Istruzione al bivio
|Sciopero Istituti Tecnici, il 7 maggio protesta anche in Molise: «Riforma che taglia ore e futuro»
Giovedì 7 maggio 2026 la scuola si ferma. La FLC-Cgil ha proclamato uno sciopero nazionale che coinvolgerà docenti, dirigenti e personale ATA degli Istituti Tecnici, con una forte mobilitazione prevista anche in Molise. Al centro della protesta c’è la nuova riforma dell’istruzione tecnica, accusata di smantellare il valore culturale della scuola a favore di un modello subordinato alle imprese.
Secondo il sindacato, il provvedimento riduce drasticamente il monte ore di discipline fondamentali, sia generali che professionalizzanti, con il rischio di pesanti ripercussioni sugli organici. Ecco la sintesi dei tagli previsti:
Area Generale: -33 ore di Italiano e -132 ore di Scienze Integrate.
Settore Economico: Penalizzate Geografia e Lingue straniere.
Settore Tecnologico: -231 ore di Scienze sperimentali; dimezzate le ore di Tecnologia e Tecniche di rappresentazione grafica.
Materie Professionali: Tagli trasversali a Diritto, Economia Politica, Economia Aziendale e Matematica.
La FLC-Cgil esprime forte preoccupazione per la scomparsa del biennio unitario e l’anticipo dell’alternanza scuola-lavoro (PCTO) già al secondo anno. Il timore è che l’eccessiva flessibilità affidata alle singole scuole crei percorsi disomogenei a livello nazionale, aumentando le disuguaglianze territoriali.
Inoltre, la mancanza di linee guida chiare sulle classi di concorso sta creando incertezza su chi dovrà effettivamente insegnare le materie rimanenti, come nel caso delle Scienze sperimentali.
Oltre all’astensione dal lavoro, a Campobasso si terrà un’azione di protesta concreta:
Dove: Presidio presso l’Ufficio Scolastico Regionale a Campobasso (via Garibaldi).
Quando: Dalle ore 10:00 alle 13:00.
Azione: Consegna di un documento ufficiale all’Amministrazione con le ragioni della protesta e la richiesta di ritiro o rinvio del provvedimento.
«Subordinare l’istruzione alle esigenze produttive locali svuota il ruolo della scuola come presidio di formazione critica e libera», conclude il sindacato, chiedendo l’apertura di un confronto reale e trasparente.


