinamica. Un consiglio nel quale centrosinistra e centrodestra si sono ritrovati ulla stessa linea: impugnare il POS e chiedere deroghe strutturali per il Molise.

La consigliera regionale del Partito Democratico Alessandra Salvatore ha definito il commissariamento “una scelta politica”, sostenendo che il Molise sia rimasto “l’unica regione ancora commissariata”. “La battaglia delle battaglie è innanzitutto la revoca del commissariamento”, ha detto, chiedendo anche il “congelamento del Programma operativo sanitario”.

Salvatore ha insistito molto sul rapporto tra sanità pubblica e privato convenzionato: “Il privato deve essere un complemento, non il contrario”. E ancora: “A noi serve innanzitutto la messa in sicurezza della vita. Vale per la rete ictus, vale per l’emergenza cardiologica, vale per il politrauma. Dobbiamo partire dai presìdi pubblici per tutte le specialistiche salvavita”.

Più tecnico e strutturato l’intervento dell’ex vicepresidente della Regione Vittorino Facciolla, oggi consigliere Pd, che ha ricostruito il rapporto complicato tra Molise e tavoli ministeriali. “Noi siamo oggettivamente un contraente debole rispetto ai tavoli della sanità nazionale”, ha spiegato, ricordando che il Molise versa allo Stato circa 35 milioni ma riceve oltre 650 milioni per il sistema sanitario regionale.

Facciolla ha difeso il modello dell’ospedale unico regionale con hub a Campobasso e spoke a Termoli e Isernia. Ma ha spiegato che “Non esiste nessuna norma che impedisca agli spoke di fare le stesse operazioni dell’hub”. Da qui la contestazione all’applicazione rigida del Balduzzi: “Sapete da quanti anni il punto nascita di Termoli non raggiunge i mille parti previsti? Da vent’anni. È stato mai chiuso? No”.

Facciolla ha lanciato poi un allarme molto netto sulle patologie tempo-dipendenti: “Se perdiamo l’emodinamica a Termoli non rischiamo solo di perdere vite umane, rischiamo di perdere la permanenza stessa dei cittadini sul territorio”. E sull’ictus: “Abbiamo già fatto un passo indietro incredibile. Se accade qualcosa dobbiamo trasferire i pazienti a Neuromed e non è detto che si riesca a intervenire in tempo”.

Di pardo Roberto

Sul fronte opposto, ma arrivando a conclusioni molto simili, il consigliere regionale di centrodestra Roberto Di Pardo ha difeso il ruolo della Regione ricordando che “il commissario non viene nominato da Roberti ma dal Consiglio dei Ministri” e che “La Regione sulla sanità non tocca palla, è come quando a un genitore tolgono la patria potestà”.

Anche Di Pardo però ha sostenuto apertamente la necessità di impugnare il POS: “Dobbiamo prendere il piano operativo, contestarlo e impugnarlo”. E ha contestato l’applicazione uniforme del Balduzzi: “Forse è una delle migliori norme sanitarie mai scritte, ma non è applicabile a tutti i territori italiani allo stesso modo. Quello che funziona per l’80% del Paese non funziona per il restante 20%, e il Molise è dentro quel 20%”.

Fortissima la sua testimonianza personale sull’infarto avuto nel dicembre 2022: “Se quella notte non avessi trovato l’emodinamista a Termoli, qualcuno avrebbe soltanto dovuto decidere se sarei morto sulla strada verso Campobasso o verso San Giovanni Rotondo”. E ancora: “Io preferisco rischiare che un emodinamista provi a stapparmi la coronaria piuttosto che salire su un’ambulanza senza sapere se arriverò vivo”.

Di Pardo ha anche difeso il percorso di rilancio del San Timoteo: “I giovani cardiologi arrivati a Termoli sono stati attratti da un progetto, da una visione. Se leggono che l’emodinamica chiuderà il 31 ottobre inizieranno a guardarsi intorno”. E ha criticato i criteri geografici utilizzati nel POS: “Ci chiudono perché secondo loro si arriva in tempo a Pescara o a Campobasso. Poi però è caduto pure il ponte sul Trigno”.

Insomma, nessun dubbio che la stessa Regione Molise impugnerà il POS. Non lo farà come ente – e non potrebbe, d0altronde, anche perché c’è quella famosa firma della struttura regionale che lo ‘benedice’ – ma attraverso i singoli consiglieri. E tuttavia, mentre ci si prepara alla stagione dei ricorsi, resta sospesa una domanda politica semplice: se il POS era davvero così irricevibile, perché la contestazione pubblica è arrivata solo dopo l’adozione ufficiale del piano e dopo l’esplosione delle proteste territoriali? E’ qui che si trova il cortocircuito di questa vicenda: una Regione che oggi combatte un piano sanitario che la sua stessa struttura amministrativa ha avallato.

Una posizione dura, rispetto a questa contraddizione, arriva anche dalla consigliera regionale del Partito Democratico Micaela Fanelli, intervenuta oggi, 19 maggio, parlando di “schizofrenia istituzionale” e “doppio gioco politico” da parte del presidente della Regione Molise Francesco Roberti. “Da un lato la Regione Molise si genuflette ai tavoli romani per ottenere i primi 18 milioni di euro benedicendo e approvando il nuovo Programma operativo sanitario, dall’altro, per pura propaganda, preannuncia impugnative contro lo stesso documento”, attacca la consigliera dem. Secondo Fanelli “delle due l’una: o è in atto un cortocircuito istituzionale o si continua a prendere in giro i cittadini molisani con un gioco delle parti che sulla salute delle persone non è più tollerabile”. La consigliera chiede quindi a Roberti “coraggio politico”: “Se ritiene davvero che questo piano sia dannoso per il territorio, sfiduci la struttura commissariale e blocchi i provvedimenti. Altrimenti questo ricorso resterà soltanto l’ennesimo fumo negli occhi”. E conclude: “La sanità molisana ha bisogno di tutele reali e coerenza istituzionale, non di banchi di nebbia propagandistici”.