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Risse, maltrattamenti e la kickboxing: la vita di Luigi Monaco prima del delitto di Civita. Domani interrogatorio

In carcere domani mattina il 35enne di Bojano potrà fornire la sua versione dei fatti sull’omicidio di Nicola De Gregorio. Nuovi particolari emergono sulla sua vita precedente a questi fatti di sangue: Monaco incuteva paura anche in famiglia, suo padre lo aveva denunciato per episodi di maltrattamento.

Si svolgerà domani mattina alle 11 nel carcere di Campobasso l’interrogatorio di garanzia per Luigi Monaco, il 35enne di Bojano accusato dell’omicidio di Nicola De Gregorio.

L’indagato, arrestato la sera del 5 maggio a Civita Superiore, il borgo medievale che sovrasta il centro matesino, potrà raccontare per la prima volta la sua versione di un delitto che resta, al momento, senza un movente. Al suo fianco l’avvocato Alessio Verde, il suo difensore.

Monaco, in isolamento nella casa circondariale di via Cavour, è stato fermato dai carabinieri della stazione di Bojano, guidata dal capitano Luca Palladino, in quasi flagranza di reato: dopo la brutale aggressione nella cantina di De Gregorio non ha tentato nessuna fuga o l’allontanamento accorgendosi immediatamente della gravità della situazione. Non si sa, però, se abbia capito di aver ucciso un uomo e anche questo sarà oggetto dell’interrogatorio .

Domattina – a meno che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere – potrà fornire la sua versione integrando gli elementi già a disposizione degli investigatori che hanno raccolto testimonianze, sequestrato la cantina in cui è stato ucciso De Gregorio e portato via diversi oggetti rinvenuti al suo interno (una scarpa, un cellulare) tra cui la bottiglia insanguinata con la quale Monaco avrebbe fracassato il cranio dell’operaio. Colpi di una violenza inaudita, se c’è stato accanimento si stabilirà in futuro.

Tutto il materiale probatorio è ora nelle mani degli uomini del Nucleo investigativo di Campobasso che sì è occupato dei rilievi.

Stando alle testimonianze raccolte fino a questo momento pare che l’operaio avesse invitato Monaco a bere un bicchiere di vino assieme: i due, vicini di casa da poco tempo (il più giovane si era trasferito recentemente a Civita da Bojano a seguito di un provvedimento di allontanamento), avrebbero trascorso circa un’ora in quel locale al piano terra della palazzina abitata dalla famiglia De Gregorio. Non si sa cosa sia accaduto e perché si è arrivati alle mani: sta di fatto che ad avere la peggio è stato De Gregorio per il quale è stato accertato il decesso senza neppure la corsa in ospedale.

Per la fine della prossima settimana, il 14 o forse il 15 maggio, ci sarà l’autopsia: la salma del 50enne è sotto sequestro nell’obitorio dell’ospedale Cardarelli in attesa che il medico legale incaricato dalla Procura possa svolgere l’esame irripetibile prima di restituire quel corpo martoriato ai familiari dell’uomo.

Per Monaco invece potrebbe arrivare domani la convalida dell’arresto con l’accusa di omicidio, ipotesi di reato che potrebbe cambiare quando il referto autoptico chiarirà meglio i contorni di una vicenda che ha scosso profondamente la comunità matesina e l’intero Molise.

Nel frattempo emergono nuovi particolari sulla vita di Luigi Monaco, un ragazzo a cui era stato tolto da pochi giorni il braccialetto elettronico come misura cautelare decisa dal giudice a seguito di episodi di maltrattamenti in famiglia denunciati dallo stesso genitore del 35enne e per la quale, con recentissima sentenza del 28 aprile 2026, è stato assolto dal tribunale di Campobasso con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Risse, violenza, aggressività, un conteso familiare non sereno e un fratello più piccolo, non coinvolto nell’omicidio, che a detta di testimoni e cittadini ricalcherebbe negli atteggiamenti di spavalderia le orme del maggiore: un mix di fattori combinati con allenamenti di kickboxing, una disciplina di combattimento a corpo libero praticata dai due fratelli Monaco.

Luigi Monaco