Ponte Trigno
|Ricerche con metal detector concluse, nessuna traccia di Racanati. La moglie: “Lo Stato ci ha abbandonato”
Vanessa De Marco torna a chiedere un rafforzamento delle ricerche per il marito Domenico Racanati, disperso dal 2 aprile dopo il crollo del ponte sul Trigno. Appello a Mattarella, Meloni e Salvini. Intanto si chiude senza esito anche l’ultima fase delle operazioni affidate dalla Procura alla Guardia Costiera.
“Lo Stato ci ha abbandonato”. Dopo quasi due mesi senza risposte, torna a farsi sentire il dolore della famiglia di Domenico Racanati, il pescatore 53enne di Bisceglie disperso dal 2 aprile scorso, quando il ponte sul fiume Trigno è crollato sotto la sua auto durante l’ondata di maltempo che colpì il Molise e la costa adriatica. Poco prima aveva inviato l’ultimo messaggio vocale alla moglie su Whatsapp.
In queste settimane i familiari di ‘Mimmo’, come Domenica Racanati era per i suoi cari e gli amici, non hanno mai smesso di chiedere che le ricerche proseguissero. Ora Vanessa De Marco affida ai social un nuovo appello diretto alle più alte cariche dello Stato, dopo la conclusione senza risultati anche dell’ultima fase delle operazioni condotte dalla Guardia Costiera.
“Siamo stati lasciati soli, senza una vera mano di aiuto nelle ricerche di mio marito”, scrive. “Per altre tragedie sono stati mobilitati aiuti e soccorsi straordinari. Per mio marito invece? Cosa è stato fatto? Nulla”.
Parole durissime, che arrivano al termine di settimane segnate da ricerche continue tra foce del Trigno, mare aperto e fondali. Nei giorni scorsi gli operatori subacquei della Guardia Costiera hanno effettuato ulteriori verifiche utilizzando anche metal detector e strumenti per individuare masse metalliche sotto sedimenti e detriti. Anche questa fase, però, si è conclusa senza esito.
“Le ricerche sono terminate giovedì sera con esito negativo”, conferma la Capitaneria di Porto di Termoli. L’informativa è stata inoltrata Procura della Repubblica, che aveva delegato gli ulteriori accertamenti con metal detector. Attualmente non ci sono abbiamo attività specifiche in quella zona, ampiamente ispezionata per circa 30 giorni complessivi.
La famiglia continua però a credere che l’auto possa trovarsi ancora sotto la campata crollata del ponte, intrappolata tra fango, detriti e vegetazione. Un’ipotesi sostenuta nelle settimane scorse anche da una perizia tecnica indipendente, secondo cui il veicolo potrebbe non essere mai arrivato al largo.

“Lasciato lì, sotto le macerie, sotto i detriti, sotto il fango da quasi due mesi. Come se per lo Stato mio marito non esistesse”, scrive ancora Vanessa De Marco. “Ma mio marito non è un numero, non è un animale dimenticato. È una persona. Un uomo. Un padre”.
Nel messaggio, la donna ringrazia apertamente Vigili del Fuoco e Guardia Costiera “per il loro impegno”, ma chiede che vengano impiegati più uomini, più mezzi e tecnologie ancora più avanzate. “Non può essere sparito nel nulla. Lui è lì, da qualche parte”.
Infine il riferimento diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: “Vi chiedo di ascoltarci. Vi chiedo un gesto concreto. Per Mino. Per mio marito. Per sempre”.
Il ponte sul Trigno resta intanto sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta per crollo colposo e omicidio colposo aperta dalla Procura di Larino.


