Caso Pietracatella
|Tre ore nella casa della famiglia Di Vita: sequestrati 5 cellulari, tablet e un pc. Serve tempo per la copia dei dati
Dopo mesi gli investigatori sono tornati nell’abitazione di via Risorgimento: tra i cinque telefonini sequestrati solo due avevano la scheda sim, portati via anche un notebook e un tablet
Si è concluso intorno alle 13 di oggi il sopralluogo – disposto dalla Procura di Larino – nell’abitazione della famiglia Di Vita: agenti della Squadra Mobile di Campobasso e uomini della Scientifica sono tornati stamattina all’interno della palazzina azzurra di via Risorgimento, a Pietracatella, dove si presume che sia avvenuto il contatto con la ricina che ha potato alla morte per avvelenamento Antonella Di Ielsi, di 50 anni e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni.
Muniti di tute per non contaminare la scena che è rimasta integra dal 28 dicembre, giorno in cui l’abitazione è stata sottoposta a sequestro, i poliziotti hanno prelevato dalla casa cinque telefoni cellulari (tre iPhone, uno Xiaomi e un Samsung) di cui due muniti di sim e tre privi di scheda, presumibilmente più vecchi. Due di questi cinque telefonini erano nella camera di Alice, mentre dalla stanza di Sara è stato prelevato un tablet. Acquisito anche un computer portatile.

Il materiale, adesso, dovrà essere esaminato per l’estrazione della copia forense con un processo che il consulente delle parti Giovanni Alfonso non ha esitato a definire lungo.
Ai microfoni dei giornalisti che hanno assistito all’ingresso degli investigatori nella casa dei Di Vita, il dottor Alfonso ha spiegato che per l’estrazione della copia forense dal primo telefono sequestrato (quello di Alice) ci sono voluti 4 giorni. Il che fa presumere che altrettanti ce ne vorranno per gli altri telefoni e per tablet e notebook, insomma, la sola estrazione potrebbe portare via delle settimane. Poi il materiale andrà selezionato, trascritto, fotocopiato per arrivare agli avvocati dei cinque sanitari indagati, gli unici, al momento, ancora iscritti su quel fascicolo per omicidio colposo che dal primo alert del centro antiveleni di Pavia è stato inglobato da un reato più grave, il duplice omicidio premeditato, che è l’attuale ipotesi sulla quale si concentra il lavoro di inquirenti e investigatori.

Alla casa dei Di Vita sono stati apposti nuovi sigilli e non è escluso che altri sopralluoghi possano essere disposti in futuro. Sembra, inoltre, che oltre a computer e telefoni stamattina siano stati acquisiti anche documenti di cui non si conosce la natura.


