Fra omertà e traffici illeciti
|Società foggiana, il procuratore antimafia: “I clan hanno invaso anche il Molise”
Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo rilancia l’allarme sulle infiltrazioni della criminalità della Capitanata in Molise: dal narcotraffico al riciclaggio fino agli investimenti nell’economia legale lungo la costa adriatica
Non più soltanto estorsioni, traffici di droga e intimidazioni, la Società foggiana oggi “ha letteralmente invaso le regioni circostanti”, compreso il Molise, attraverso riciclaggio, investimenti e infiltrazioni economiche. È il passaggio più forte delle dichiarazioni rese dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo durante la conferenza stampa convocata a Foggia dopo il blitz che ha portato a 21 arresti per estorsioni aggravate dal metodo mafioso e omicidi.
Parole che riportano al centro dell’attenzione un tema che in Molise riaffiora periodicamente dopo operazioni antidroga, sequestri, arresti e indagini che negli anni hanno documentato collegamenti fra la criminalità della Capitanata e il territorio molisano, soprattutto lungo la fascia costiera.
“La situazione a Foggia è persino più grave di quella che si rivela nella Sicilia occidentale o in Calabria”, ha detto Melillo. Un’affermazione pesantissima, accompagnata da un altro passaggio destinato a far discutere: “L’espansione affaristica e i processi di accumulazione della ricchezza delle mafie foggiane vanno ben oltre i confini della provincia di Foggia e hanno letteralmente invaso le regioni circostanti, Molise, Abruzzo e una parte significativa anche della Campania”.
Il procuratore nazionale antimafia ha spiegato che la dimensione più pericolosa non è soltanto quella visibile della violenza mafiosa, ma soprattutto quella economica e finanziaria. “Le componenti più sofisticate delle organizzazioni criminali non sono quelle che gestiscono i riti della violenza, ma quelle che accumulano ricchezza”, ha dichiarato, parlando di “processi di riciclaggio e investimento speculativo che arrivano molto lontano”.
Un quadro che in Molise non arriva come una sorpresa per chi negli ultimi anni ha seguito le inchieste giudiziarie e le analisi degli investigatori sulla Società Foggiana. Più volte le procure e le forze dell’ordine hanno evidenziato il ruolo del basso Adriatico come area sensibile per traffici di droga, riciclaggio e infiltrazioni economiche. C’è poi il filone dei rifiuti e in questo caso è impossibile non pensare a una delle inchieste che più ha fatto rumore, quella denominata ‘Memory’, attualmente in attesa dell’udienza preliminare. Un’inchiesta che ha due filoni, uno per presunta associazione mafiosa e l’altra per presunta corruzione ma senza stampo mafioso (e questa coinvolge anche il vertice della regione Molise il presidente Francesco Roberti).
Negli anni si sono inoltre susseguite operazioni antidroga – dall’operazione Ares a Decima e Decima bis – che hanno documentato i collegamenti fra grossisti della provincia di Foggia, soprattutto dell’area di San Severo, e gruppi attivi fra Termoli, Campomarino, Larino e altri centri della costa molisana. Proprio San Severo era stata indicata come crocevia dello smercio di stupefacenti anche dal magistrato Antonio Laronga, autore del libro “Quarta Mafia”, intervistato da Primonumero alcuni anni fa.
Laronga aveva descritto una criminalità organizzata ormai trasformata in sistema economico capace di reinvestire denaro in attività apparentemente legali. “Le mafie hanno avuto l’intuizione di entrare nel mondo degli affari, riciclare e reinvestire nel settore commerciale, industriale, in lidi balneari, alberghi, B&B”, spiegava il magistrato, indicando proprio il Molise come possibile “terra di conquista”.
Oggi quelle parole tornano di stretta attualità. Non meno significativo il riferimento all’omertà. Melillo ha insistito proprio su questo aspetto, sostenendo che nel Foggiano “non è ancora avvenuta in maniera aperta e definitiva la rottura del patto di omertà che regge i rapporti tra mafiosi e vittime dei reati”. Un passaggio che richiama altre dichiarazioni arrivate in passato anche dall’ex procuratore capo di Campobasso Nicola D’Angelo, che aveva definito il basso Molise un territorio “fortemente omertoso”.
Per Melillo sarebbe un errore ridurre la mafia a semplice questione di ordine pubblico. “Quando la mafia diventa semplicemente una questione di ordine pubblico esce fuori dall’agenda delle istituzioni”, ha detto il procuratore nazionale antimafia, sottolineando che il contrasto alle organizzazioni criminali riguarda anche politica, economia, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e cittadini.
Più volte, anche durante incontri istituzionali dedicati ai rischi legati ai fondi del Pnrr e alle grandi opere, era stata evidenziata la necessità di aumentare controlli e segnalazioni.
Oggi, a distanza di anni, le parole del procuratore nazionale antimafia sembrano riportare quell’allarme su un piano ancora più alto. Non più soltanto infiltrazioni episodiche o singole operazioni di polizia, ma una presenza economica e affaristica che, secondo Melillo, ha ormai superato da tempo i confini della Capitanata.


