Parco di Termoli, nuove tartarughe aliene nel laghetto: “Continuano a liberarle lì ma è reato”
Nuovi esemplari non autoctoni nel laghetto del parco comunale di Termoli a un anno dalla bonifica. Gli abbandoni continuano nonostante i divieti e i rischi per la fauna locale
Nuovi abbandoni di tartarughe nel laghetto del parco comunale di Termoli rischiano di vanificare il lungo lavoro di bonifica portato avanti negli ultimi anni per eliminare una delle principali minacce alla biodiversità locale. A lanciare l’allarme è il naturalista Nicola Norante, che denuncia come alcune persone continuino a liberare nel laghetto esemplari di specie esotiche invasive acquistate come animali domestici e poi abbandonate quando diventano troppo grandi da gestire.
La vicenda riguarda il laghetto del parco “Girolamo La Penna”, dove fino a poco tempo fa era presente una numerosa colonia di testuggini palustri americane della specie Trachemys scripta, conosciute anche come tartarughe dalle orecchie rosse. Originarie del continente americano, queste tartarughe sono entrate negli ecosistemi italiani attraverso il commercio degli animali da compagnia e, una volta liberate in natura, hanno finito per alterare gli equilibri ambientali.
Per eliminare questa presenza invasiva era stata avviata una complessa operazione di cattura e trasferimento degli animali, seguita dallo stesso Norante e conclusa nel giugno 2025 con un costo di circa 33mila euro per il Comune di Termoli. Nel corso degli anni, grazie alle diverse attività di recupero effettuate nel laghetto, sono state rimosse e trasferite in strutture autorizzate oltre 300 tartarughe invasive. Per riuscire a catturare gli ultimi esemplari era stato necessario persino interrompere temporaneamente l’afflusso d’acqua al laghetto. “Qualcuno ha riaperto l’acqua mentre stavamo lavorando”, racconta il naturalista, spiegando che proprio questo episodio rese più difficile completare le operazioni di recupero.
Le ultime quindici tartarughe catturate sono state trasferite temporaneamente sotto la sua custodia prima di essere affidate a un veterinario e successivamente trasportate in una struttura autorizzata di Mirandola, in Emilia-Romagna. Nonostante tutto, oggi nel laghetto sarebbero presenti nuovamente alcuni esemplari. “Adesso ce ne sono tre e la gente continua a buttarle lì”, avverte Norante, che si è occupato anche del parco nella Villa comunale di Vasto.
Il problema non riguarda soltanto il rispetto delle regole. Le Trachemys scripta sono considerate tra le specie invasive più dannose per gli ecosistemi acquatici. “Questa specie ha depauperato la fauna autoctona”, spiega il naturalista. Nel laghetto, infatti, era presente anche la testuggine palustre europea, specie autoctona che ha progressivamente subito la concorrenza delle tartarughe americane. Questi animali competono per il cibo e gli spazi disponibili, mettendo in difficoltà le specie locali e modificando gli equilibri naturali.
L’abbandono di esemplari appartenenti a specie invasive non è soltanto un comportamento irresponsabile dal punto di vista ambientale. La normativa vieta infatti il rilascio in natura di queste tartarughe e prevede sanzioni. “Liberare una tartaruga di una specie aliena in ambiente naturale è un reato con pene fino a tre anni di reclusione“, sottolinea Norante.
La denuncia del naturalista si inserisce in una riflessione più ampia sul destino del laghetto del parco. Negli anni Settanta quell’area ospitava un piccolo ecosistema con anatre, pesci e anfibi. Con il passare del tempo, però, il sito è stato interessato da continui episodi di degrado e abbandono di rifiuti. “Lì dentro abbiamo trovato biciclette, carrozzine e di tutto“, racconta Norante.
Secondo il naturalista, la storia del laghetto rappresenta anche il simbolo di una responsabilità collettiva spesso dimenticata. Oggi sono in molti a lamentare la perdita di quello spazio naturale, ma il suo degrado è stato favorito negli anni da comportamenti incivili ripetuti nel tempo. “Continuando così ci si fa solo del male”, conclude Norante, ricordando che la tutela del bene comune non può essere affidata soltanto alle istituzioni ma richiede la collaborazione dei cittadini.


